PROPOSTE PER MIGLIORARE IL TENORE DI VITA DEGLI ABITANTI, ALLEVATORI, AGRICOLTORI ED OPERATORI DEL PARCO

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Visto il malessere latente in cui versano la maggior parte dei cittadini residenti, le categorie operative e produttive delle aree interne del Gargano, dal momento dell’istituzione del P.N.G. ( L.394/91) alla data odierna ( sempre di meno gli abitanti che investono, sempre di più quelli che emigrano anche per colpa di mancati indirizzi politici di sviluppo alternativo remunerativo non dati da una classe dirigente che, anche per incapacità propositiva, si è sempre preoccupata più della propria posizione economica e di carriera, che di quella di essere i veri rappresentanti istituzionali della gente, degli operatori e del territorio del P.N.G.), si propongono alcune proposte operative a breve, medio e lungo termine, per cambiare pagina e cercare di migliorare la vivibilità dei residenti, l’assetto del territorio, la salvaguardia, la commercializzazione dei prodotti e le condizioni di vita di tutti gli operatori dei settori s. i. Malessere latente anche a causa della scarsa tutela del territorio, delle attività produttive e della filiera corta dei prodotti dello stesso da parte dell’E.P.N.G. il quale deve smetterla di organizzare solo l’assetto interno burocratico e porsi a capofila di tali processi di salvaguardia e tutela di un territorio abbandonato a se stesso, affinché riprenda la produzione tutelata e adeguatamente commercializzata di ciò che tali aziende, già mortificate per tutti i divieti imposti dalla istituzione del P.N.G. producano e portino un reddito adeguato alle famiglie e creazione di posti all’interno delle aziende stesse, per i giovani che scelgono di restare sul Gargano e poter vivere dignitosamente. Perché se esiste l’ E.P.N.G. vuol dire che esiste un territorio da tutela e non da interdire, in molti casi, all’uomo stesso. Negli incentivi locali, provinciali, regionali, nazionali e della U.E. le aree parco (e non solo quella del P.N.G. )e i suoi operatori residenti-resistenti, specie i giovani, devono avere la priorità di accoglimento delle richieste, perché già svantaggiati dai numerosi ed infiniti vincoli che un territorio inserito in tale area impone e, quindi, non più giudicati da regolamenti “ a punteggio” fatti “ad acta” per favorire solo e sempre le solite aree della Puglia.

1** Settore olivicolo. I nostri uliveti, sono, per la maggior parte antiche cultivar autoctone, innestate su olivastri, quindi, le quantità di olio prodotto sono pregiate e di alta qualità ma sempre esigue per recuperare almeno le spese (perché di reddito non sene parla più) e il nostro olio, completamente biologico, deve essere tutelato, attraverso una reclamizzazione in mercati di nicchia garantiti e non svenduto all’ammasso. Quindi si propone che l’E.P.N.G. si ponga a capofila nella ricerca di mercati, faccia delle proposte alla regione e alla U.E. affinché ci siano condizioni di priorità nella ricezione di contributi per coloro i quali operano nel territorio del parco, per il contributo di insediamento e mantenimento tali antiche piante che non sono competitive come le nuove (e non solo di primo insediamento). Garantire la modernità all’interno di tali aziende per renderle produttive e con reddito (es. contributi per migliorare le condizioni dei terreni, come acquisto di macchine agricole adatte per la raccolta, rifacimento di muretti a secco di confine di proprietà, rifacimento dei terrazzamenti, spietramenti per far in modo che un uliveto pedemontano possa essere arato, smacchiamenti di piante infestanti, irrigazioni, ove possibile e si crei una nicchia, inizialmente assistita e reclamizzata di tale prodotto con il P.N.G. che riprenda il suo ruolo di ente capofila e vada alla ricerca dei mercati di qualità.

N.B. Correre ai ripari, fin da ora, dalla dilagante epidemia degli uliveti garganici a causa della “Xylella fastidiosa” che entro l’arco di un quinquennio sarà presente inesorabilmente anche in provincia di Foggia e, quindi, anche sul Gargano. Se l’E.P.N.G. non istituiràimmediatamente un tavolo tecnico-politico per porre rimedi utili e non attuerà misure di prevenzione e cura in tempo utile, tutto il patrimonio olivicolo del nostro Gargano potrebbe andare distrutto nell’arco di pochi anni e con esso migliaia di anni di cultura dell’olio e di cultivar rare ancora presenti sulla nostra montagna.

2** Settore agrumario. Si propone che l’E.P.N.G. faccia delle proposte alla regione e alla U.E. affinché ci siano condizioni di priorità nella ricezione di contributi per coloro i quali operano nel territorio del parco (e non solo di primo insediamento), per mantenere lo stato di atavica condizione rurale (es. contributi per migliorare le condizioni dei terreni, come acquisto di macchine agricole per la raccolta, rifacimento di muretti a secco di confine della proprietà, rifacimento di terrazzamenti, spietramenti, smacchiamenti da flora infestante, irrigazioni, ecc.) ove possibile, si crei una nicchia, inizialmente assistita e reclamizzata di tale prodotto con il P.N.G. capofila e vada alla ricerca dei mercati di qualità. Creare le condizioni di modernità all’interno di tali aziende per renderle produttive e con reddito. Anche con piccole industrie di trasformazione in loco di tali agrumi utilizzabili per succhi freschi e a media conservazione, canditi, liquori, ecc.

3** Settore Edilizio Rurale.  Che l’E.P.N.G. si faccia immediatamente carico e capofila coi comuni per rivedere immediatamente l’attuale piano del parco e l’infame  P.T.T.R.2015 per poter permettere ad allevatori ed operatori del settore agricolo e forestale di poter ristrutturare le aziende ed edificare nuove stalle ed immobili rurali finalizzati “solo ed esclusivamente” alle attività agro-silvo- pastorali, comprese quelle di “vera attività  agrituristica e diversificata”, fornendo le aziende dei servizi primari ( come energia elettrica, elementari acquedotti rurali e contributi per abitazioni rurali per dotarle di servizi igienico-sanitari, ecc. ). Non è più possibile che altri allevatori e agricoltori fuori area parco prosperino senza regole e vincoli ed abbiano tutti i servizi, nessuno escluso, e chi ha scelto o ha subito il parco o opera in esso si debba sentire asfissiato da dinieghi ed impossibilità di poter competere con altri colleghi fuori di tale area e non poter ricevere nessun servizio utile alla vivibilità. Quindi, aiuto che non deve mai essere sussistenza ma messa in condizioni di vivibilità eco compatibile ed eco sostenibile che diano la qualità e la certezza della competitività dei prodotti in tale area parco.

4** Forestazione, sentieristica e P.L.T. Non è possibile che quasi tutti i nostri proprietari di appezzamenti di foreste, site all’interno di area Parco, debbano avere tempi biblici per poter fare richieste di taglio e di conversione dei “boschi di loro proprietà” , subire delle prescrizioni e poi, spesso, nelle graduatorie regionali dei contributi ammessi, o sono esclusi senza nessuna corsia preferenziale o sono preferiti ad altre aree di Puglia che di boschi…NON NE HANNO! Così per la salvaguardia dei percorsi naturalistici ed investimenti vari che vanno, per la maggior parte in aree della Puglia senza vincoli. Quindi, chi è nell’area Parco è penalizzato due volte. Inoltre, è impossibile pensare ad un territorio in cui la pastorizia è l’attività principale delle sue aree interne, perfino nei boschi e non vedere variato, ovunque non attuato, il piano della D.G.R. n°1438 del 26 febbraio 2015 avente ad oggetto: Riconoscimento pratiche locali tradizionali PLT che darebbe un ulteriore riconoscimento delle quote comunitarie del 50% agli allevatori perché tali foreste sono addette anche al pascolo. Cosa che in effetti avviene solo da qualche migliaio di anni. Invece, nessuno degli enti istituzionali e loro dirigenze si impegnano a far sentire la nostra voce nelle sedi competenti.

5** ZOOTECNIA E AGRICOLTURA. Tali settori sono, unitamente al settore turistico, dei settori nevralgici, sotto ogni punto di vista, per l’economia, l’ambiente e perfino per il mantenimento dell’assetto agro-silvo-pastorale del territorio del Gargano. Tali settori erano il fiore all’occhiello, grazie ad agricoltori e agli allevatori che erano riusciti a preservare lerazze autoctone ed i metodi tradizionali di lavorazione dei nostri formaggi in un territorio che era un’isola biologica con un eco-sistema ancora quasi integro. Oggi, questi settori non sono più del tutto produttivi, perché la nostra agricoltura tradizionale non è più competitiva e non si è saputa rinnovare, le nostre razze bovine, ovine, caprine, suine ed equine non sono più concorrenziali con i mercati che chiedono, sempre più quantità che non qualità e versa in condizioni di estrema crisi. A ciò si aggiunga anche l’assenza totale della presenza della dirigenza dell’ E.P.N.G., delle associazioni di categoria e altri fattori congiunturali che ne hanno determinato le condizioni in cui versano. Per arginare l’ eutanasia di tali settori ed emorragia di giovani occorre un piano a breve, medio e lungo termine per:

1** Trovare fondi per la riqualificazione delle aziende ed ammodernarle, a passo con i tempi, consentendo la lavorazione con metodi tradizionali ma in regola con quelle socio-sanitarie U.E.;

2** Incentivare l’acquisto e il ricambio delle attrezzature utili in tali settori e meno inquinanti;

3** Finanziare la nuova costruzione, la rimessa in funzione di vecchie cisterne e piscine a cielo aperto o la costruzioni di grandi “cutini”  per la raccolta delle acque meteoriche in carenza di un acquedotto rurale di cui se ne sente, sempre più, l’esigenza;

4** Mantenere in condizioni decenti ed in sicurezza i tratturi e i sentieri che portano a tali aziende per incentivare un turismo ambientale nazionale ed estero a piedi e cognitivo del territorio. Ruolo dell’E.P.N.G. per fare da raccordo fra autorità locali ed istituzioni;

5** Dare priorità nei fondi regionali per la costruzione dei muretti a secco alle aziende site nell’area parco e del sopramonte dove i muretti a secco e terrazzamenti erano la quint’essenza della tutela del paesaggio e il P.N.G. deve farsi portavoce e non restare inerme di fronte a decisioni regionali spesso, equivoche e partigiane verso quelle aree della Puglia dove dei muretti a secco non se ne è mai sentita l’esigenza

4** Concludere l’operazione di elettrificazione rurale in tutte le aree interne ed incentivare le stesse con nuove tecnologie per il risparmio energetico e produzione di energia elettrica;

5** Creare un piano a breve e finale e non provvisorio di valida salvaguardia delle greggi dai lupi che decimano gli allevamenti (che preveda recinzioni ad acta, specie nelle aree adibite a pascolo estensivo nelle quali elaborare un metodo di catena alimentare che veda il lupo non cacciato ma ancora cacciatore senza creare problemi per le greggi). Perché il lupo non deve essere oggetto di sterminio ma neanche gli allevatori devono sentirsi estranei ed intrusi in un territorio che atavicamente è loro;

6** Favorire il ricambio generazionale con incentivi ai giovani allevatori che subentrano sul modello regionale da cui i nostri giovani sono quasi sempre esclusi a causa di impedimenti vari. Ruolo dell’E.P.N.G. per fare da raccordo fra autorità locali ed istituzioni regionali e nazionali;

7** Incrementare il patrimonio delle razze autoctone con incentivi a fondo perduto, tutelare e garantire la vendita dei prodotti di nicchia in mercati dove l’E.P.N.G. deve farsi capofila responsabile per la reclamizzazione attraverso fiere, esposizioni per far conoscere i prodotti. Non servono finanziamenti a pioggia, bensì mirati e controllati;

8** Permettere a tale categoria di operatori di poter usufruire anche di fondi per creare un settore agrituristico valido per diversificare l’offerta aziendale ed avere un reddito alternativo;

9** Priorità per l’acquisto di terreni privati o la gestione  di terreni demaniali tramite agevolazioni riservate a chi è residente in area parco ed opera nei settori agro-silvo-pastorali;

10** Ricevere un incentivo per mantenere i terreni coltivati con la buona pratica agricola, anche dopo la fine della P.A.C., perché sul Gargano i terreni non sono fertili ed irrigui come quelli di altre parti della Puglia. Quindi, non competitivi;

11** Creare un piano di valida salvaguardia rurale che difenda le aziende agricole-zootecniche dalle devastazioni delle colture dalle aggressioni dei cinghiali, ormai, in sovrannumero critico e pericolosi anche per l’essere umano attraverso una caccia di selezione aperta tutto l’anno e severamente controllata, effettuata da squadre di “cinghialari” costituite e riconosciute dall’E.P.N.G per esclusiva caccia di abbattimento e di selezione;

12** Estrema ratio, perfino la “riperimetrazione definitiva del P.N.G. per permettere alla fauna selvatica di vivere in pace ma anche ad agricoltori ed allevatori di prosperare nei terreni di loro proprietà;

6** ITTICULTURA ACQUE INTERNE DEI LAGHI DI LESINA E VARANO.

Drammatica è anche la situazione in cui versano le attività ittiche degli allevamenti lacuali dei laghi di Lesina e Varano, in quando uno spropositato numero di cormorani ed altra fauna predatrice distruggono, durante l’arco dell’anno, svariate tonnellate di pesce d’allevamento portando tali aziende al limite del collasso economico aziendale a fronte dei costi esosi per l’acquisto del mangime biologico naturale e sistemi di difesa previsti dalle vigenti leggi, spesso, inutili ma costosi.

A causa del divieto assoluto della caccia, anche solo selettiva, in tali acque interne delle aree protette, poi, sono aumentati in modo spropositato predatori acquatici che fanno strage delle uova e della stessa avifauna locale come folaghe, germani reali e altre specie ittiche che sono diminuite in modo esorbitante(chiedere anche alla dirigenza I.S.P.R.A.). Senza un controllo di questi predatori naturali (avifauna, rettili ed altri) i due laghi salmastri stanno morendo e la fauna ittica e l’avifauna migratoria e stanziale è in forte pericolo di estinzione. Che si istituisca un tavolo tecnico-politico con il P.N.G. capofila, perché anche in tale settore c’è un’economia che per mantenere gli standards di produzione di qualità sta morendo.

7** E.P.N.G. RUOLO DI SERVIZIO E NON DI IMPOSIZIONI E DIVIETI.

Da parte della dirigenza attuale e futura urge un solo comandamento: ”Saper ascoltare la gente laboriosa che nel P.N.G. opera con sacrifici e privazioni diverse da quelle attività che sono in area fuori dal parco, indipendentemente dal loro grado di cultura; Rispettare ed ascoltare sempre con attenzione gli operatori di settore; dare soluzioni tecniche-operative e non che per manifesta incapacità, si alza perfino, la voce. Il personale dell’E.P.N.G. è preposto ad essere operativo, innovativo per idee e sostanza nel servire la gente di questo monte e non che succeda il contrario…Mai più mettere le persone fuori dalla porta alzando perfino la voce”. Il P.N.G. deve tornare ad essere una risorsa, principalmente per chi nel parco ci vive e non per chi nell’E.P.G. ci lavora e che deve essere al servizio della gente!!

Queste sono solo alcune delle regole base ed iniziali per tornare a credere ancora nell’E.P.N.G., per creare un tavolo tecnico-ambientale-socio-politco-sindacale e ripartire con una nuova base di reciproco rispetto tra la nuova classe dirigente dell’ente e gli abitanti residenti-resistenti. UNA NUOVA DIRIGENZA CHE DEVE SAPER ASCOLTARE LE LAGNANZE VERE DELLA SUA GENTE E DEI SUOI OPERATORI DI SETTORI COME LA ZOOTECNIA, L’AGRICOLTURA E IMPEGNARSI A DARE DELLE RISPOSTE SERIE E CONCRETE CON TEMPI E METODI CERTI!

COMITATO SPONTANEO DEGLI ALLEVATORI E DEGLI AGRICOLTORI