LA STORIA DI SAN NICANDRO E PIATTI TIPICI (ULTIMA PARTE)

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Il primo e più illustre monumento è il Castello medioevale di cui si è già detto essendo la sua storia intrecciata a quella di San Nicandro. Degna di attenzione è la leggiadra e aerea loggetta rinascimentale che sovrasta l’arco di ingresso alla Terra Vecchia. Un esempio illustre, ma in via di estinzione per l’indifferenza degli amministratori locali, è il borgo medioevale della Terra Vecchia: un intrico di stradine, case a un piano e costruzioni antiche, strette attorno al Castello e ricordo di una umanità tenace e caparbia che ha sfidato i secoli e le traversie della vita per giungere intatto, o quasi, fino ai nostri giorni. La Chiesa di Santa Maria del Borgo è chiamata dai sannicandresi La Cattedrale, come ricorda un suo figlio illustre, Alfredo Petrucci, “in memoria di una aspirazione non appagata e della lontana visita di un vescovo, per il quale gli artigiani del luogo apprestarono in fretta un’artistica cattedra in legno intagliato e ferro battuto, andata distrutta. L’attuale chiesa fu costruita nel 1535 o 1539 sul posto di quella precedente più volte abbattuta dai terremoti e sempre ricostruita”. La costruzione del campanile, antecedente a quella della Cattedrale, è del 1200. Nell’interno della chiesa, a tre navate, vi è un interessante dipinto che ha per tema l’Assunzione del concittadino Alessandro Mastrovalerio. Altre chiese interessanti sono quelle di San Giorgio nel vecchio borgo, quella di Sant’Antonio al Convento e quella di San Giuseppe sulla collina omonima, legata a storie di eremiti che lì vissero in contemplazione di Dio e a contatto con l’aspra e selvaggia natura circostante. Assumono oggi importanza storica anche le fosse granarie, che un tempo servivano da capaci silos per depositare e immagazzinare il grano. Ne esistono tuttora in largo Gelso e al Corso Garibaldi. Ma dopo una lodevole iniziativa degli amministratori locali che sembravano volessero valorizzarle, allo stato attuale sono calate di nuovo nell’oscurità. A qualche chilometro da San Nicandro è consigliabile la visita alla chiesa di Monte d’Elio e al Casino di Moia che si trovano a poca distanza l’una dall’altro. La prima che svetta su una cima che domina la fascia a nord dell’Adriatico e le Isole Tremiti, è stata dichiarata monumento nazionale per le preziose opere pittoriche che conserva nel suo interno, non sempre ben custodito. Il secondo è un pregevole esempio di villa di campagna dei Signori di un tempo. Dipinti di sapori allegorico e d’ispirazione omerico-virgiliano-ariostesca ne impreziosiscono le pareti. Ma il tutto è in stato di avanza decomposizione e di sicuro deperimento per l’incuria delle autorità preposte.

Piatti tipici

Per finire, indichiamo, tra moltissimi, un primo, un secondo e due contorni di assoluto originalità sannicandrese.

Primo: “Ministra con la carne fuggita”. E’ un primo di poveri contadini a base di verdura dove la carne non c’è perchè, come dice il titolo, è, appunto, scappata, fuggita.

Secondo: “Lampascioni con la carne”. I lampascioni, cipollaccio col fiocco, sono la leccornia sannicandrese che li preparano in tutti i gusti e in tutte le salse; con la carne al forno è la più antica.

Contorno: “Aglio sotto la cenere”. E’ un contorno (forse una volta era il primo) a base di aglio, olio e sale, molto gustoso e genuino, anche se sconsigliabile a stomaci cittadini o a chi ha in programma una serata con amici.

Contorno: “Insalata di crescione”. E’ un’insalata stuzzicante a base di olio, limone e sale, fatta con erbe che vivono immerse completamente nell’acqua.

Enzo Lordi