IL 25 APRILE COME FARLO RIVIVERE NEI SUOI GIUSTI VALORI

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Ogni anno, dopo la guerra di Liberazione nazionale, celebriamo il 25 Aprile per far memoria delle epiche imprese dei nostri antenati che si sono immolati per rendere libero ed indipendente il popolo italiano, protetto, nei suoi confini.

Ogni anno ricordiamo e facciamo memoria dei valori fondamentali che abbiamo ereditato dai nostri Padri, con sacrifici della propria vita, forse senza renderci conto della loro preziosa essenzialità.

Non tutti di noi hanno partecipato agli avvenimenti del secondo conflitto mondiale, dell’atrocità di situazioni tristi e indescrivibili, e delle indicibili privazioni che la popolazione ha subito.

I più anziani, nonni e bisnonni, perpetuano alle nuove generazioni i sacrifici immani a cui si sono sottoposti per regalarci, è il caso di dire, serena convivenza, benessere e una Patria sicura libera e indipendente preconizzando uno Stato più ampio: l’Europa dei Popoli.

Purtroppo stiamo vivendo un’altra epoca non meno drammatica di quelle delle due guerre mondiali combattute con le armi: la nuova strategia di nuovi conflitti combattuti con mezzi economici che provocano situazioni altrettanto drammatiche.

La globalizzazione dell’economia, le migrazioni, i nuovi focolai di guerre combattute per interesse economico e la supremazia di superpotenze economiche dimostrano l’evidenza.

Se nel passato abbiamo assistito ai “lagher” nazisti, e altrettanti arcipelaghi Gulag, alla sterminio del popolo ebreo, alle deportazioni di massa per la distruzione di civiltà e vite umane, con selezioni di razza, oggi siamo obbligati a impedire il ritorno ad un barbaro passato non tanto remoto.

Le migrazioni da Stati oppressori, da dittature, da interessi economici con lo sfruttamento dei popoli deboli, ci impongono di aiutare i migranti senza casa e senza futuro.

Serve a poco chiudere i porti o presidiare i confini nazionali alzando muri chilometri fra i confini di Stato. Troveremo morti nei mari e ai piedi dei muri di confine!

Dobbiamo ascoltare e per questo considerare il grido di dolore dei giovani che invadono, pacificamente, le Piazze di ogni Stato reclamando rispetto per la dignità della persona e attenzione per la salvaguardia dell’ambiente.

I giovani “pretendono”, direi lodevolmente, da noi che non si consumino risorse con ingordigia perché domani le future generazioni non potranno accedervi.

Non si consumi suolo perché domani assisteranno, i nostri eredi alla desertificazione del territorio e danni irreparabili alla natura.

Festeggiamo il 25 Aprile reclamando dai nostri governanti la giusta attenzione alle nuove povertà e ai bisogni impellenti dei giovani.

Che, senza lavoro, si trovano già senza prospettiva del futuro e perciò ai margini di una Società sempre più asettica e distante dalla solidale attenzione ai concittadini in difficoltà.

Senza queste attenzioni alimenteremo focolai di croniche instabilità con il pericolo di disordini sociali e ingovernabilità delle Istituzioni.

Michele Russi