RIDARE NATURA CON LA NATURA STESSA, IN PUGLIA IL MODELLO DI SAN GIOVANNI ROTONDO

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Giovanni Russo   – dottore forestale – Presidente Associazione Italiana per Ingegneria Naturalistica – sezione Puglia: “Il Progetto ha interessato il bosco periurbano in un’area attigua ai luoghi di San Pio da Pietrelcina zone a elevata frequentazione turistica in quanto meta di pellegrinaggio. Sono state messe a dimora ben 3.618 piante di specie autoctone quali la ginestra, il biancospino, il prugnolo, l’orniello e la cosiddetta ‘berretta da prete’. Gli obiettivi raggiunti sono stati fondamentali perchè non solo da una parte è stato mitigato il rischio idrogeologico ma abbiamo recuperato e tutelato la fruibilità turistica dei luoghi e la loro biodiversità. I numeri sono numeri importanti con 8 ettari di diradamenti selettivi, 37 briglie di legname e pietrame, 400 metri quadri di piante selezionate e piantate, 400 metri di palificate, 206 metri di palizzate, 3.618 piantine autoctone messe a dimora nella palificata e sulle palizzate”.

“Con l’Ingegneria Naturalistica è possibile rinaturalizzare i luoghi e renderli più sicuri. I boschi sono una risorsa importante perché offrono molti servizi ecosistemici. Tra i più importanti vi sono la mitigazione del cambiamento climatico con il fissaggio del carbonio sottratto all’atmosfera e l’attenuazione delle temperature, il miglioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, la riduzione dell’erosione del suolo, la protezione dal dissesto idrogeologico, la conservazione della biodiversità e la fruizione turistico-ricreativa e culturale del bosco. Nonostante le foreste abbiano un ruolo ambientale e socioculturale di primaria importanza e la loro estensione sia costantemente in aumento negli ultimi decenni, molti boschi versano in uno stato di abbandono colturale e culturale. Di qui la necessità di gestirli e valorizzarli, per migliorare le loro funzioni e proteggere maggiormente il territorio da fenomeni di instabilità quali incendi e dissesto idrogeologico che alterano le condizioni naturali del suolo”.

Lo ha affermato Giovanni Russo, dottore forestale, Presidente dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, sezione Puglia!

Il modello San Giovanni Rotondo in Puglia, con le tecniche di Ingegneria Naturalistica!

“Il progetto “Interventi selvicolturali di prevenzione degli incendi boschivi e realizzazione di micro interventi idraulico-forestali con tecniche di ingegneria naturalistica nella località Valle Faina e Valle Scura, in territorio del comune di San Giovanni Rotondo” nasce con la finalità di prevenire gli incendi boschivi, di favorire i processi in atto di rinaturalizzazione, di aumentare l’efficienza regimante e di difesa del suolo con specifici interventi di ingegneria naturalistica. Il Consorzio di Bonifica Montana del Gargano, in partenariato con il Comune di San Giovanni Rotondo, ha progettato e realizzato gli interventi grazie a un finanziamento di 307.000 euro nell’ambito della Misura 226 “Ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi” del PSR della Puglia 2007 – 2013. Il Progetto, iniziato nel 2019, ha interessato il bosco periurbano in un’area attigua ai luoghi di San Pio da Pietrelcina – ha continuato Russo –  zone a elevata frequentazione turistica in quanto meta di pellegrinaggio. Si tratta di un versante collinare costituito da rimboschimenti di conifere realizzati negli anni ’60-’70, quali il Pino d’Aleppo e il Cipresso, ricadente nella proprietà pubblica del comune di San Giovanni Rotondo, in cui sono presenti circa 5 Km di sentieri a fruizione turistica. Le aree a valle del bosco sono classificate a elevata pericolosità alluvionale in quanto le piene dello scorso decennio, sono arrivate dai torrenti dell’area a monte del centro abitato creando ingenti danni. Gli interventi di Gestione Forestale Sostenibile e di Ingegneria naturalistica sono stati realizzati nei corsi d’acqua all’interno del bosco e nelle aree più prossime, con la costruzione di briglie in legname e pietrame, palificate e palizzate in legno e la messa a dimora di 3.618 piante di specie autoctone quali la ginestra, il biancospino, il prugnolo, l’orniello e la cosiddetta ‘berretta da prete’. Gli obiettivi raggiunti sono stati fondamentali perchè non solo da una parte è stato mitigato il rischio idrogeologico ma abbiamo recuperato e tutelato la fruibilità turistica dei luoghi. I numeri sono numeri importanti con 8 ettari di diradamenti selettivi, 37 briglie di legname e pietrame, 400 metri quadri di piante selezionate e piantate, 400 metri di palificate, 206 metri di palizzate, 3.618 piantine autoctone messe a dimora nella palificata e sulle palizzate. In questo modo è stato possibile anche tutelare la biodiversità ed è stato fatto con la natura stessa! ”.