SAN NICANDRO E LA CULTURA COME MOTORE DELLO SVILUPPO LOCALE

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In un suo saggio, lo studioso Bernard Kayser affermava che le differenze tra località e paesi sono essenzialmente differenza culturali ed è opportuno tendere alla loro promozione in quanto lo sviluppo culturale non deve più essere considerato come un lusso superfluo, ma come un motore dello sviluppo economico e sociale. Niente di più vero. Purtroppo la cultura non è mai stata un tema particolarmente popolare nelle varie campagne elettorali eppure può contribuire in modo importante al ripensamento del nostro sviluppo economico e sociale.

Questa premessa era doverosa perché San Nicandro potrebbe puntare sul suo sviluppo anche con la cultura offerta come insieme di servizi messi a disposizione degli abitanti locali: cinema, musei, teatri, beni architettonici, ecc. San Nicandro ha potenzialità finora inespresse che in altri luoghi sarebbero naturalmente valorizzate. C’è un Museo Etnologico che sta chiuso e che mai le varie amministrazione hanno cercato di sponsorizzare all’esterno, c’è il Museo della civiltà contadina che non ancora viene aperto al pubblico e chissà ancora per quanto tempo rimarrà chiuso. Abbiamo le nostre chiese che hanno particolarità specifiche per entrare in un circuito di visite: la chiesa romanica di Devia, una delle poche presenza in Puglia; una miriade di grotte che, se messe in sicurezza, potrebbero essere oggetto di visite soprattutto per le scuole; palazzi e masserie; tradizioni uniche che altri paesi viciniori ci hanno copiate e sono quasi entrate a far parte anche delle loro tradizioni; siti archelogici importanti; la gastronomia e tanto altro ancora. La ricchezza di San Nicandro risiede nella sua diversità, una diversità che deve essere mantenuta o ritrovata. Ed una tale diversità non è forse il principale vantaggio dell’offerta culturale locale?

Occorre ricordare che la cultura è il fattore di traino dell’economia italiana. Ed allora perchè San Nicandro non deve fare la sua parte per il nostro territorio? Il turismo muove tutti i settori, quello agricolo, commerciale, artigianale, dei servizi con possibilità di crescita collettiva anche per i giovani
A tutto questo poi va aggiunta la cultura rurale che non è morta, ma è stata sconfitta. Per questo motivo, essa continuerà a vivere come la brace che cova sotto le ceneri del tempo che passa. E il suo persistere evocherà il ricordo di nomi, luoghi, riti, tradizioni, costumi, feste, radicati come licheni ai vecchi rami della cultura in vigore.

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