Ho letto con attenzione l’editoriale sul rapporto tra giovani e politica pubblicato ieri.
C’è molto di vero nella distanza e nella sfiducia. Ma sarebbe troppo comodo continuare a raccontarla come una responsabilità generazionale. La verità è che questa distanza è il frutto di anni di scelte, o peggio, di non scelte. Perché non è solo una questione di linguaggio. È una questione di credibilità.
Quando si promettono percorsi che non arrivano mai, quando si annunciano processi che restano sospesi, quando si parla di rinnovamento senza avere il coraggio di praticarlo davvero, è inevitabile che si generi disillusione.
Non è una riflessione teorica.
Negli anni ho visto tanti ragazzi avvicinarsi con entusiasmo e poi allontanarsi con delusione. Non perché mancasse la voglia di impegnarsi, ma perché troppo spesso quell’entusiasmo è stato gestito male, quando non ignorato. E quando accade più volte, non è più una responsabilità dei giovani. È una responsabilità di chi quei percorsi avrebbe dovuto costruirli.
In questo contesto non basta rivendicare di aver “dato spazio” a qualche giovane per dire di aver investito sulle nuove generazioni. Perché il punto non è mettere qualcuno in una posizione. Il punto è costruire percorsi veri, capaci di generare autonomia e responsabilità. Altrimenti il rischio è che il rinnovamento resti solo una dichiarazione, quando non diventa una semplice operazione di facciata.
E i giovani questo lo percepiscono perfettamente.
Perché il rinnovamento non si misura da quante volte si pronuncia la parola “giovani”, ma da quanto si è disposti davvero a metterli nelle condizioni di crescere, anche quando questo significa rinunciare al controllo.
Ma forse c’è un aspetto ancora più profondo che raramente viene affrontato.
Tutto questo è anche la conseguenza di un’assenza: l’assenza di ideali. Perché un giovane può anche accettare la fatica, può anche accettare percorsi lunghi e complessi, ma difficilmente si mette in gioco se non intravede una ragione grande per cui vale la pena farlo.
E oggi questa proposta sembra mancare.
Viviamo in un tempo in cui ci vengono continuamente proposte parole come eccellenza, competenze, soft e hard skills, opportunità da cogliere o da costruire. Tutto giusto. Ma non basta. Perché nessuno si mette davvero in cammino per una competenza. Ci si mette in cammino per un ideale. Se manca un ideale capace di coinvolgere tutta la persona, è inevitabile che venga meno anche il desiderio di partecipare, di impegnarsi, di costruire.
Anche questo è un compito della politica adulta: tornare a proporre orizzonti, non solo strumenti.
Allora il problema non è che i giovani non credono nella politica. Il problema è che troppo spesso la politica non è all’altezza della fiducia che chiede. E allora sì, diventa tutto più difficile: diventa difficile chiedere partecipazione, diventa difficile parlare di futuro, diventa difficile anche solo pretendere credibilità.
La fiducia non si costruisce con nuovi slogan o con operazioni di facciata. Si costruisce con coerenza, con serietà, con il rispetto degli impegni presi. E soprattutto con il coraggio di dire le cose come stanno.
Perché se continuiamo a evitare questo passaggio, continueremo a parlare di giovani lontani dalla politica senza avere il coraggio di riconoscere che, troppo spesso, è stata la politica ad allontanarli.
Leonardo Frascaria


