UN PO’ DI STORIA DI SAN NICANDRO

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Sulla viabilità romana della Daunia è citata una strada romana che da Teanum si dirigeva verso la contrada di S. Nazario, dove l’omonima chiesa ricorda un antico culto delle acque tiepide della vicina sorgente del Caldoli. Nel secolo scorso, presso detta fonte, vi erano “ruderi forse di terme e di altri edifizi antichissimi” ora non più visibili. E’ questo uno dei siti proposti per la localizzazione del tempio dedicato a Podalirio che Strabone indica a cento stadi dal mare, da ritenere come distanza stradale in direzione di Torre Mileto.

Sul lato orientale dell’attuale strada Apricena – S. Nazario, all’altezza di Mass. Galasso, è venuta alla luce una necropoli romana con tombe per lo più alla cappuccina. Sono state anche invenute due epigrafi funerarie; una, trasportata ad Apricena, è andata perduta, mentre l’altra col volto della defunta scolpita in altorilievo, si trova attualmente a Sannicandro Garganico.

Oltre alla chiesa di S. Nazario, all’altezza dell’ex molino di Caldoli, vi sono tracce di una fattoria di età romana imperiale, mentre poco più ad ovest è stata rinvenuta una epigrafe, che è andata poi dispersa.

Lungo le alture che delimitano il versante meridionale della laguna di Lesina si trovano tracce di antiche fattorie ma i resti più importanti riguardano una villa rustica sorta probabilmente nella seconda metà del I secolo a. C. sul colle che sovrasta c, Santannea, al limite della con trada Turchio.

Una leggenda ricorda l’esodo di dodici famiglie dal villaggio di Santannea, in età tardo antica o altomedioevale e il loro trasferimento in una località più interna e sicura, dove avrebbero fondato la “terra vecchia”, il nucleo originario di Sannicandro Garganico.

Sull’esistenza di ruderi romani a Sannicandro, abbiamo una testimonianza del Fraccacreta il quale scrive all’inizio del secolo scorso che in quella terra vecchia c’era “la sola prospettiva della chiesa di San Giorgio di fabbrica detta opus reticolatum da Vitrurio”.

Tale chiesa è stata ricostruita e non mostra più alcuna traccia delle antiche strutture così come sono difficilmente rintracciabili i “ruderi di altri edifici reticolati e di Grecia architettura, di sepolcri chi scavati nelle pietre dolci, chi composti di tegole” che secondo lo stesso autore si vedevano lungo la strada che da Sannicandro “mena alle torri di Maletta e di Varano”.

(V. Russi “Abitati e viabilità romana nel Gargano”)