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MOSTARDA (MUSTARDA) NELL’ATLANTE DEI PRODOTTI TRADIZIONALI DELLA PUGLIA

Descrizione sintetica del prodotto

l prodotto presenta una consistenza densa, colorazione bruno-rossastra, sapore agrodolce ed aroma intenso

Processo produttivo

I grappoli di uva dei vitigni locali (principalmente Negroamaro, Malvasia Bianca e/o Nera) vengono accuratamente lavati e, dopo aver staccato gli acini ed eliminato i racemi, si fanno bollire, per poi eliminare semi e bucce. Il mosto così ottenuto si rimette sul fuoco e si continua la cottura, aggiungendo zucchero (200 g/kg di uva), insieme ad una cotogna sbucciata e tagliata a pezzi. Si mescola continuamente per evitare che

si attacchi alla pentola, e si continua a cuocere fino al raggiungimento della densità normale delle marmellate. La confettura ottenuta si lascia raffreddare e viene posta in contenitori di vetro per la conservazione, con l’aggiunta di cannella e pepe garofano.

Storia e tradizione

Il processo produttivo viene tramandato di generazione in generazione, non sono disponibili documenti scritti. La tradizionalità del prodotto è assicurata dalla provenienza locale della materia prima e dalle tecniche di produzione, che non avviene su vasta scala ma esclusivamente secondo tradizioni familiari.

GREMITO IL FOYER DEL TEATRO VERDI, GRANDE SUCCESSO PER L’INCONTRO CON TELESE A SAN SEVERO

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Si è presentato gremito il foyer del Teatro Verdi di San Severo per il ritorno di Luca Telese e la presentazione del suo libro intitolato “Opposizione, l’ultima battaglia di Enrico Berlinguer”. La serata di giovedì 9 aprile ha avuto uno straordinario successo di partecipazione, bissando quanto era accaduto già in gennaio sempre con Luca Telese come protagonista.

Accanto all’autore, c’era Franco Persiano, presidente dell’associazione Enrico Berlinguer che ha organizzato l’incontro col patrocinio del Comune di San Severo. Nel biennio 1982-1983, e nei mesi che hanno preceduto l’ultimo storico e drammatico comizio di Enrico Berlinguer a Padova, il leader più amato di sempre del Partito Comunista, uno degli uomini politici italiani trasversalmente più ammirati e stimati nella storia della democrazia Italiana, aveva prefigurato quanto sarebbe accaduto con l’annunciata fine dei due blocchi contrapposti, nello scontro epocale tra Stati Uniti da una parte e Unione Sovietica dall’altra.

Già nell’estate del 1981, con l’intervista rilasciata a Eugenio Scalfari su “Repubblica”, aveva messo in evidenza la “questione morale”, stigmatizzando l’occupazione dello Stato da parte dei partiti di maggioranza e l’intreccio politica-affari che stava inquinando le basi della democrazia in Italia. Luca Telese, davanti al pubblico che ha gremito il foyer del Teatro Verdi, ha spiegato le analogie di quel periodo storico con gli anni che stiamo vivendo: anche allora il Medio Oriente era incendiato dalla questione israelo-palestinese, con una posizione molto determinata e precisa di Enrico Berlinguer in favore della pace. Erano gli anni in cui, prima di tutti gli altri, Berlinguer poneva con forza l’attenzione sulla condizione della stragrande maggioranza degli italiani che vedevano erodere il loro salario dall’inflazione. E fu sempre il leader comunista a sostenere le battaglie per la parità di genere e a porre al centro del dibattito politico la questione ecologica e la necessità di politiche che favorissero la sostenibilità in tema di energia e di ambiente. Berlinguer, in quegli anni, aveva fatto opposizione. Difendeva gli interessi dei lavoratori, dei ceti popolari, degli ultimi, che per lui erano i primi. E intercettava i problemi più vivi e contemporanei: la difesa della pace, la lotta delle donne, la battaglia per l’ambiente. Non era, come è stato dipinto, l’uomo della questione morale, ma quello della questione sociale e, proprio per questo, negli anni che portarono a quell’ultima campagna elettorale, navigò nel più difficile dei mari: senza rendite sicure, appoggi forti o scelte facili. Perse il consenso della classe dirigente, ma conquistò un popolo.

Luca Telese ha ripercorso gli ultimi anni dell’avventura umana e politica di Enrico Berlinguer e la battaglia che lo portò a una morte epica e straziante, sul palco di Padova.

CHE VITA SI VIVEVA A SAN NICANDRO ALL’ALBA DEL SECOLO NOVECENTO?

Che vita si viveva a Sannicandro all’alba dello scorso secolo? Ce lo racconta sempre Silvio Petrucci nella sua “San Nicandro, alba novecento”.

Indubbiamente una vita non dirò primitiva, ma assai arretrata, più di certe zone cosiddette “depresse” dei nostri giorni, mancandovi tre fondamentali fattori di civiltà: l’acqua, la luce, la ferrovia. Mentre la luce elettrica aveva un tollerabile, anche se primordiale, surrogato di illuminazione a petrolio, ad olio, a steariche, cui si sarebbe aggiunta quella ad acetilene e mentre la ferrovia il surrogato lo aveva lo aveva avuto prima nella diligenza, poi nell’autocorriera, per l’acqua non solo non c’era alcun rimedio, specie quando la siccità ci privava anche di quella che ci era fornita dal cielo, ma la sua mancanza era causa di una situazione addirittura vergognosa, costituita dalla quasi assoluta deficienza dei servizi igienici pubblici e domestici.

Per le vie la tromba annunziava il passaggio delle carrette e dei carribotti maleodoranti che raccoglievano i rifiuti ammassati, tra nugoli di mosche, presso le soglie delle case.

Nelle abitazioni, fatta eccezione di quelli – ed erano pochissime – che disponevano di un pozzo nero, il gabinetto di toeletta era quanto di più primordiale si potesse immaginare. Un senso di pudore e di carità per il patrio loco mi esime dal soffermarmi sull’argomento, anche se tanta bruttura era sempre sapientemente celata, per miracolo delle massaie, dietro una artificiale esteriorità decorosa. Unica rarissima possibilità di bagno, il semicupio, limitati ai soli periodi di abbondanza di acqua, pietosamente elargitaci dal cielo. Comunque, il problema – che era d’igiene e di salute pubblica, di decenza e di dignità umana e di decoro cittadino – comune a quasi tutto il Mezzogiorno, fu continuamente denunciato con pressanti squilli di allarme, fino al punto che un giornale napoletano “Il Pungolo”, allora autorevole e popolarissimo, gli dedicò un editoriale di prima pagina dal titolo “Il Mezzogiorno e il water-closed”.

Per il riscaldamento, le stufe (non parliamo di termosifoni) erano del tutto sconosciute: ma nessuno se ne lamentava, perché in ogni casa l’arcaico patriarcale camino, col ceppo sfavillante, oltre che riscaldare, costruiva una nota di intima allegria e i bracieri di ottone erano spesso un decoroso e festoso ornamento domestico, sempre lucidi, con riflessi aurei e rutilanti e, qualche volta, specie nei coperchi traforati e arabescati, dalle fogge artisticamente gradevoli. Nella parata di rami che, occupanti intere pareti della cucina, era in certe case un blasone di signorilità e di agiatezza e, in quelle più umili, un segno di decoro e di pulizia, il braciere, anche se di ottone, occupava sempre un posto d’onore, secondo soltanto alla conca di rame per la raccolta dell’acqua, regina incontrastata.

Il focolare, dunque, allora, non era una retorica espressione letteraria, ma una realtà meravigliosa: fonte di calore, di luce, di letizia; attorno ad esso si raccoglieva l’intera famiglia nelle rigide serate invernali, più intimamente festosa di come oggi si siede taciturna davanti al video. Ma tutte quelle deficienze venivano celate sotto una patina di decoro, di signorilità, molto spesso nel comportamento delle persone, anche di eleganza. Ho già detto come i professionisti ci tenessero, tutti i giorni, al colletto e ai polsini inamidati; e ci tenevano anche a una bella cravatta, a un bastoncino, a un cappello ben calzato, a un vestito di buon taglio e alle scarpe sempre lustre. Diceva Don Michele Petrucci: “Il signore si vede dal colletto e dalle scarpe”.

SUCCESSO AL TEATRO VERDI PER LA NOTTE NAZIONALE DEL LICEO CLASSICO “TONDI”

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Una serata di grande intensità culturale e partecipazione ha animato il Teatro Comunale Giuseppe Verdi lo scorso 27 marzo, in occasione della XII edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico 2026. Protagonista assoluto il Liceo Classico “Matteo Tondi”, che ha offerto al pubblico un evento ricco di emozioni, inserito quest’anno in una cornice ancora più significativa: le celebrazioni per il 150° anniversario dell’istituzione del Liceo.

L’appuntamento ha assunto così un valore simbolico ancora più profondo, unendo la vitalità della scuola di oggi alla sua lunga e prestigiosa storia. Centocinquant’anni di formazione, cultura e impegno civile hanno fatto da sfondo a una manifestazione che ha saputo guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Dalle 18.00 fino a mezzanotte, tutte le classi del Liceo sono state coinvolte in un articolato programma di performance, letture, momenti musicali e rappresentazioni ispirate al tema “Homo sum…”, filo conduttore dell’edizione 2026. Gli studenti sono stati chiamati a riflettere su cosa significhi oggi essere umani, alla luce del pensiero dei classici, che per primi ci hanno consegnato la parola humanitas. In tal modo hanno dato vita a un dialogo vivo tra classico e contemporaneo, tra memoria e attualità.

È questa la funzione della Notte Nazionale del Liceo Classico, quella di raccogliere l’eredità dei classici, di trasformare i testi e le idee in parola viva, gesto, performance. L’humanitas, così, non è un relitto del passato, ma la radice vivificante che ci tiene uniti, ieri come oggi, e che, sola, può dare speranza al futuro di tutti.

Di grande rilievo culturale anche la lectio magistralis tenuta dal professor Giuliano VOLPE, ordinario di Archeologia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e già Rettore dell’Università di Foggia, che ha offerto al pubblico una riflessione approfondita sul valore della cultura classica e del patrimonio archeologico come chiave di lettura del presente.

Ad arricchire ulteriormente la serata sono stati gli intermezzi musicali della band del Liceo e quella degli ex studenti del “Tondi”, gli Evergrey, che hanno contribuito a creare un’atmosfera coinvolgente e dinamica, capace di unire generazioni diverse nel segno dell’appartenenza e della condivisione.

L’iniziativa, ideata a livello nazionale dal professor Rocco SCHEMBRA, ha confermato ancora una volta la capacità degli studi classici di parlare al presente, coinvolgendo un pubblico numeroso e partecipe, che ha gremito il teatro in ogni ordine di posti.

Determinante è stato il lavoro organizzativo delle referenti del progetto, le docenti Mariella d’AUGENTI e Felicia IRMICI, affiancate dal gruppo di lavoro composto dai docenti, professori Vincenzo LACERTOSA, Giovanna MARTELLI e Rita RUSSI, con la collaborazione della professoressa Gigliola GRAVINA. Un impegno condiviso che ha permesso di costruire un evento curato nei dettagli e di alto profilo culturale.

La serata ha rappresentato non solo un momento di spettacolo, ma soprattutto un’esperienza formativa di grande rilievo per gli studenti, chiamati a esprimersi attraverso linguaggi diversi – teatro, danza, musica, parola – in un contesto autentico di condivisione culturale.

“È stata una serata “magica” – così il Dirigente Scolastico Pasquale Marco ROMANO – Nel suggestivo scenario del Teatro Verdi, la tradizione greco-latina si è così rinnovata, dimostrando la sua straordinaria attualità. Un evento che, inserito nelle celebrazioni del 150° anniversario, ha ribadito il ruolo del Liceo Classico “Matteo Tondi” come presidio culturale del territorio, capace di coniugare eredità storica e apertura al futuro.

Desidero ringraziare, di vero cuore, il Comune di San Severo, che con la concessione del Patrocinio e la disponibilità della splendida cornice del Teatro Comunale, ci ha consentito di dare il giusto rilievo alla manifestazione.  In particolar modo ringrazio il Sindaco Lydia COLANGELO e l’Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione Annapaola GIULIANI, che hanno portato, insieme ai saluti istituzionali, la loro affettuosa testimonianza di studentesse del Liceo Classico Tondi.

Un sentito “Grazie” va al nostro ospite d’onore, il Prof. Giuliano VOLPE, a cui vai il merito di aver saputo coniugare il rigore scientifico con una capacità divulgativa rara, un contributo prezioso che ha restituito al pubblico il fascino autentico della scoperta archeologica, offrendo agli studenti presenti anche un’opportunità di orientamento alle future scelte universitarie.

Ringrazio anche quanti, a diverso titolo, hanno collaborato alla buona riuscita dell’evento, in primis le Cantine D’ARAPRÌ.

Ma soprattutto ringrazio chi ha reso possibile questa manifestazione, frutto di un lavoro sinergico che onora la nostra istituzione. Desidero perciò ringraziare profondamente le docenti referenti e tutti i docenti del gruppo di lavoro, che con dedizione e professionalità hanno guidato gli studenti nella realizzazione di performance di altissimo spessore culturale, dimostrando come il sapere classico sia una bussola fondamentale per interpretare la complessità del presente.

Il mio plauso più grande va alle studentesse e agli studenti: veri protagonisti della serata, hanno saputo incarnare con creatività ed entusiasmo il concetto di ‘Homo sum’, rendendo viva l’eredità degli antichi attraverso il teatro, la musica, la danza e il dibattito filosofico.”

Il Dirigente ha inoltre esteso la sua gratitudine al Primo Collaboratore, Prof.ssa Alessandra FALCONE, Direttore dei Servizi Generali Amministrativi Dott. Francesco GENTILE, per il supporto logistico indispensabile per la realizzazione del progetto, alle famiglie degli studenti e alla cittadinanza che ha affollato il Teatro, confermando il valore del Liceo Classico quale presidio insostituibile di cultura e umanità.

IL TATAMI DI MANFREDONIA HA VISTO TRIONFARE L’ASSE PESCHICI-RODI

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Il tatami di Manfredonia ha visto trionfare l’asse Peschici-Rodi. Una spedizione congiunta d’eccellenza, guidata dal Maestro Luigi Tavaglione (Palestra DO Peschici) e dal Maestro Vincenzo Vescera (Adlim Sport Rodi), ha letteralmente conquistato il podio della tappa interregionale portando a casa risultati straordinari con 9 atleti.

Una bellissima pagina di sport e continuità marziale: il Maestro Vescera, storicamente allievo del Maestro Tavaglione, ha unito le forze con il suo mentore in questa gara, dimostrando il valore di una scuola che continua a crescere e a formare campioni sul territorio.

Ecco il medagliere ufficiale della competizione:

Palestra DO Peschici (M° Luigi Tavaglione)

Giordano Saverio – ORO

Pupillo Francesco – ORO

Adlim Sport Rodi (M° Vincenzo Vescera)

Cariglia Fernando – ORO

Di Lorenzo Martin – ORO

 D’avolio Alessandra – ORO

Russi Sofia – ORO

Miglionico Armando – ORO

Romondia Ferdinando – ORO

Di Lorenzo Tony – ARGENTO

Complimenti a tutti i ragazzi per l’ottima prestazione tecnica e per aver tenuto alti i colori delle rispettive scuole.

CI MANCA LA TEMPERANZA PER RESISTERE ALLA VIOLENZA

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Una grande virtù, smarrita e screditata. Per frenare le pulsioni e non cadere nelle barbarie

Quanto ci manca la temperanza! Poche virtù sono state così cancellate, screditate e rimosse: eppure mai come in questo momento storico ci servirebbe questa pratica così attuale per ridurre i conflitti (pubblici e privati), riscoprire il valore dell’equilibrio e della ricerca della mediazione, al contrario dell’impulso a cedere alla violenza e alle barbarie, non rassegnarsi all’ineluttabile dominio della tecnologia come degli autocrati.

La virtù della temperanza, prima del Cristianesimo che la rese un architrave della sua dottrina morale, era molto discussa già all’epoca dell’antico pensiero greco e latino, da Aristotele e Cicerone. E già allora si diede alla temperanza un valore assoluto, la forza di una bussola per orientarsi nell’universo dei bisogni, delle necessità, degli appetiti e dei desideri. Distinguendo. Ovvero piazzando dei paletti da non superare per non diventare schiavi di pulsioni e compulsioni. Tra queste potete sicuramente metterci le accumulazioni di oggetti e di denaro alle quali ci siamo abituati con troppa indifferenza, rinunciando all’atto di coraggio, alla sfida nei confronti di noi stessi.

Il termine greco, sophrosyne, che Cicerone tradusse con temperantia, indicava proprio la capacità di governare le passioni, senza reprimerle e senza subirle. trovare la bussola di un senso della misura, con il quale, come diceva il fondatore della Medicina, Ippocrate, “tutto si può fare con moderazione”.

In un bel libro (Temperanza, edizioni Il Mulino), il filosofo Gennaro Carillo fa risalire il declino della temperanza già all’Ottocento e lo collega all’interpretazione che ne viene data: una virtù “passiva” che esclude l’azione e spegne l’energia dell’individuo. La verità è il contrario: la temperanza è un atto di coraggio, una scelta matura e attiva. Una sfida con sé stessi, per dimostrare la capacità di domare pulsioni e istinti capaci di farci sprecare anche le migliori qualità che possediamo. In quanto virtù cardinale, non facile da praticare in tempi così muscolari, la temperanza è un antidoto contro le tentazioni che partono dal nostro animo e vengono poi spinte, vele al vento, dalle sollecitazioni esterne.

Nelle nuove generazioni la temperanza, quando è conosciuta, ha un sapore retrò, poco interessante e stimolante in un mondo che ha sempre fretta e non ha alcuna voglia di rallentare, ma semmai solo di avvitarsi nella ricerca delle soddisfazioni annunciate dall’eterno presente. Eppure, basterebbe convincersi che la temperanza, per come l’abbiamo descritta, ha un’energia capace di aiutarci a discernere il bene dal male. A limitarci, fino al punto in cui il male è dietro l’angolo, a non scivolare nelle sabbie mobili dell’hybris.

La temperanza è decisiva nel regolare i rapporti personali. Grazie a questa virtù conserviamo a lungo le qualità di un amore che il tempo tende naturalmente ad appassire; sopportiamo, dal parente al vicino, senza scivolare nella frustrazione della sconfitta, persone tanto distanti da noi nella loro indole; non cediamo alla trappola di un desiderio incontinente. Laddove desiderare resta una cosa meravigliosa, da vivere fino in fondo, perfino con pochi limiti. Dalla sfera privata a quella pubblica: la temperanza, in questo caso sinonimo di moderazione, è decisiva nel dare respiro alla politica, in quanto «arte del possibile», e dunque della mediazione costruttiva, non del compromesso al ribasso. La politica è dura lotta, scontro vitale, richiede mezzi e non esclude la violenza, ma può diventare prigioniera del deliro di onnipotenza dell’uomo che ha conquistato il potere. E ne diventa schiavo, come qualsiasi, esagerato appetito.

L’abdicazione della temperanza ci ha messo di fronte a una modernità nella quale ogni giorno dobbiamo fare i conti con l’uso arbitrario della forza, con la violenza usata come unico strumento in grado di regolare i rapporti tra le persone. Cancellare la temperanza è necessario alla casta degli autocrati che vogliono dominare il mondo con l’uso delle armi e con le conquiste territoriale, in un ritorno, impensabile qualche anno fa, all’uso della guerra per costruire gli imperi. E la temperanza è ingombrante e perfino incompatibile con l’uso compulsivo dei social che distillano e fomentano il suo contrario, fino all’odio.

Recuperare la temperanza oggi significa andare controcorrente, sfidare l’aria che tira e misurarsi con qualcosa che non ha nulla di remissivo, e aiuta a orientare la bussola verso la strada della libertà, declinata, con un legame indissolubile, con la responsabilità. (nonsprecare)

EDITORIALE DELLA DOMENICA. LA TARANTELLA DI SAN NICANDRO GARGANICO A ROMA, UN BATTITO ANTICO DELLA NOSTRA COMUNITA’

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Il 16 aprile a Roma, al Senato della Repubblica Italiana, grazie alla Senatrice Annamaria Fallucchi e Valentina Latiano, sarà protagonista la “La Tarantella di San Nicandro Garganico” con i danzatori Alessandro e Costanza. Finalmente la tarantella locale torna al centro dell’attenzione.

San Nicandro Garganico custodisce un patrimonio che non si limita alla memoria: la tarantella sannicandrese, una delle espressioni più autentiche della tradizione musicale e coreutica del Gargano. Un ballo che non è solo danza, ma linguaggio, rito, identità collettiva. Un codice culturale che continua a vivere, trasformarsi e parlare alle nuove generazioni.

Una eredità che ha le radici nella nostra storia contadina. Infatti, la tarantella sannicandrese nasce in un contesto rurale, dove musica e danza accompagnavano i momenti cruciali della vita comunitaria: feste patronali, matrimoni, raccolti, veglie. I suoi ritmi incalzanti, le figure circolari e l’energia dei passi raccontano un mondo in cui il corpo era strumento di comunicazione e coesione sociale.

Anche gli anziani del paese ricordano ancora quando la tarantella risuonava nelle masserie e nelle piazze, suonata con strumenti essenziali ma potenti: tamburelli, organetti, chitarre battenti. Ora sono i gruppi locali a interpretare quelle sonorità garantendo la continuità.

A San Nicandro la tarantella non è solo folklore: è identità viva. Ballarla significa riconoscersi parte di una storia comune, condividere un linguaggio che la distingue nel panorama garganico.

Le associazioni culturali del territorio continuano a contribuire a riportare la tarantella al centro della vita cittadina con eventi e produzioni artistiche.

Questa crescente attenzione verso la tarantella sannicandrese deve aprirsi a nuove prospettive: progetti didattici nelle scuole, corsi strutturati, collaborazioni con ricercatori e festival nazionali per trasmettere alle nuove generazioni non solo i passi, ma il senso profondo di questa eredità culturale.

Purtroppo, viviamo in un’epoca in cui le comunità rischiano di perdere il legame con le proprie radici ma San Nicandro Garganico dimostra che la tradizione può essere una risorsa, un motore di partecipazione e un ponte tra passato e futuro.

La nostra tarantella è memoria, identità, festa. È un patrimonio che merita di essere riconosciuto, valorizzato e raccontato, perché rappresenta una delle anime più autentiche del Gargano.

                                                                                                                                                                             Il Direttore

LA CROCE ROSSA ITALIANA/ A MANFREDONIA LA 4ª EDIZIONE DELLE OLIMPIADI DI PRIMO SOCCORSO

La Croce Rossa Italiana – Comitato Regionale Puglia ha scelto la città di Manfredonia per ospitare la 4ª edizione delle Olimpiadi di Primo Soccorso, un’importante iniziativa dedicata alla formazione dei giovani, alla diffusione della cultura del primo soccorso e alla promozione dei valori del volontariato, della solidarietà e della prevenzione.

Protagonisti dell’evento saranno gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado provenienti da tutta la Puglia, che si confronteranno in realistiche simulazioni sanitarie, rese possibili grazie al contributo degli operatori trucco e simulo della Croce Rossa Italiana. Le prove permetteranno ai partecipanti di mettere in campo competenze tecniche, capacità operative e spirito di squadra.

Le attività saranno valutate da giudici volontari della CRI, tra cui monitori e Trainer Manovre Salvavita (TMSAP). I monitori sono volontari specializzati e abilitati all’insegnamento di specifiche materie sanitarie e socioassistenziali. I Trainer Manovre Salvavita (TMSAP) sono volontari qualificati, formati per insegnare tecniche di primo soccorso alla popolazione e abilitati a svolgere attività formative BLSD adulto e pediatrico, diffondendo manovre fondamentali come la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e le tecniche di disostruzione delle vie aeree.

Accanto agli scenari di emergenza sanitaria, saranno proposti anche momenti formativi dedicati all’educazione alla pace e alla sensibilizzazione su tematiche di grande rilevanza sociale, tra cui il contrasto ai pregiudizi, la sicurezza stradale, la salute sessuale e l’inclusione sociale, ampliando così il valore educativo dell’iniziativa.

La manifestazione rappresenta un significativo momento di crescita e consapevolezza sui temi della sicurezza, dell’educazione sanitaria e della tutela della vita umana, valori fondamentali promossi dalla

Croce Rossa Italiana nel pieno rispetto dei Sette Principi Fondamentali del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontariato, Unità e Universalità.

Le città di Manfredonia e di Vieste hanno risposto con entusiasmo all’organizzazione dell’evento, concedendo il patrocinio e sostenendo il Comitato territoriale della Croce Rossa Italiana attraverso un concreto supporto economico, logistico e la fornitura di beni necessari alla realizzazione della manifestazione.

L’evento si svolgerà nella suggestiva cornice di Piazza del Popolo e nel cuore del centro storico di Manfredonia, che per l’occasione si trasformerà in un vero e proprio villaggio della prevenzione e del soccorso, aperto anche alla cittadinanza nella giornata di domenica 19 aprile.

Lunedì 13 aprile alle ore 18.30 presso la sala consiliare del Comune di Manfredonia è prevista una conferenza stampa in presenza del Presidente CRI Puglia Raffaele Pio Di Sabato e il Presidente del comitato territoriale CRI di Manfredonia Andrea Nobile. (retegargano)

PROGRAMMA

Manfredonia – Piazza del Popolo –

Domenica 19 aprile 2026

Ore 09:00 – Cerimonia di inaugurazione

Ore 09:30 – Inizio delle gare

Ore 13:30 – Pausa pranzo

Ore 14:30 – Ripresa delle attività

Ore 17:30 – Conclusione delle gare

Ore 18:00 – Cerimonia di premiazione

35 MILIONI AD APRICENA? TRA PROPAGANDA SOCIAL E REALTA’ I NUMERI RACCONTANO UN’ALTRA STORIA

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Se pensavate che il Piano Marshall fosse stato un investimento ambizioso, evidentemente non avete ancora visto l’ultimo video del sindaco di Apricena, Antonio Potenza. Con l’entusiasmo di chi ha appena trovato la lampada di Aladino tra le cave di pietra, il primo cittadino ha lasciato intendere ai cittadini l’arrivo di oltre 35 milioni di euro destinati alla ristrutturazione delle case popolari della città.

Una cifra che, raccontata così, farebbe immaginare un intervento capace non solo di riqualificare ogni alloggio, ma forse anche di rifinirlo in oro zecchino, installare rubinetteria in platino e, se avanzasse qualcosa, persino investire in qualche satellite sopra Corso Roma. Peccato però che, come spesso accade nella comunicazione costruita più per i social che per la realtà, le cose stiano in maniera ben diversa.

Carte alla mano, infatti, il piano a cui si fa riferimento è quello di Arca Capitanata, che prevede un investimento complessivo di oltre 353 milioni di euro nel triennio 2026-2028, destinato però all’intera provincia di Foggia e non certo al solo Comune di Apricena. Un programma articolato che coinvolge diversi centri, da Cerignola a Margherita di Savoia, passando per numerosi altri comuni del territorio. Non un tesoretto locale, dunque, ma una pianificazione ampia e distribuita.

A questo si aggiunge un elemento fondamentale che contribuisce a chiarire ulteriormente il quadro: la convenzione per la candidatura a un bando regionale finalizzato alla costruzione di due palazzine di edilizia residenziale pubblica è stata firmata già nel 2020. Un passaggio che dimostra come il percorso amministrativo su questi temi venga da lontano e non possa essere ricondotto a narrazioni improvvise o a risultati presentati come nuovi.

In sostanza, è come vantarsi di un banchetto da 500 portate dimenticando di dire che gli invitati sono centinaia: alla fine, a ciascuno spetterà una parte, non certo l’intero servizio. Ed è proprio questa distinzione, fondamentale per una corretta informazione ai cittadini, che sembra essere sfuggita nella narrazione proposta dal sindaco.

Apricena Futura, pur prendendo atto con soddisfazione del risultato ottenuto da Arca Capitanata e delle opportunità che potranno ricadere anche sulla città, ritiene doveroso ristabilire la verità dei fatti e ricordare che questo percorso nasce da un lavoro lungo e concreto. Un lavoro portato avanti negli anni anche grazie alle sollecitazioni e alle continue interlocuzioni di Ada Soccio, nella sua veste di assessore alle Politiche Sociali, che ha contribuito a mantenere alta l’attenzione su queste tematiche.

Ancora una volta, invece, si assiste a una comunicazione fuorviante, in cui la fretta di apparire e di costruire consenso sembra prevalere sulla correttezza e sulla trasparenza. Amministrare significa assumersi la responsabilità di raccontare i fatti per ciò che sono, numeri alla mano, senza gonfiarli né adattarli alle esigenze della propaganda.

Il piano di Arca Capitanata rappresenta senza dubbio un’opportunità importante, ma è anche un intervento complesso, fondato su equilibri delicati tra pubblico e privato, su stime di risparmio energetico e su una gestione amministrativa che dovrà essere rigorosa e puntuale. La sua riuscita dipenderà dalla capacità di controllo, dalla solidità tecnica e dalla gestione dei tempi e delle procedure, soprattutto in relazione ai fondi europei e ai meccanismi di rendicontazione.

E allora, al di là degli annunci e degli effetti speciali, la vera domanda resta una sola: in un territorio complesso come quello della provincia di Foggia, la pubblica amministrazione ha davvero gli strumenti per governare un piano di questa portata nei prossimi quindici o vent’anni? Perché è su questo che si misurerà la credibilità delle istituzioni. Non sui numeri raccontati nei video, ma su quelli che, alla fine, diventeranno realtà.

Comunicato stampa Apricena Futura

A FOGGIA “E SE TORNASSE FRANCESCO?”: INCONTRO SU ETICA, COMUNITA’ E FUTURO

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Un’occasione di confronto sui temi dell’etica pubblica, della sostenibilità e del rapporto tra istituzioni e comunità, a partire dall’attualità del messaggio francescano. È questo il filo conduttore dell’incontro “E se tornasse Francesco?”, in programma mercoledì 16 aprile, dalle 11:30 alle 13:30, nella Sala di Palazzo Dogana, sede della Provincia di Foggia.

L’iniziativa prende spunto da una domanda semplice ma attuale: cosa direbbe oggi San Francesco davanti alle sfide del nostro tempo? Dalla tutela dell’ambiente alla coesione sociale, fino alla responsabilità condivisa nella cura del territorio, il confronto si propone di offrire spunti di riflessione concreti e accessibili.

Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali del presidente della Provincia, Giuseppe Nobiletti, che introdurrà i lavori.

Il momento centrale sarà affidato a Padre Enzo Fortunato, autore del volume “E se tornasse Francesco?”, che guiderà una riflessione sui valori della sobrietà, dell’umanità e della responsabilità, riletti alla luce del contesto contemporaneo e delle trasformazioni in atto nella società.

A seguire, l’intervento di Mons. Giorgio Ferretti, arcivescovo dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino, offrirà una chiave di lettura ecclesiale del messaggio francescano, inteso come richiamo alla fraternità, alla pace sociale e alla prossimità verso le persone più fragili, oltre che alla custodia etica del territorio.

Nel corso dell’incontro è previsto anche un momento di dialogo aperto, “Fede, cultura e istituzioni a confronto”, che metterà in relazione esperienze e punti di vista diversi sui temi dell’etica pubblica, del ruolo delle nuove generazioni e delle prospettive di sviluppo delle comunità locali.

L’iniziativa si concluderà con un dibattito aperto al pubblico.

Al centro, il confronto tra istituzioni, mondo ecclesiale e società civile.

CHIEUTI, FESTA di SAN GIORGIO 2026

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Ecco le date della Festa di San Giorno, Santo patrono della cittadina: 14-21-22-23-24 Aprile e 1° Maggio.

Segue Programma completo della festa:

COME SAREBBE SAN NICANDRO GARGANICO CON IL BASOLATO ANCORA INTATTO?

Come sarebbe apparso San Nicandro Garganico con il basolato ancora intatto?

Sarebbe stato bellissimo e non solo per un fatto estetico, ma per tutto ciò che quel vecchio basolato stradale rappresentava nella memoria collettiva ed avrebbe dato a San Nicandro un carattere più armonico, identitario e profondamente legato alla sua storia.

Il centro storico più coerente ed il basolato avrebbero cucito insieme le case antiche, i palazzi, le chiese e i vicoli stretti.

Oggi molte strade sono state asfaltate in modo funzionale ma anonimo; il basolato, invece, avrebbe mantenuto un filo continuo con il passato.

San Nicandro avrebbe avuto un’atmosfera più “vera” perché il basolato non è solo pietra: è suono, passo ed avrebbe restituito al paese un respiro più lento, più umano.

Inoltre, la città avrebbe un valore estetico e turistico enorme e, con il suo impianto urbano antico, avrebbe potuto essere ancora più suggestivo, più fotografato, più riconoscibile.

Insomma, un simbolo di continuità con la nostra storia perché il basolato avrebbe raccontato la fatica dei nostri nonni, la vita contadina, il passaggio delle processioni e i giochi dei bambini.

Il basolato, inoltre, avrebbe dato a San Nicandro un carattere unico, distinguendolo dai mille paesi asfaltati e uniformati.

 IMPERIALES FRIDERICI II PER PORTARE IN SCENA “MANUS PRODIGII – FOGGIA, CORRADO IV

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Sarà possibile immergersi nell’atmosfera della Foggia città imperiale ai tempi di re Corrado IV (gennaio-aprile 1252), presso la Basilica Cattedrale di Foggia.

Grazie al sostegno della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e con il patrocinio morale dell’Arcidiocesi Foggia-Bovino e con il patrocinio gratuito di Regione Puglia, Provincia e Comune di Foggia.

Nel dettaglio l’evento prevede tre momenti chiave con ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria:

Cortile della Cattedrale

Rievocazione dell’episodio narrato nella Cantiga n.136 con allestimenti medievali. Saranno ricostruiti il velario regio, l’area del gioco dei dadi e diversi aspetti della vita civile e militare del XIII secolo.

Cripta della Cattedrale

Esecuzione dal vivo della Cantiga n.136 a cura della “Camerata Mvsica Antiqva” con strumenti musicali medievali:

Pasquale Rinaldi – cornamusa, flauto e direzione

Catia Palermo – soprano

Mauro Del Grosso – liuto e saz

Alfredo Ricciardi – percussioni

Visita guidata alla Cattedrale

“I tour a cura di ArcheoLogica Srl accompagneranno i partecipanti dal Cortile, passando dalla Cripta, fino all’apparato architettonico esterno della Cattedrale, illustrando storia, arte e simboli del complesso basilicale e i collegamenti tra la Cantiga n.136 e il portale di San Martino”.

A LUCERA CON LE CANZONI DI CLAUDIA GERINI

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Il 18 aprile ti aspetta un nuovo spettacolo che unirà cinema e musica.

Le canzoni che hanno segnato la cultura musicale italiana interpretate da una delle voci più autentiche e ammirate del nostro cinema: Claudia Gerini.

Questa volta, la Melos Orchestra, unitamente alla Gerini e con la direzione del M° Francesco Finizio daranno vita a un viaggio emozionale dove ogni canzone diventerà un racconto.

Acquista il tuo biglietto per un nuovo ed imperdibile grande evento targato: strumenti & figure.

Teatro dell’Opera – Lucera

UFFICIALE: IL PROSSIMO 10 LUGLIO LA 18^ EDIZIONE DE “IL GALA’ DELLO SPORT” CON OSPITI INTERNAZIONALI

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Ritorna, con la diciottesima edizione, “Il Gala dello Sport”, manifestazione itinerante che premia gli atleti e le società sportive del territorio che si sono messi in mostra nell’ultima stagione agonistica e organizzata dall’Associazione sportiva “Foresta Umbra”.

Ad annunciarlo gli organizzatori con il suo fondatore Nicola Sciscio e il conduttore Antonio Villani. Come ogni anno, oltre agli atleti premiati del territorio, anche tanti ospiti d’onore. Negli ultimi diciassette anni sono stati tanti i personaggi che hanno calcato il palco della manifestazione ed anche quest’anno ci saranno nomi di spessore per il pubblico che sarà presente durante la manifestazione.

Sul palco di questa manifestazione sono passati per la “Sezione Calcio” un pò tutti come ospiti d’onore: da Delio Rossi a Casillo, da Pavone a mister Zeman e poi mister Del Neri, Pazienza e mister Padalino con i giocatori Pirazzini, Tacconi, Altobelli, Schillaci, Colucci, Pepe, Iorio e tanti altri.

IL FUTURO PRENDE FORMA: PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “UNA NUOVA ROTATORIA PER APRICENA”

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Sabato 11 Aprile 2026, presso “Casa Matteo Salvatore”, scopriremo insieme come un’idea condivisa possa diventare realtà per la nostra comunità attraverso il racconto di un diario di progettazione partecipata.

Protagonisti di questo importante percorso sono gli studenti della classe IV BTS dell’I.I.S. Federico II, che presenteranno il loro progetto nato dall’incontro tra scuola, territorio e cittadinanza. Non si tratta di una semplice proposta tecnica, ma di un processo collettivo capace di fondere l’identità locale con una visione architettonica contemporanea e una profonda responsabilità civica.

L’incontro, che avrà inizio alle ore 10:00, vedrà i saluti istituzionali del Sindaco Antonio Potenza e degli Assessori Anna Maria Torelli e Bianca Matera, seguiti dagli interventi tecnici dell’Arch. Paolo Giuseppe Ianno e di Viscio Urban Design per un approfondimento sulle nuove visioni di arredo urbano.

L’evento gode del prestigioso patrocinio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Foggia, che riconosce il valore sociale e professionale di questa iniziativa garantendo anche 2 crediti formativi ordinari ai professionisti partecipanti. Vi aspettiamo numerosi per sostenere il talento dei nostri giovani e per vedere come l’architettura possa restituire valore reale ai nostri spazi comuni.

LA STAGIONE ESTIVA 2026 IN PUGLIA INIZIA IL 23 MAGGIO PROSSIMO

Ordinanza balneare 2026: lidi aperti dal 23 maggio al 13 settembre. Piemontese: “Con l’Ordinanza ribadiamo l’accessibilità del nostro mare nel pieno rispetto della costa”

L’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità con delega alla Portualità, Retroporti e Demanio, Raffaele Piemontese, ha condiviso l’Ordinanza balneare 2026 al tavolo di partecipazione e confronto con gli stakeholder pubblici e privati. Tra di essi, rappresentanti della Direzione Marittima di Bari, Arpa Puglia, Agenzia del Demanio-Direzione Regionale Puglia e Basilicata, dei Comuni e delle associazioni di categoria dei balneari. Questo provvedimento regolamenta l’uso delle spiagge e delle zone di mare destinate alla balneazione, disciplinando l’esercizio delle attività delle strutture turistico-ricreative sul demanio marittimo e sulle zone del mare territoriale della Regione Puglia, nonché l’uso del bene demaniale marittimo connesso specificatamente alla stagione balneare.

In base all’Ordinanza la stagione balneare 2026 si aprirà sabato 23 maggio e si chiuderà domenica 13 settembre, con apertura dei lidi almeno dalle ore 9:00 alle ore 19:00. Naturalmente non è escluso che i concessionari possano mantenere aperte le strutture balneari tutto l’anno, munendosi dei titoli abilitativi idonei. Sin dal primo maggio e fino al 30 settembre Arpa Puglia garantisce il monitoraggio delle acque di balneazione, in aggiunta alle normali attività svolte dall’Agenzia.

L’Ordinanza detta specifiche norme di sicurezza, divieti e prescrizioni sull’uso del demanio marittimo, e regolamenta la fruibilità e il decoro delle strutture balneari.

Per quest’anno si rafforza il concetto di accessibilità al mare. I gestori degli stabilimenti devono sempre consentire il libero transito e l’ingresso ai lidi per chi vuol accedere al mare, con particolare attenzione ai disabili, per i quali devono essere predisposti idonei percorsi fino alla battigia e appositi ausili speciali come le sedie job.

Chiarito inoltre che i gestori dei lidi non possono vietare ai clienti l’introduzione di cibo e bevande dall’esterno, ma è imprescindibile il rispetto del divieto dell’uso della plastica monouso sulle spiagge, divieto che la Puglia ha introdotto come prima regione italiana già dal 2019. In spiaggia quindi solo piatti, bicchieri, posate, cannucce, in materiale biodegradabile e compostabile se monouso.

I concessionari, e anche i Comuni per le spiagge libere, devono garantire l’estetica, il decoro, l’igiene e la perfetta manutenzione delle aree in concessione, provvedendo alla pulizia e manutenzione delle spiagge ed effettuando la raccolta differenziata.

“Oggi abbiamo condiviso e definito la nuova Ordinanza balneare per la stagione 2026 che si aprirà il 23 maggio – ha detto Piemontese -. Abbiamo confermato il concetto che il mare è un bene di tutti e per tutti. Quindi non si può vietare l’accesso ai lidi per raggiungere il mare e si deve garantire ai disabili ogni forma di ausilio per arrivare in acqua. Del resto, la Regione ha elargito diversi contributi ai Comuni per l’accessibilità alle spiagge. E poiché il nostro mare è il più pulito e il più bello d’Italia abbiamo ribadito il divieto della plastica monouso a meno che non sia compostabile. Dobbiamo tutelare e salvaguardare l’ambiente costiero da ogni forma di inquinamento, anche quello dell’aria ed è per questo che chiediamo ai fruitori dei lidi di non fumare.”

TORNA DOMENICA LA GIORNATA REGIONALE DELLA COSTA

La Puglia trasforma i suoi 800 km di litorale in un grande laboratorio di cittadinanza attiva, partecipazione e tutela del bene comune.

Un’intera regione si mobilita per prendersi cura della propria costa attraverso iniziative diffuse su tutto il territorio, in collaborazione con istituzioni, scuole, Comuni, associazioni.

 Tre gli obiettivi dell’edizione 2026: promuovere la cittadinanza attiva e l’inclusione; valorizzare il litorale come bene comune da tutelare; diffondere una cultura della costa fondata su biodiversità, sostenibilità e legalità.

La costa pugliese non è soltanto una risorsa turistica ed economica ma rappresenta una parte fondamentale della nostra identità e del nostro patrimonio naturale. La Giornata della Costa nasce proprio con questo obiettivo: costruire una responsabilità condivisa nella tutela del litorale, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, scuole, associazioni e comunità locali, sostenendo i Comuni che ogni giorno lavorano per preservare questi luoghi e coinvolgendo i cittadini nella promozione di una cultura della tutela e della legalità.

Il sito della Regione Puglia comunica che San Nicandro Garganico ha aderito al progetto regionale della giornata della costa:

San Nicandro Garganico – Torre Aragonese a Torre Mileto

Apertura e visita della torre 12/04/2026: ore 9:00-13:00 / 16:00-20:00

R&B MADE IN GARGANO: roSSana, LA VOCE POTENTE E CONTEMPORANEA DELLE DONNE

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L’artista si impone sulla scena nazionale con brani che diventano strumenti narrativi: la musica come spazio per le figure femminili che non riescono a trovare spazio

C’è una linea sottile che unisce la terra aspra e luminosa del Gargano alla potenza espressiva di roSSana, nome d’arte di Rossana Facciorusso: moderna e dirompente cantautrice, che sta attirando l’attenzione del panorama musicale italiano, anche grazie a importanti vetrine come il Tour Music Fest, il contest Je So Pazzo e i Next Music Awards.

Una linea fatta di identità, determinazione e sound, lungo la quale si sviluppa il suo progetto artistico: lontano dalle logiche superficiali del mercato e profondamente radicato nella sua sensibilità interpretativa e in un messaggio chiaro: “Viviamo in una società che chiede sempre di più, soprattutto alle donne Con Mamasita voglio dare voce a chi spesso non viene ascoltato e ricordare che ogni donna, a qualsiasi età, ha il diritto di esprimersi, vivere e mettersi in gioco”, spiega roSSana.

È questo il cuore di Mamasita: il nuovo singolo uscito il 27 marzo: una vera dichiarazione di intenti, volutamente con la lettera “S” come cifra distintiva. Un brano ad alta energia che unisce sonorità urban e pop a richiami tribali e radici pugliesi, con inserti dialettali e scelte stilistiche distintive, che rafforzano l’identità sonora e comunicativa del pezzo.

Il videoclip amplifica questa visione con una scelta controcorrente: protagoniste sono donne over 60, corpi veri e lontani da ogni estetica patinata. Non una celebrazione retorica ma una scelta che supera gli stereotipi estetici e sociali per restituire dignità a tutte le donne – madri, figlie, nonne – spesso invisibili, spesso non riconosciute: un gesto artistico che diventa impegno.

Originaria di Rignano Garganico, roSSana è una performer completa, capace di fondere canto e danza in un linguaggio scenico riconoscibile. La sua formazione nel mondo del musical, con oltre vent’anni di studio, dà vita a una cifra stilistica personale che mescola R&B, pop e soul con influenze che spaziano da Mariah Carey a Whitney Houston, fino a richiami più vicini alla tradizione italiana come Giorgia.

Fondamentale nel suo percorso anche la collaborazione con il marito Luciano Melchionda, compositore e beatmaker, figura chiave nell’architettura sonora del progetto, e con professionisti come il sound engineer Angelo De Cosimo di CLAB Studios perché, nonostante le contaminazioni moderne e le influenze internazionali, il legame con le sue radici resta centrale. La Puglia – e in particolare il Gargano – non è solo un’origine geografica ma una matrice culturale che emerge nei ritmi, nei suoni e persino nelle parole.

Questo sguardo sulla femminilità attraversa anche Fenice Cosmica, altro inedito dell’artista, dove il tema della rinascita personale si intreccia a un immaginario potente e simbolico. Non è un caso: roSSana è mamma di due figli e porta nella sua musica un vissuto concreto, fatto di pause, ripartenze e scelte coraggiose. “È una rivincita con me stessa. In passato mi sono lasciata frenare dalla paura. Oggi sento una forza diversa, una forza che non è solo personale, ma collettiva: la mia musica diventa così lo spazio per tutte quelle donne che ancora faticano a trovare voce”, afferma l’artista.

AMICI DELLA MUSICA DI FOGGIA: UN VIAGGIO TRA LE COLONNE SONORE CON L’ORCHESTRA NAZIONALE DEL CINEMA

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Prossimo appuntamento della 56ª stagione degli Amici della Musica di Foggia un concerto che coniuga emozioni e immaginario visivo: giovedì 16 aprile il palcoscenico del Teatro Umberto Giordano accoglie “Music from Cinema”, evento dedicato alle colonne sonore firmate dal compositore foggiano Carmine Padula, classe 2000 e alle spalle un’ascesa precoce e brillante, che lo ha portato a farsi strada nel panorama delle musiche per immagini, fino a collaborare con importanti produzioni nazionali.

Pianista e direttore d’orchestra, il giovane Padula è tra i più promettenti talenti della nuova generazione e allievo di Ennio Morricone e sarà protagonista di un concerto che ne ripercorre il percorso artistico attraverso alcune delle sue composizioni più significative per cinema e televisione.

Accanto a lui, l’Orchestra Sinfonica Nazionale del Cinema, formazione specializzata nel repertorio cinematografico, capace di restituire in chiave sinfonica la forza narrativa delle colonne sonore. Il concerto si sviluppa come un racconto unitario, in cui ogni tema, da “Chiara Lubich” e “Ognuno è perfetto” a “La Sposa”, da “Il sangue mai lavato” e “La Lunga Notte – La caduta del duce” fino a “La ricetta della felicità”, fuoriesce dallo schermo per diventare esperienza musicale autonoma.

“Ho scelto di portare sul palco Carmine Padula perché rappresenta una generazione nuova, capace di raccontare ed emozionare attraverso la musica per immagini. Il riconoscimento ai SIAE Music Awards 2025, per la sua colonna sonora scritta per la serie TV di successo “La Lunga Notte – La caduta del duce”, è solo una tappa di un percorso già straordinario. Nella sua musica si percepisce l’eredità del maestro Morricone, ma anche una voce autentica e profondamente personale. È proprio questa capacità di unire racconto visivo e intensità musicale che mi ha convinto a condividere questo progetto con il nostro pubblico. Sono certo che sarà un’esperienza coinvolgente che lascerà il segno”, spiega il direttore artistico Agostino Ruscillo.

Musica dal vivo e immagini si fondono tra loro: durante l’esecuzione, infatti, le composizioni saranno accompagnate da proiezioni su maxischermo con sequenze originali e contenuti esclusivi, creando un dialogo continuo tra suono e visione. La scrittura di Carmine Padula, caratterizzata da una forte identità melodica e da una comunicatività immediata, si muove tra tensione narrativa e apertura contemporanea, confermando una voce autoriale capace di parlare a pubblici diversi e questa scelta conferma l’attenzione degli Amici della Musica di muoversi verso nuove progettualità e giovani protagonisti della scena musicale.

I biglietti sono disponibili attraverso il circuito Vivaticket oppure possono essere acquistati presso il botteghino del Teatro Giordano nel giorno stesso dello spettacolo. Porta ore 20.00, sipario ore 20.30.

LUCERA, AL CIRCOLO UNIONE INCONTRO SULLE ORIGINI DEI FRATI MINORI DELLA CITTA’

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Domenica 12 aprile, alle ore 19:30, presso il Circolo Unione di Lucera, in Piazza Duomo, si terrà l’incontro dal titolo “Frammenti di un discorso sul primo insediamento dei frati minori a Lucera nel 1301”.

L’appuntamento vedrà protagonista Stefano Colelli, che guiderà il pubblico in un’analisi puntuale delle fonti documentarie relative alle origini della presenza dei frati minori a Lucera. Al centro dell’intervento vi sarà una rilettura critica dei documenti, con particolare attenzione alla bolla “Inter ceteros Ordines” di Bonifacio VIII, datata 28 febbraio 1301, che rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere le dinamiche dell’insediamento minoritco in città.

Attraverso questo approccio, l’incontro proporrà alcuni primi spunti di rilettura, utili ad avviare una riflessione più approfondita sia sul momento dell’insediamento sia sul contesto storico, politico e religioso in cui esso si colloca.

A dialogare con il relatore sarà Alessandro De Troia, presidente dell’associazione Gens Capitanatae. Porterà i saluti istituzionali Silvio Di Pasqua, presidente del Circolo Unione.

L’incontro è in collaborazione con l’AICS – Associazione Italiana Cultura e Sport, Comitato Provinciale di Foggia e il portale Lucera: memoria e cultura.

Stefano Colelli, nato a Lucera, dopo il Quinquennio Istituzionale Filosofico-Teologico presso l’Istituto Teologico di Assisi, ha conseguito nel 2002 il Baccalaureato in Teologia della Pontificia Università Lateranense. Successivamente ha proseguito gli studi del Biennio di Specializzazione in Francescanesimo con la frequenza della Licenza in Spiritualità Cristocentrica Francescana (2002/2003 – 2003/2004) presso la Pontificia Facoltà “San Bonaventura” di Roma, con particolare attenzione all’Agiografia medievale e francescana, agli Scritti e le Regole di San Francesco, alla Storia del francescanesimo e alle Fonti Francescane. Nel 2005 ha conseguito il Diploma della Scuola Pratica di Teologia e di Diritto Canonico della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Nel 2007 ha conseguito il Magistero in Scienze per la Formazione dell’Istituto Superiore per Formatori, aggregato all’Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana di Roma.