OLIO, ARRIVA IL CONTRASSEGNO PER L’EXTRAVERGINE 100% ITALIANO

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Il nuovo contrassegno promosso da Cno, Cia e Zecca dello Stato per certificare l’olio extravergine 100% italiano ROMA – Mentre i prezzi dell’olio di oliva salgono in tutta Europa e l’esecutivo Ue propone un incremento del contingente di olio di oliva a dazio zero dalla Tunisia, da noi i piccoli produttori (oltre 700mila aziende attive) lanciano una nuova iniziativa per difendere l’extravergine di qualità made in Italy. Si tratta di un “super contrassegno” che si aggiunge alle indicazioni obbligatorie già in etichetta e certifica l’olio extravergine 100 per cento italiano. Uno strumento in più per i consumatori per mettersi al riparo dalle frodi, che colpiscono sempre più di frequente questo prodotto e sottraggono al settore 1,5 miliardi di euro all’anno.
L’annuncio arriva dal Cno (Consorzio nazionale degli olivicoltori) che, con l’appoggio di Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Poligrafico e Zecca dello Stato, ha messo a punto il bollo speciale. Il contrassegno, però, non ha ancora ricevuto il sostegno né del ministero delle Politiche Agricole né di quello dello Sviluppo economico. Il sistema del nuovo contrassegno si basa su tre pilastri: Stampa di sicurezza per il riconoscimento del prodotto a tutela dalla contraffazione; tracciabilità mediante sistema informativo (ossia il QR code tramite il quale, con un semplice smartphone, il consumatore può avere tutte le informazioni sull’origine del prodotto, ndr); numerazione univoca presente sui contrassegni che, unita al codice di controllo, consente di conservare traccia della storia del prodotto etichettato.

Tutto questo avviene in un mercato che si complica sempre di più, anche sul fronte dei prezzi che, in Europa sono aumentati del 20% nel 2015 a causa del batterio xylella, comparso nel 2013 in Italia colpendo soprattutto la Puglia, e dello scarso raccolto in Spagna, dove il calo della produzione è iniziato nel 2014 e si è aggravato l’anno scorso a causa della siccità. Lo afferma uno studio pubblicato da Information resources inc (Iri), la società che opera a livello globale nelle ricerche di mercato. L’analisi si basa su rilevamenti in sette paesi dell’Europa occidentale: Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi bassi, Regno Unito e Spagna.In dettaglio l’aumento dei prezzi ha colpito maggiormente i Paesi che utilizzano il prodotto come ingrediente principale nelle loro cucine toccando +27% in Spagna, +21% in Italia e +17% in Grecia, mentre in Francia era +8,5%.
Il tema dell’aumento dei prezzi si incrocia, poi, con quello della proposta della Commissione europea di incrementare di 35mila tonnellate l’anno per il 2016 e il 2017 l’import extra di olio di oliva a dazio zero proveniente dalla Tunisia.

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