SAN NICANDRO RICORDA L’ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI, LOTTA ALLA MAFIA: DUE UOMINI SIMBOLI DI UNA SVOLTA

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San Nicandro Garganico ricorda due uomini simboli di una svolta alla lotta contro la mafia. Alla presenza del Sindaco Matteo Vocale, dell’assessore alla Cultura Arcangela Tardio, dell’Avers e del pubblico intervenuto è stata deposta una corona in Piazza Falcone e Borsellino per ricordare l’anniversario della strage di Capaci a cui sono seguite alcune letture a cura del Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi.

“Nonostante la lotta alla malavita organizzata non rappresentasse certo una novità – e anzi attraverso la sua cronaca cruenta avesse persino alimentato le produzioni cinematografiche, da Francesco Rosi a Francis Ford Coppola, fino ad essere percepita in termini culturali – fu probabilmente l’avvento del Pool antimafia, nel 1983, a far comprendere definitivamente che si trattava di un’emergenza sempre più grave.

La decisione di organizzare un gruppo di lavoro che fosse rivolto esclusivamente alla lotta contro Cosa Nostra fu presa dal giudice Antonino Caponnetto, che sostituì il collega Rocco Chinnici caduto vittima di un agguato ordito dalla Mafia.

Nel team messo in piedi da Caponnetto trovarono posto i magistrati Giuseppe di Lello, Leonardo Guarnotta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In particolare Falcone e Borsellino erano coetanei e si conoscevano sin dall’infanzia, quando trascorrevano i pomeriggi a giocare a pallone nel quartiere Kalsa a Palermo.

Borsellino era entrato in magistratura nel 1963, un anno dopo la laurea, e aveva lavorato a Enna e a Monreale occupandosi di reati di stampo mafioso, prima di approdare a Palermo nel 1975.

Il risultato dell’attività del Pool antimafia, cui dettero un contributo decisivo i collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, fu nel 1986 il Maxi-processo di Palermo, concepito sulla base di un’ordinanza di ben 8000 pagine che rinviava a giudizio 476 indagati.

La conclusione del processo avvenne l’anno dopo e produsse 342 condanne, compresi 19 ergastoli. Fu un duro colpo per la Mafia e la novità delle riprese televisive restituì l’immagine simbolica degli uomini d’onore per la prima volta messi alla sbarra.

Ma il ritiro di Antonino Caponnetto, per motivi di salute, e la sorprendente decisione del Consiglio Superiore della Magistratura di non affidarne la guida a Giovanni Falcone portarono allo scioglimento del Pool antimafia. Falcone fu chiamato a Roma per assumere la Direzione degli Affari Penali; mentre Borsellino, dopo un periodo di lavoro trascorso a Marsala, rientrò a Palermo con l’incarico di Procuratore aggiunto.

Prima ancora della morte di Falcone, avvenuta il 23 maggio 1992, Borsellino aveva denunciato, in diverse occasioni e a mezzo stampa, l’impressione di isolamento percepita dai giudici e il crescente scollamento nei rapporti tra essi e lo Stato.

Il 19 luglio dello stesso anno Borsellino trovò la morte nell’attentato di Via D’Amelio a Palermo, causato da un’auto bomba, dove perirono anche i cinque agenti di scorta. Era andato a trovare la propria mamma.

Un’intervista rilasciata tempo dopo da Caponnetto al giornalista Gianni Minà portò alla conoscenza di un dettaglio. E cioè che dieci giorni prima Borsellino aveva fatto richiesta che i veicoli circostanti l’ingresso della palazzina dove risiedeva la madre fossero oggetto di rimozione. Ma la richiesta rimase misteriosamente inevasa.

Sfortunatamente la Mafia continua ad essere un flagello della società italiana, ma il sacrifico di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino ne ha ridimensionato la violenta forza eversiva.

Una figura vicina a Borsellino è stata quella di Leonardo Sciascia, lo scrittore siciliano di cui l’editore Adelphi ha appena ripubblicato “A futura memoria”, una raccolta di articoli che testimonia come anche la letteratura – con le idee e le parole – possa giocare un ruolo nel necessario processo di crescita della società civile”. (rai)