I DUE PARTITI, LEGA E CINQUE STELLE, CHE OSTENTANO IL RINNOVAMENTO DELLA POLITICA

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Assistiamo, in questi circa cinquanta giorni dalle elezioni politiche, ad uno spettacolo da circo e grezzi litigi, da parte dei due “partiti” che asseriscono di essere fautori ed artefici del rinnovamento della politica italiana.

Tutti contro tutti, veti incrociati, pretese ardite di voler scegliere fra i partiti tradizionali chi ritengono democratici rigettando qualcuno ritenuto collaboratore di mafia. Facendo finta, forse perché troppo giovane, Di Maio, poco esperto e preparato, che quel partito da lui demonizzato, durante la sua direzione di Governo, ha introdotto leggi antimafia e l’articolo 41 Bis.

In campagna elettorale, prometteva cinque stelle: sostegno economico generalizzato e a tutti reddito di cittadinanza. La gente, a ragione, asfissiata da una crisi economica senza uguali, ha creduto di uscire dal tunnel della miseria, votando i “nuovi salvatori dei poveri ed abbandonati”. Cinque Stelle e Lega si sono mostrati falsi profeti nel promettere prospettive tanto assurde quanto irrealizzabili nel concreto.

Si è notato da subito, il giorno dopo le elezioni, dopo aver vinto le elezioni al Sud, maggiormente colpito dalla crisi economica, che le promesse irrealizzabili non avrebbero trovato accoglimento per le tragiche condizioni delle finanze pubbliche (spaventoso debito pubblico).

Quisquigliando, da subito, i cinque stelle, dalla realizzazione del reddito di cittadinanza, di annullare la Legge Fornero, (la lega), e di abbassare le tasse in modo talmente esorbitante da non potersi realizzare. Lo specchio per le allodole ha funzionato solo per assicurarsi la vincita e la vittoria di Pirro alle elezioni politiche.

Dopo di che non hanno nessuna capacità di fare sintesi per formare un Governo, secondo 5stelle e Lega del rinnovamento. Scarsa se non nulla considerazione da parte della comunità internazionale. Una stagnazione da vuoto politico che preoccupa tutti, dall’Europa agli italiani che si vedono gabbati da tanto furore da rinnovamento. I partiti tradizionali, devono trovare il senso della responsabilità e, abolendo veti tattici, prendere coscienza del vasto vuoto politico di cui soffre l’Italia e gli italiani.

Gli scandali di Stato fanno emergere in modo lapalissiano che la corruzione non è annidata nei partiti della Prima Repubblica, come sostiene il Di Maio, anche se nel passato vi sia stata una qualche “giustificazione” sociale, ma nei funzionari che detengono un assurdo potere assoluto.

Michele Russi

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