SOCIETA’ E FAMIGLIA SANNICANDRESE NELLE FONTI DI STORIA LOCALE. SECC. XVI-XX (ULTIMA PARTE)

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Sempre in questa sezione trovano spazio due delibere comunali degli anni Venti. La prima è una delibera di Consiglio Comunale del 30 novembre 1921 e riguarda la commemorazione del Consigliere di Cassazione, avv. Francesco Paolo Antonio Mastrovalerio, illustre cittadino sannicandrese nato a San Nicandro Garganico il 24 febbraio 1865 e morto a Napoli. La seconda è una delibera di Giunta Comunale del 23 ottobre 1925 e ha per titolo “Calmiere sui generi di 1a necessità e disposizioni analoghe”. In questo documento, considerato il crescente rialzo dei generi alimentari di prima necessità, “dovuto all’ingordigia dei rivenditori e rigattieri; Considerato che è necessario mettere un freno per evitare che tali prezzi assumano proporzioni grandi, tanto più che nella popolazione si nota un vivo malcontento; Considerato che i vicini Sanmarchesi scendono tutte le mattine in questa città per vendere patate, castagne ed altri generi alimentari, che questi rivenditori acquistano a prezzo mite per poi rivendere a prezzi proibitivi” si delibera il prezzo con cui dovevano vendersi le cicorie, i sedani, le scarole, i pomodori, i peperoni, le melanzane, le catalogne, le fave, i latticini ecc. Nella deliberazione viene fatto divieto di vendere all’ingrosso “tutti i generi alimentari di qualsiasi specie fino alle ore 11 di tutti i giorni della settimana”.

Dall’archivio parrocchiale provengono anche due documenti che ricordano, il primo, il vaiolo dell’anno 1835 (i numerosissimi morti per ordine del Comitato di Vaccinazione furono seppelliti nel Convento di Santa Maria delle Grazie), il secondo il colera, che, non meno esiziale, scoppiò a San Nicandro il 5 agosto 1865. Dai volumi degli obblighi annuali delle messe per l’anno 1808 è tratta la pagina di Obbligo del canonico Mastrovalerio, il quale doveva celebrare le messe per i quondam don Stefano Acquaviva, Martino Torella, Giuseppe Pertosa, Leonardo Peticchio, Domenico Fioritto, Caterina Parisi, Anfione Altea e Antonio Centonza (per quest’ultimo, il cui anniversario di morte ricorreva il 18 marzo, una messa parata). Nei secoli passati, e fino al primo ventennio del ‘900 era molto in voga il far dire le messe dopo la morte di un congiunto. Anche nei testamenti il testatore dichiarava di lasciare una somma di soldi ad una determinata chiesa affinché nelle date da lui stabilite fossero celebrate delle messe. In Chiesa Madre ci sono stati degli obblighi di messe istituite verso la fine del ‘600 e terminate nell’Ottocento.

La terza sezione ospita dei documenti concernenti alcuni cognomi che hanno subito variazioni nel corso dei secoli, come ad esempio l’attuale cognome Giagnorio (da Giovanni Iorio), D’Anello (da di Nello) e Lo Staino (da Restaino). I documenti di questi tre cognomi sono tratti dai registri parrocchiali della Chiesa Madre. Nella quarta sezione si sono esposti alcuni documenti che riportano alcuni cognomi di famiglie ora estinte: la famiglia Moja, proveniente nell’antichità da Cava dei Tirreni; la famiglia Perrone, proveniente da Apricena; la famiglia Petrillo, proveniente da San Paolo di Civitate; l’antica e importante famiglia Fronda (riportata anche Fronna in molti documenti del Seicento), presente a San Nicandro già dalla metà del XVI secolo ed estintasi intorno alla metà del ‘700; la famiglia Giacchesio, proveniente nel ‘600 da Campo di Giove (L’Aquila) ed estintasi verso la fine dell’Ottocento; la famiglia Venezia arrivata a San Nicandro nel 1900 e proveniente da Montescaglioso (Matera); la famiglia Pescione arrivata a San Nicandro da Avella (Avellino) intorno alla metà dell’Ottocento; la famiglia Meraviglia arrivata a San Nicandro da Casalbore (Avellino) poco dopo l’Unità d‘Italia; la famiglia Pisani proveniente da Termoli (Campobasso) verso la fine del ‘700 ed estintasi intorno alla metà dell’Ottocento e la famiglia Milena, già presente a San Nicandro dalla fine del ‘500 ed estintasi prima della metà del ‘900.

Vincenzo Civitavecchia