SUL DECRETO SICUREZZA SCONTRO ISTITUZIONALE TRA GOVERNO E SINDACI

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Dal quotidiano “La Repubblica” si apprende che, dopo una nuova giornata di scontro tra i sindaci e Matteo Salvini, interviene – sulla questione del decreto sicurezza – Palazzo Chigi: “Se l’Anci desidera segnalare eventuali difficoltà applicative – si legge in una nota – ben venga la richiesta di un incontro con il Governo, al quale anche il presidente del Consiglio è disposto a partecipare insieme al ministro dell’Interno. Inaccettabili, invece, sono le posizioni degli amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato. Disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità”. Un’apertura da parte di Giuseppe Conte. Ma, subito dopo la nota, arriva una nuova dichiarazione di fuoco di Matteo Salvini: “Amici dei clandestini, traditori degli italiani!”, scrive il ministro dell’Interno su Facebook, riferendosi ai sindaci che si oppongono al decreto sicurezza. Ed esclude una revisione del provvedimento: “Lo abbiamo già discusso, limato per tre mesi e migliorato”. Già prima aveva dichiarato: “È finita la pacchia. Se qualche sindaco non è d’accordo si dimetta. Rispettino la firma di Mattarella”. Insomma, due linee divergenti. In soccorso al vicepremier leghista arriva, dopo una giornata di silenzio dal fronte M5S, il vicepremier grillino: “La protesta dei sindaci è solo campagna elettorale” taglia corto Luigi Di Maio.

Dalla presidenza dell’Anci si dichiara: “Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire i diritti basilari assicurati agli altri cittadini, né, ovviamente, abbiamo alcun potere di rimpatriarli, come dovremmo comportarci noi sindaci? Inoltre quando si è deciso di chiudere i centri Sprar, che distribuendo su tutto il territorio nazionale il flusso migratorio assicuravano un’accoglienza diffusa, anticamera di una necessaria integrazione, alcune città hanno visto un aumento considerevole di stranieri nei centri Cas e Cara, a gestione ministeriale. Si è interrotto, così, un percorso virtuoso di accoglienza e integrazione e si è favorito l’aumento di tensioni sociali nelle comunità di riferimento. Riguardo alle minacce che il ministro dell’Interno rivolge ad alcuni sindaci, non vorrei essere costretto a fargli notare che poco tempo fa, prima di diventare ministro, egli stesso invitava platealmente i sindaci a disobbedire a una legge dello Stato, quella sulle unioni civili. Pertanto ribadisco il mio invito ad evitare polemiche inutili e a riunire attorno a un tavolo ministero e sindaci per risolvere i problemi che questa legge, oggettivamente, crea, così come avevano paventato prima della conversione in legge, la commissione immigrazione dell’Anci e molti consigli comunali di orientamento politico diverso. Non è possibile sospendere i diritti basilari delle persone così come non è possibile sospendere unilateralmente l’ottemperanza di una legge”.

Il Presidente dell’Anci Decaro arriva quindi una sollecitazione al dialogo. “I sindaci sono quotidianamente nella trincea dei bisogni e sono tenuti a dare risposte che non possono essere inefficaci, a maggior ragione se si tratta di diritti civili e protezione sociale – continua Decaro -. Per questo auspico che il ministro dell’Interno, contribuendo ad abbassare i toni della polemica, voglia convocarci per discutere delle modalità operative e dei necessari correttivi alla norma. Se poi il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia, come ha dichiarato anche in queste ore, siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare”.