PERCHÉ LA TARANTELLA SI CHIAMA COSÌ?

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Il nome “tarantella “potrebbe derivare “dalle vesti speziali” che usavano i danzatori nei baccanali’ foggiate con morbidi e trasparenti veli di Taranto chiamati appunto “tarantinula” o “tarantinidiom” che, a dire di Seneca, erano delle vesti che servivano più a palesare che a velare le nudità. Si vuole addirittura che anticamente il ballo fosse soltanto lascivo e che licenza più sfrenata, vuoi della bisca, vuoi di un postribolo sono fosse nulla a paragone delle movenze degli antichi ballerini. Con strumenti fatti suonare dagli stessi danzatori, crotali e nacchere delle danzatrici, si ottenevano cadenze ed armonie che costituivano l’accompagnamento.

La tarantella è una danza voluttuosa nel corso della quale si svolge quasi un corteggiamento e le sue figure esprimono volta per volta consenso, gelosia, sdegno, ripulse e slanci.

Ritengo interessante riportare questa descrizione della tarantella di Francesco Liverani: “mentre il giovane danzatore timidamente si inginocchia in aria supplichevole, poi si allontana con la speditezza di chi abomina e abbandonata, talora si arresta col cipiglio del damo che condanna, tal’altra si avventa ratti o tortuosamente si avvolge come se fosse ammaliati e adescato, con mille gesti e lazzi e con svariatissimi garbi. La dama dal canto suo si porge ora ritrosa ed ora arrendevole e colla pupilla inebriata e il sorriso eloquente ed arguto si fa pernio ai mulinelli e avvolgimenti del damo, reggendosi la gonna e dolcemente agitandola a mo’ di altalena o facendo e grembi innanzi a se’ come in atto di chiedere”.

Il nome della danza potrebbe anche derivare dalla tarantola poiché anticamente se accadeva che qualcuno fosse morsi da questo ragni velenoso, lo si faceva muovere, agitarsi e ballare per farlo sudare ed espellere così gli umori del veleno. Nel Medio Evo il morsicato danzava al suoni di viole e liuti ed in seguito danzarono anche i non morsicati al suon di violini, tamburelli, organetti e chitarre.

Alcuni, come il Bidera, vedono i primordi di questo ballo. Un’antica danza greca, della Sicinnide, che possiamo vedere raffigurata su alcuni affreschi negli scavi di Pompei.

Di sicuro i suoi movimenti provengono da vecchi balli napoletani come la “Tubba catubba”, o in particolare sono di “Sfessania”, da considerarsi il pregustare della tarantella napoletana,

  1. Gleijeses