RELIGIOSITA’ POPOLARE NELL’ARCO 1965-1978 A SAN NICANDRO. 3^ PARTE

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La presenza a Sannicandro G. di un sapere astrologico e divinatorio appartenente a livelli non propriamente contadini è testimoniata comunque nella biografia di Donato Manduzio, contadino, leader fondatore del movimento religioso neo-ebraico; la preparazione culturale di questo singolare personaggio era fatta di letture romanzesche ed astrologiche e rendeva la sua “figura … abbastanza vicina, soprattutto nella stima paesana, a quel mago-indovino-guaritore che mai manca nelle campagne del Sud”8. Manduzio assolse questa funzione, nel paese, fino a quando in una visione gli fu rivelata che la Verità risiedeva nella Sacra Scrittura, che aveva letto grazie ad un protestante del luogo e che l’adempimento di questa verità si sarebbe avuta ricostituendosi “in popolo eletto”.

Attualmente a Sannicandro non esiste più nemmeno il ricordo di questa esperienza religiosa, del tutto marginale rispetto al contesto culturale di appartenenza, ma grazie ad essa Manduzio ed i suoi seguaci avevano avuto la possibilità di rompere decisamente con la cultura d’origine: sortilegi, fatture, divinazioni erano ripudiati come forme di superstizione. Tutte le forme di dissidenza religiosa presenti nel meridione (dall’evangelismo popolare delle Chiese Battiste e dei Fratelli al pentecostalismo ai Testimoni di Geova) conoscono questo taglio netto con le superstizioni che si crede appartengano al “cattolicesimo romano”; certi elementi culturali, tuttavia, per esempio la visione, il sogno, il miracolismo, permangono nella percezione religiosa di queste nuove comunità, anche se carichi di significati e di contenuti dottrinalmente diversi. La diffusione dei movimenti cattolici tra le classi subalterne meridionali ha conosciuto, dagli inizi del secolo in poi, alterne vicende; era indubbia la connotazione di classe presente in queste forme di dissidenza religiosa. Ma la ondata emigratoria degli anni ’60, insieme ad altri fattori, ha frenato l’espansione di questi movimenti che attualmente si presentano con caratteri differenti da quelli storicamente noti. Sul piano strettamente teologico, è soprattutto la apertura ecumenica, di cui sono partecipi tanto il cattolicesimo che il movimento protestante, a determinare un atteggiamento non più settario, ma tipicamente “denominazionale” nelle comunità dei fratelli e dei pentecostali (come ho potuto rilevare da un’intervista al barbiere-maestro di musica di Sannicandro G., 64 anni, convertito da quattro al pentecostalismo e da osservazione partecipante ad una campagna di evangelizzazione condotta su iniziativa della comunità di Manfredonia a Monte S. Angelo, settembre 1978).

Molto più incisiva è la diffusione dei Testimoni di Geova, in quanto il messaggio escatologico di questo movimento incontra nella realtà contadina locale precedenti filoni di utopismo millenarista, di cui lo stesso episodio di Donato Manduzio è un esempio. In tutto il Gargano è stata rilevante l’espansione della Chiesa dei Fratelli10; ma le attuali comunità non costituiscono a livello proselitistico una forza d’urto, come invece succede per i Testimoni di Geova, nei confronti del cattolicesimo locale. Nella capacità di espansione del protestantesimo e in genere della dissidenza religiosa in un contesto monoliticamente cattolico è stato visto solitamente l’aspetto oppositivo, contestativo che muoverebbe le classi popolari contro la religione ufficiale, percepita unicamente come espressione delle classi egemoni depositarie del potere sociale ed economico. La situazione esistenziale, di oppressione e di miseria e la mancata risposta che sul terreno politico avrebbe caratterizzato la storia delle organizzazioni di classe nel meridione italiano sarebbero stati i motivi determinanti il successo di una scelta religiosa “scomoda”, in quanto fonte di discriminazioni, persecuzioni, soprusi, soprattutto durante il fascismo e il regime democristiano degli anni ’50. Questa analisi è però discutibile, alla luce degli sviluppi che i movimenti cattolici hanno avuto nel Sud e della diffusione di nuove comunità di derivazione statunitense (penso in particolare alla Chiesa Evangelica Internazionale), i cui contenuti dottrinali non costituiscono più alcuna rottura polemica con l’aspetto sociale esistente, ma anzi rafforzano il pieno allineamento ideologico dei convertiti, tutti appartenenti a quella subalternità di classe di cui si è detto, ai valori della cultura dominante. L’individualismo della salvezza e della grazia diviene il valore-guida di questi movimenti religiosi, la cui unica alterità rispetto alla religione ufficiale risiede nella autogestione della propria vita religiosa, nell’attivismo che vede la comunità, a più livelli, collettivamente protagonista di alcuni importanti momenti di socializzazione: predicazione, raduni speciali, campagne di evangelizzazione e testimonianza, ecc. Ed è questo il valore emergente nel secondo rilevante aspetto riscontrato nella religiosità popolare di questa zona: la proliferazione dei culti extra-liturgici.

Mirian Castiglione