IL 4 NOVEMBRE RACCONTATO DA EMANUELE PETRUCCI

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Chiedi al bel piano un lembo del suo verde,

all’Alpi delle lor nevi il candore.

Chiedi all’eroe che per la Patria muore

il rosso sangue che dal core ei perde ed

avrai fatta così la tua bandiera.

L’emblema santo dell’Italia intera

e avrai così formato il Tricolore

la fiamma santa che t’accende il cor!

Il quattro del mese di novembre del 2021 è una giornata storica per la nostra Italia perché ricorre la celebrazione della vittoria sull’esercito Austro-Ungarico nella prima Guerra Mondiale, ma è ancora più importante in quanto ricorre anche il centenario della traslazione della salma di un soldato sconosciuto nel monumento al milite ignoto eretto a Roma. E fu proprio nell’occasione di questa traslazione che venne emanata un’ordinanza nella quale era compresa la disposizione di comunicare la lista dei caduti ai singoli comuni di appartenenza delle vittime per far sì che i nomi venissero immortalati in piccoli monumenti.

Anche nella cittadina di San Nicandro Garganico fu eseguita l’ordinanza facendo erigere un monumento consistente in una lapide che tutt’oggi si trova affissa al muro del Convento nella quale sono incisi i nominativi di tutti i paesani periti nel conflitto ma dove sono stati compresi erroneamente alcuni nominativi di altri paesi e dove invece non sono compresi alcuni giovani sannicandresi.

Io questa lapide la conosco sin da quando remigino1 sono stato iscritto e ho cominciato a frequentare la prima classe delle scuole elementari. Quindi nel frequentare tutti i giorni la scuola ero costretto a guardare la lapide e più i giorni passavano e più mi incuriosiva sapere chi fossero quei tanti nomi che riporta la grande lapide affissa sul muro del Convento che era la mia scuola. Sapere chi fossero quei nomi era diventata una fissazione, una fissazione che mi faceva fantasticare e tormentare il cervello, ma ancor più, mi ossessionava il seguente scritto inciso alla base della lapide: “Sannicandro ai suoi caduti”. Al che col mio cervello mi sono tormentato nel cercare di capire cosa volesse dire quello scritto e soprattutto, mi chiedevo, perché tutte quelle persone fossero cadute tutte insieme e, poi, cadute da dove?

Poi mi incuriosiva sapere anche il perché, spesso vedevo una mia zia che si metteva seduta sul muretto dell’adiacente Parco delle Rimembranze dove passava ore e ore, compunta, a cucire o a filare e contemporaneamente a fissare con lo sguardo quella lapide. Fu così che quando finalmente mi è stato risolto l’enigma, quando mi è stato chiarito il significato e mi è stato spiegato chi erano quelle persone, per giunta tutti giovani, sono rimasto esterrefatto, scosso scioccato ma anche fiero, fiero perché su quella lapide era inciso il nominativo di un mio zio, proprio il marito di quella zia che ancora per tanto tempo ha continuato a frequentare quel posto, cioè fino a quando è stata costretta, per seguire l’unica figlia, a lasciare questo paese.

Quindi la lapide riportava il nome di un mio zio di primo grado. E così dopo tanti anni il ricordo di questo ragazzo morto in guerra mi ha invogliato, mi ha spronato a scrivere i seguenti versi che gli dedico qual segno tangibile di gratitudine per aver donato con abnegazione la sua giovane vita per la nostra cara Patria. 1 Remigino era il bambino iscritto per la prima volta alle scuole elementari che avevano inizio sempre il primo di ottobre e siccome il primo di ottobre è San Remigio da qui l’appellativo di remigino. … e tutti si inginocchiavano e tutti si segnavano al passaggio