EDITORIALE DELLA DOMENICA. PER LO SCHIAPPARO PAROLE DI BUONSENSO TRA I SINDACI

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Civico 93, nel 2020, pubblicava un editoriale riguardante la sentenza con la quale il Consiglio di Stato dichiarava soccombente il comune di San Nicandro nella vertenza confinaria degli usi civici contro il comune di Lesina.

Quella sentenza sembrava aver messo la parola fine ad una vicenda che le varie amministrazioni comunali avevano fatto durare tantissimo tempo con spreco di denaro pubblico. La chiusura della vertenza, finalmente, lasciava lo spazio per poter fare una valutazione sul futuro di tutta la zona dell’istmo che da Torre Mileto porta fino alla foce dello Schiapparo.

In un incontro tra sindaci di allora circa la valorizzazione dei due laghi, il sindaco Ciavarella poneva l’accenno proprio sull’istmo adoperando la metafora dell’ascia di guerra che il comune di San Nicandro vuole definitivamente sotterrare. La sua affermazione fu ben gradita soprattutto dal sindaco Cristino di Lesina e condivisa da tutti gli altri in virtù di una definitiva valorizzazione di quell’area.

Infatti veniva sottolineato che era ormai terminato il tempo di costruire ancora su quel territorio in quanto ora occorre una grande opera di ristrutturazione delle strutture esistenti che darebbe ossigeno ad una economia che langue da tempo. L’intento sembrava essere una accelerazione per chiudere in maniera tombale il contenzioso ben sapendo che quel territorio fa parte del comune di Lesina che, insieme a quello di San Nicandro, devono fare fronte unico presso gli enti regionali per la definizione del Pirt, per la qualificazione dell’intera zona e, soprattutto, per portare tutti i servizi necessari e di primaria necessità per la vita normale di ogni giorno e cioè strada, illuminazione pubblica, rete idrica e fognante.

Da allora non si parla più di questo problema, tutto sembra essersi fermato ed il sogno di una valorizzazione di quella zona sembra essere chiuso nei cassetti impolverati della Regione Puglia e nemmeno i due comuni sembrano dare più attenzione a questo grande problema anche se ogni tanto c’è un’ordinanza di demolizione di qualche immobile.

Forse la politica non deve farsi sfuggire la possibilità di riprendere questo problema interrotto sicuramente dall’effetto Covid degli ultimi due anni e dare, insieme alla Regione Puglia (ma, si crede, anche alle “società”) una possibile soluzione per una possibile sanatoria perché l’abbattimento di migliaia di case comporta un danno ambientale notevolissimo.

Il Direttore