VENDETTA: UN DESIDERIO CHE PORTA SOLO DOLORE

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Per quanto sia giustificata, la sete di vendetta è uno spreco. Di energia, di tempo, di salute.

DESIDERIO DI VENDETTA

Vorrei riflettere con voi su un punto: la vendetta, prima di essere orribile, è inutile. È uno spreco distruttivo e autodistruttivo. Di tempo, di salute, di equilibrio mentale e fisico, di presente e di futuro. Di vita, in quanto la vendetta nega la vita, comunque la inquina e la polverizza, non solo nell’attimo del gesto finale.

Il grande filosofo Bacone diceva: «L’uomo che accarezza l’idea di vendetta continua a esasperare le proprie ferite, senza permettersi di chiudersi». E una ferita è comunque dolore, sofferenza, tempo che si dilata nel tormento. Quante volte di fronte a un’ingiustizia, un sopruso, un colpo alla schiena, reagiamo, quasi in modo istintivo, automatico, con l’obiettivo di vendicarci? Quante volte ci predisponiamo, anche lucidamente, al momento, al sapore, del regolamento di conti? Lo facciamo in modo naturale, neanche per cattiveria, senza però avere la necessaria lucidità di capire quanto in questo stato d’animo ci sia il seme dell’infelicità, dell’ossessione, del distruggere e dell’autodistruggere.

COME EVITARE IL DESIDERIO DI VENDETTA

La vendetta, se la consideriamo come un naturale ed endemico impulso (di giustizia? di rivincita? di potere?) che accompagna sempre la nostra vita, va cancellata, eliminata, fermata, alla fonte. Al primo attimo in cui compare nella nostra testa e nel nostro cuore.  Farlo dopo, anche solo poco dopo, significa correre il rischio di non farlo mai. E per fermarla non è indispensabile entrare immediatamente nel regno magico del perdono, in qualcosa che invece ha bisogno per sua natura di tempo e di metabolizzazione, altrimenti o è falso o non riesce a maturare. No, per fermare la sete di vendetta, basta solo riflettere per un momento sulla sua inutilità, sullo spreco enorme che contiene come parte integrante della sua natura.

La letteratura, il cinema, il teatro, l’arte in generale, ci aiutano, molto più della cronaca, che invece può spingerci fino all’abisso di condividere il gesto vendicativo, anche quello più grave come un omicidio. Dalle tragedie di Shakespeare ai film di Tarantino, passando per i grandi romanzi della letteratura universale dell’Ottocento: ovunque trovate il sangue, la miseria, il dolore, la violenza senza sbocco, che la vendetta semina. Sempre. E dovreste chiedervi, allora, se ha un senso, una logica, una motivazione che non sia l’irrazionale allo stato puro, sprecare tempo nel coltivare questo stato d’animo così negativo in tutti i suoi risvolti.

PERCHÉ VENDICARSI È INUTILE

Ricordate l’antico proverbio? La vendetta è un piatto che va servito freddo. Cancellatelo, e sostituitelo, nel momento stesso in cui sentite che la voglia di vendetta si avvicina. E godetevi, a proposito di cucina, un piatto genuino di spaghetti con un buon bicchiere di vino. Non per dimenticare, cosa non facile e talvolta impossibile, ma per evitare che da un misfatto, uno solo, ne derivi una catena, ovvero tanti, troppi e inutili. (nonsprecare)