STORIA DEL DISSESTO A SAN NICANDRO. ORA INDIVIDUARE LE RESPONSABILITA’

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Quando un comune dichiara il dissesto? Lo dice chiaramente il Testo Unico sugli Enti Locali “Si ha stato di dissesto finanziario se l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte”. Insomma ci sono debiti di cui il comune non ne garantisce più il pagamento.

Nel 2012 San Nicandro si trovava in tale situazione e perciò venne adottata la delibera di consiglio comunale (che dichiarava il nostro comune in dissesto) poi pubblicata nella Gazzetta Ufficiale a cura del Ministero dell’interno.

Da allora si è innescata una situazione che ha paralizzato, in ambito finanziario e sociale, la vita dell’ente comune obbligando gli amministratori a comportamenti rigidi per non aggravare la situazione debitoria. Con la nomina dei commissari liquidatori si è dato in via alla composizione della massa passiva della situazione debitoria precisando che da quel momento i debiti insoluti a tale data e le somme dovute per anticipazioni di cassa già erogate non hanno prodotto più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria.

Sul piano finanziario, dalla data della dichiarazione di dissesto e sino all’approvazione del rendiconto non potevano essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell’ente per i debiti che rientravano nella competenza dell’organo straordinario di liquidazione. E’ anche evidente che il comune di San Nicandro, con il dissesto, non ha potuto più contrarre mutui e impegnare spese per gli interventi solo per somme non superiori a quelle definitivamente previste nell’ultimo bilancio approvato.

Altro obbligo per l’amministrazione in carica è stato quello di innalzare le aliquote nella misura massima consentita sia per le imposte che per le tasse locali. Per i servizi a domanda individuale (come le mense scolastiche, ecc), il costo di gestione è stato coperto con proventi tariffari e con contributi finalizzati almeno nella misura prevista dalle norme vigenti. Ed ancora, l’ente locale dissestato è stato obbligato a rideterminare la dotazione organica, dichiarando eccedente il personale comunque in servizio e in sovrannumero. Fortunatamente questo non si è verificato a San Nicandro.

Tutta la procedura di risanamento, cioè rimettere a posto i conti, è stata gestita sia dall’organo straordinario di liquidazione, sia dal sindaco, dalla giunta e dal consiglio comunale. L’organo ha dovuto ripianare i conti mentre la parte politica ha dovuto assicurare stabilità e equilibrio finanziario durante la sua gestione.

Insomma si può dire che l’attuale amministrazione è stata, per alcuni versi, “ingessata” nella sua gestione non potendo andare oltre quanto stabilito dalla normativa del dissesto. Ora che la commissione di liquidazione del nostro comune ha esaurito il suo compito, tocca alla politica fare il resto e cioè portare in seno al consiglio comunale l’intero piano di riparto individuando anche le responsabilità della causa di dissesto e questo coinvolge l’apparato burocratico del comune e della politica relativamente agli anni pre-dissesto. Un compito non certo facile ma che deve essere portato a termine (sembra entro sessanta giorni). Il consiglio deve valutare le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto ed accertare la diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l’amministratore e/o la dirigenza possono essere riconosciuti responsabili.

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