PATRIZIA DI MONTE: USI TEMPORANEI, UNA GUIDA PER P.A. E CITTADINI

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L’architetto sannicandrese Patrizia Di Monte nell’articolo di “thebrief.city” che è una vetrina con una selezione essenziale delle principali notizie di thebrief per dare al lettore informazioni utili e veloci sui temi legati alla progettazione e alla rigenerazione delle città.

Una prestigiosa testata online giornalistica indipendente che si occupa di trasformazione urbana, di architettura e ingegneria. Si rivolge alla community del settore delle costruzioni, anche attraverso una continua attività di scouting tra le eccellenze. Racconta con puntualità fatti e protagonisti, con notizie in tempo reale e approfondimenti mirati.

Si riposta, di seguito, l’interessante articolo della Di Monte.

Generative Commons. Patrizia Di Monte firma la ricerca nell’ambito di un progetto europeo

Imparare dalle best practices innovative. Promuovere strategie mirate per riattivare gli spazi vuoti. Attivare un Temporary Use Office. Questi i tre macro-capitoli di un lavoro di ricerca dedicato agli usi temporanei e curato dall’architetto italo-spagnola Patrizia Di Monte.

Un manuale di servizio all’interno della pubblicazione “Tools for the Generative Commons. Pratiche, processi e design” che valorizza i diversi strumenti rivolti a cittadini e pubbliche amministrazioni, per poter affrontare i processi necessari alla riattivazione degli edifici abbandonati e dei vuoti urbani. Il prodotto editoriale nasce dalla ricerca maturata nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 “Generative Commons”: Di Monte ha sviluppato la sezione dedicata agli usi temporanei, Alessandra Quarta e Antonio Vercellone, dell’Università di Torino e coordinatori del progetto, si sono concentrati sulle questioni legali, i ricercatori del CLT Bruxelles hanno esplorato i possibili modelli di governance, mentre l’Open Lab Athens ha proposto dei modelli per implementare gli strumenti di partecipazione dei cittadini.

Per il focus sugli usi temporanei si è partiti dalla costruzione di un modello analitico (analizzando 250 nuovi spazi culturali ibridi in Europa, con attenzione alle caratteristiche urbane e spaziali), evidenziando come l’utilizzo di vuoti urbani riesca a rispondere alle mutevoli esigenze della società, con un background sperimentale nella cura dello spazio, nei modelli gestionali, ma anche nelle modalità di relazione con le amministrazioni locali. Il tutto tenendo conto che l’uso creativo dello spazio incide in modo determinante nell’area di influenza pedonale, offrendo risposte e servizi in linea con i bisogni espressi dalla comunità di riferimento.

Grazie alle sei fasi ipotizzate dall’autrice le pubbliche amministrazioni potranno dare ai cittadini risposte puntuali attraverso un modello innovativo di trasferimento d’uso.

Il lavoro di ricerca propone quindi una strategia in sei fasi per riattivare gli spazi in disuso, attraverso una sequenza di passaggi tesi a riattivare in modo temporaneo edifici vuoti, con scelte capaci di dare soluzioni multiple. Offerta, domanda, finanziamento, accordo, attuazione e valutazione: ciascuna di queste sei fasi viene categorizzata (con indicatori attenti anche alla facilità o meno d’uso degli immobili) dando priorità alla rete di attori e processi coinvolti.

La sfida sta soprattutto nella governance. Da qui l’idea di un “Ufficio Uso Temporaneo” che proponga un’unica finestra per facilitare il dialogo tra i cittadini e Pa. «L’attuale pianificazione delle città – racconta Patrizia Di Monte ­­– produce una discrepanza intrinseca tra il piano urbanistico e l’attuazione, con numerosi edifici in disuso da gestire nel medio e lungo tempo. L’obiettivo del toolkit consiste nello stabilire una metodologia che consenta una visione globale di tutti quei processi necessari per il riutilizzo temporaneo degli edifici abbandonati. Un approccio unitario che tenga conto della normativa, dell’efficienza, di criteri ambientali ed economici che condizionano l’immersione dell’edificio in un nuovo ciclo di vita». Questo strumento sarà utile sia alle pubbliche amministrazioni che ai cittadini, e le sei fasi identificate nella strategia consentiranno di dare risposte puntuali alla comunità, attraverso bandi, implementando modelli innovativi di trasferimento d’uso e forme alternative di gestione. (thebrief.city)