CASA SOLLIEVO “TOGLIE” LA CARDIOCHIRURGIA A FOGGIA

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Non c’è pace per la sanità in provincia di Foggia. L’ultimo scontro “politico” riguarda l’attivazione della cardiochirurgia, annunciata qualche settimana fa agli Ospedali Riuniti di Foggia. Sulla questione, le dichiarazioni del governatore della Puglia, Michele Emiliano, sono sempre state inclinate verso il sistema pubblico. Ma lo scenario negli ultimi giorni sembra essere cambiato. L’ospedale di San Pio, Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo, avrebbe bruciato tutte le tappe: sarebbe pronta a partire con la cardiochirurgia già ad aprile. Il management, contattato da immediato.net, non ha voluto commentare la notizia che spariglia le carte nel sistema dell’offerta sanitaria provinciale e regionale. Il privato, dunque, “brucerebbe” sul tempo il pubblico in un segmento decisivo per determinare il “salto di qualità” di un ospedale. E non solo in termini sanitari, ma anche economici, se è vero che una prestazione costa mediamente alla Regione più di 20mila euro, rispetto ai 6-7 delle altre.

Il manager calabrese Domenico Crupi avrebbe dunque vinto il “duello” con l’unico altro competitor, gli OO.RR.. Difatti, secondo molti addetti ai lavori ascoltati dalla nostra redazione, in provincia di Foggia non ci sarebbero i margini per tenere in piedi due cardiochirurgie. “A Foggia arrivano circa 62mila pazienti con patologie cardiovascolari gravi, per di più la città è in una posizione baricentrica favorevole”, dichiarano fonti vicine ai vertici di via Pinto. Ma allora perché la Regione ritiene di spostare l’asse a San Giovanni, sul promontorio? La risposta dovrà darla Emiliano, evidentemente. La decisione è politica a questo punto, perché a Foggia servirebbero 2,5 milioni per il personale e, al momento, nessuno ha pensato di sbloccarli per il secondo policlinico della Puglia. Al contrario, nel privato la gestione del personale è molto più flessibile.

I numeri per sostenere il doppione in Capitanata non ci sono: servirebbero almeno 500 interventi l’anno, e con 200 interventi a testa nelle due strutture l’investimento sarebbe antieconomico. Ancora, per via della complessità degli interventi (per gran parte urgenze), solo l’elevato numero di prestazioni può determinare una buona qualità dell’offerta. Il caso dell’insostenibilità delle due cardiochirurgie venne sollevato nel 2014 dall’allora consigliere anziano di via Capruzzi, Cecchino Damone, il quale sottolineava l’importante mobilità passiva interregionale (pazienti foggiani in cerca di cure a Bari). Adesso, la questione sembra essersi chiusa con l’attivazione della struttura nell’ospedale di San Pio. (limmediato)