PUGLIA: SOLDI, CASE, QUOTE SOCIETARIE E YACHT. 317 MILIONI DETENUTI ALL’ESTERO

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Un giro di denaro da capogiro, certo non paragonabile ai grandi numeri di Lombardia e altre grandi regioni del Nord, ma assolutamente sorprendente. Tanto più se si tiene conto degli indicatori ufficiali che raccontano un Mezzogiorno e una Puglia ancora nel baratro della crisi. E’ quanto affiora dai numeri contenuti nel dossier dell’Agenzia delle Entrate sulla voluntary disclosure, vale a dire la regolarizzazione volontaria dei capitali detenuti all’estero. Pagine e cifre che tratteggiano uno scenario inaspettato e raccontano la ricchezza che c’è ma non si vede, o quantomeno non risulta visibile al fisco tricolore: le domande provenienti dalla Puglia nel 2014 sono state 820, quanto basta per consentire il recupero di poco meno di 23 milioni di euro di tasse. Ma non solo. Il risultato dell’iniziativa del governo ha consentito di fatto l’emersione in Puglia di 317 milioni e 625.674 euro di cui 86 milioni e 64.697 euro rientrati in Italia. Questi infatti sono gli importi delle «attività», termine tecnico utilizzato per catalogare denaro ma anche azioni, quote societarie, obbligazioni oltre a immobili, yacht e così via.

La procedura della voluntary disclosure è considerata strategica dal governo per le casse pubbliche ed è seguita passo passo dall’Agenzia delle Entrate. Che in un dettagliato rapporto fornisce numeri, percentuali e località di provenienza (e soprattutto di destinazione) del denaro rimasto per diverso tempo in qualche angolo d’Europa e del mondo. Dando un’occhiata a quelle pagine si scopre che le 820 domande per il rientro partite dalla Puglia fanno complessivamente lo 0,63% del totale. Si tratta della terza regione del Sud dopo la Campania (1.591) e la Sicilia (1.022); sono più indietro invece Calabria (354), Sardegna (417), Molise (97) e Basilicata (ultima con 88 istanze). Ma la Puglia, in questa particolare classifica, supera anche alcune regioni di Nord e Centro. Tra le quali Abruzzo (641), Umbria (647) e Valle d’Aosta (528). Nel dossier dell’Agenzia delle Entrate figura il gettito stimato per ogni territorio, applicando «aliquote medie prudenziali»: per la Puglia l’importo è di quasi 23 milioni, vale a dire 22.907.556 euro. Una somma ragguardevole che entra a far parte del calderone delle attività rivelate al Fisco. Anche in questo caso la somma non incide in modo particolare sul totale nazionale: la percentuale si ferma allo 0,60 ma rimane significativa e conferma la Puglia come terza nel Sud Italia.

Dai dati viene fuori un vorticoso giro di denaro rimasto per tanto tempo sconosciuto all’erario italiano, ma a differenza di quanto accaduto in passato almeno questa volta non si profilano sconti di sorta per i contribuenti ritrovati, fatta eccezione per una riduzione delle sanzioni; per il resto, invece, vale a dire imposte e interessi, non ci sono tagli e scatterà il pagamento integrale. Una impostazione nuova disposta nell’ambito di un processo a livello internazionale su trasparenza e collaborazione. In questo mappamondo finanziario spicca il ruolo della Svizzera, capofila dei rimpatri con il 69,6%, ma ci sono anche Principato di Monaco (7,7%), Bahamas (3,7%), Singapore (2,3%), Lussemburgo (2,2%) e San Marino (1,9%).

Nel corso dell’anno scorso gli accertamenti condotti sui flussi di denaro che riguardano Bari e la Puglia sono stati esaminati con estrema attenzione anche dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) dalla Banca d’Italia. Che in dossier ha acceso i riflettori su una serie di movimenti con l’estero. Tra i quali le 875 operazioni bancarie con Paesi definiti «a fiscalità privilegiata o non cooperativi»: 398 in uscita e 477 in entrata. Flussi inseriti tra «le tipologie di comportamenti a rischio» con riferimento alle indagini su evasione e frode fiscale. Numeri allarmanti, considerato che pongono proprio la Puglia al secondo posto nel Mezzogiorno dopo la Campania.  (Bepi Castellaneta-Gazzetta del mezzogiorno

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