RICONVERSIONE DEGLI OSPEDALI DI SAN SEVERO, LUCERA E CERIGNOLA

0
485

E’ dibattito in Capitanata sulla riconversione della rete ospedaliera provinciale. Un confronto che a Cerignola, Lucera e San Severo sta coinvolgendo mondo politico e sociale. «Non facciamo battaglie di retroguardia, non difendiamo strutture sanitarie inadeguate a preservare la salute dei cittadini dei territori interessati», sostiene Carlo Simone, presidente provinciale di Confesercenti. «La nostra Associazione di categoria non si tira indietro, è pronta a recitare il ruolo che gli spetta nella sua qualità di realtà di Rappresentanza a condizione che la Regione non perpetui la politica dei due tempi attuata dai predecessori: prima chiudere le strutture che ritiene inadeguate e poi procedere alla riorganizzazione della Sanità del territorio per garantire un servizio sanitario finalmente efficiente e a misura di cittadino». A parere del presidente di Confesercenti «occorre che contestualmente alla deospedalizzazione si proceda alla realizzazione degli interventi di potenziamento della sanità territoriale».

Immancabile il riferimento al dibattito politico che si sta consumando in queste ore. «Condividiamo la politica di ampliamento dei servizi distrettuali – aggiunge il presidente Simone – sia da un punto di vista strumentale che strutturale, in modo da aumentarne l’accessibilità e migliorare la qualità della vita e la salute delle comunità. Sì all’obiettivo che permetterà di completare il piano di riconversione dei presidi ospedalieri dismessi e trasformarli in presidi territoriali di assistenza, sì alla realizzazione di poliambulatori specialistici». Poi la richiesta. «Ma il potenziamento delle dotazioni tecnologiche dei servizi di diagnostica, specialistica e chirurgia ambulatoriale distrettuali – sostiene Simone -, l’ammodernamento della rete dei punti di raccolta del sangue, l’ampliamento del servizio di telemedicina ed il completamento della filiera dei servizi sanitari territoriali e riabilitativi per pazienti cronici deve avvenire contestualmente alla riconversione degli attuali ospedali».

Invia una risposta