1° EDIZIONE DELLA “PASSEGGIATA” NEL GARGANO “COAST TO COAST” 2017

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PERCHE’ NASCE IN QUESTO GRUPPO DI “AUDACI CAMMINATORI” L’IDEA DI FARCI QUESTA PASSEGGIATA ATTRAVERSO IL NOSTRO GARGANO? IN PRIMIS PER DELIZIARCI, ANCHE NOI, DELLE BELLEZZE INENARRABILI E ANCORA SCONOSCIUTE, AI PIU’, RESIDENTI COMPRESI, DI QUESTA NOSTRA MONTAGNA SACRA, DEL SOLE, DEL VENTO E DEL SILENZIO.

PERCHE’ INDIGNATI DAL SILENZIO ASSORDANTE CON CUI I MASS MEDIA TRATTANO, SPESSO, IL NOSTRO PROMONTORIO A VANTAGGIO DI ALTRE AREE DEL PAESE. IL GARGANO CHE VOLA ALLA RIBALTA DELLE CRONACHE, SPESSO, NON PER LE SUE BELLEZZE, LE SUE INIZIATIVE, IL CUORE DELLA SUA GENTE, ANCORA OSPITALE E GENEROSA. PER I SUOI USI, COSTUMI E TRADIZIONI E, NON DA ULTIMO, PER IL CONTRIBUTO ECONOMICO CHE QUESTA TERRA DA ALL’INTERA PROVINCIA DI FOGGIA E ALLA REGIONE PUGLIA MANTENENDO IL P.I.L. DEGLI ENTI DI CUI SOPRA IN CONDIZIONI ACCETTABILI E POI ALTRO ANCORA.

PERCHE’ OFFESI PER L’INCURIA IN CUI VERSA QUESTO PROMONTORIO ABBANDONATO A SE STESSO, ANCHE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI PREPOSTE ALLA SUA SALVAGUARDIA, VALORIZZAZIONE E TUTELA. TERRITORIO CHE DIVENTA PREDA DI PERSONAGGI, SENZA SCRUPOLI, CHE LO USANO E NE ABUSANO COME FOSSE “COSA LORO”.

PERCHE’ SCONCERTATI PER IL CONTINUO EMIGRARE DEI NOSTRI FIGLI PER LA MANCANZA VERA DI UN PROGETTO GIOVANI DEL GARGANO E IN QUESTI ANNI NULLA E’ STATO FATTO PER FARLI RESTARE, ANZI, SI E’ FATTO DI TUTTO, IN QUESTI ULTIMI ANNI, PER FAR DIVENTARE QUESTO NOSTRO GARGANO, SEMPRE PIU’, UNA MONTAGNA DI PENSIONATI ED IMPIEGATI, TOGLIENDOCI TANTI SERVIZI STATALI UTILI ALLA GENTE CHE QUI ANCORA RISIEDE E STROZZANDO, CON MILLE LACCIOLI E DIVIETI CONTINUI OGNI INIZIATIVA ATTA ALLA SUA VALORIZZAZIONE. ECC. ECC.

PERCHE’ TUTTI I FONDI EUROPEI VENGANO FINALMENTE SPESI E RESI PUBBLICI E NON SERVANO SOLO ALLA CREAZIONE DI ENTI SOVRATERRITORIALI CHE DISTRIBUISCONO PREBENDE “AGLI AMICI E AGLI AMICI DEGLI AMICI” MENTRE LA GENTE ONESTA E LABORIOSA RESTA A GUARDARE I TRENI CHE PASSANO…E NON SI FERMANO MAI DA LORO.

PERCHE’ SI DIANO PERMESSI CELERI E NON PIU’ IN TEMPI BIBLICI, DA PARTE DI TECNICI PREPOSTI (SEMPRE AI SENSI DELLE VIGENTI LEGGI), PER CREARE AZIENDE ED ATTIVITA’ ECO SOTENIBILI ED ECO COMPATIBILI SUL NOSTRO TERRITORIO. IL GARGANO NON PUO’ E NON DEVE PIU’ MORIRE DI BUROCRAZIA E DI RIMPALLI ETERNI PER AUTORIZZAZIONI CHE IN ALTRI LUOGHI D’ITALIA VENGONO CONCESSI QUASI ON LINE. MENTRE QUI SI PERDONO I FONDI EUROPEI E LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI.

ALLORA PER CERCARE DI DARE ANCHE IL NOSTRO MODESTO ED ESCLUSIVO CONTRIBUTO D’AMORE A QUESTA MONTAGNA (LUNGI DA QUALSIASI VOGLIA MOMENTO ATTUALE E FUTURO PER UNA STRUMENTALIZZAZIONE DI CARATTERE POLITICO E PARTITICA CHE QUANDO SI PARLA DI QUESTA TERRA CI DOVREBBE VEDERE TUTTI UNITI SEMPRE), ABBIAMO ORGANIZZATO QUESTA 1° EDIZIONE DEL “GARGANO COAST TO COAST 2017”.

Abbiamo iniziato il nostro viaggio nel Gargano, da costa a costa, attraverso questo promontorio garganico partendo dalla piana di Mattinata, passeggiato sulla spiaggia dove la sabbia, a volte, rosa e, a volte, bianca, in alcuni tratti, fine e dorata, diventa confine con la piana olivetata dagli ulivi antichi e dall’olio pregiato. Ci siamo recati nel “tempio della salute e dell’archeologia” di queste contrade visitando la storica “FARMACIA SANSONE” in centro a Mattinata. Ci siamo immersi nel suo limpido mare dove il cielo annuncia l’alba e si fonde con le sue onde, elimina gli orizzonti e sirene ammaliatrici ti cantano ancora canzoni nuove. Partiti dal sentiero di Stinco, siamo arrivati alla piana del “cutino della Tagliata”, dove l’aria è sempre fresca e l’acqua non manca mai. Siamo saliti a piedi sul Monte Sacro agli dei di ogni tempo, ammirando panorami fatti di mare, monti e terre lontane dove l’orizzonte sfuma e rende indistinti i confini tra terra, mare e cielo e abbiamo pregato davanti alla prima vera “porta del cielo” che il vescovo Lorenzo Maioranodedicò, come primordiale sito, al nostro caro Arcangelo, facendo pace con Dio e dissetandoci con le acque fresche e limpide del pozzo che fu anche dell’indovino Calcante. Abbiamo percorso tanti sentieri antichi della fede, della memoria e della transumanza interna a questo monte, dove l’incuria degli uomini ha lasciato, nel tempo, un’orma indelebile di distruzione, quasi con cattiveria, oltre tanta immondizia. Abbiamo visto valli amene e inondate di luce, con casolari colorati con la calce bianca e che hanno sconfitto il tempo. Valli nelle quali bianche mucche podoliche pascolano insieme a cavalli che corrono ancora liberi con criniere al vento. Fatto soste ovunque durante il tragitto ed in prossimità di piscine a cielo aperto come quella di Pandolfe, Montenero, Cutinelli, Tre Piedi, Jampicc e Longo, prospiciente la salita di Castel Pagano. Piscine a cielo aperto che raccolgono l’acqua che su questa montagna è ancora una reliquia sacra e carastosa. Ne abbiamo bevuto l’acqua in esse depositata, dal colore verde-rossastro, mai filtrata, di queste piscine nascoste del sopramonte e il suo sapore era di pulito, buono e siamo…ancora vivi!! Ci siamo immersi in boschi pieni di verde, come il bosco Quarto, dove le nostre capre garganiche, dal pelo nero, lungo e lucente, sembrano delle antilopi nostrane e le trovavi sui calvi picchi assolati e pietrosi o sul ciglio di forre scoscese e senza fondo. Boschi bellissimi, con alberi di cerro che superano i 40 metri, dai tronchi enormi e dove la luce del sole, a volte, non penetra e il dio Pan è ancora signore incontrastato. Abbiamo riposato giornalmente in masserie site nel cuore di questo bosco che, fra i tanti, è ancora il più bello del sopramonte, degustando in esse pietanze antiche i cui sapori ti inebriano il palato e ristorano l’appetito. Encomiabile guida e conoscitore del bosco Quarto è l’amico di sempre Michele Prencipe, mentre il giovane chef di Casa Natura, Cosimo Prencipe, ci ha riportato alla ribalta del gusto pietanze antiche e semplici come “orecchiette, ceci e baccalà”. Abbiamo scalato cime di monti coperte di verde come il monte Spigno e cime di monti assolati, come monte Calvo. Monte pietroso ed avaro di vegetazione, e dall’alto del quale si godono panorami inenarrabili che sconfinano fino al lontano Pollino, le Murge, l’arco dell’Appennino, fin o ad Ancona e alle lontane terre della Dalmazia. E quando sei in cima a tali monti capisci la bellezza di questo monte e l’anima si scora e sfuggendoti dal petto grida al vento e al cielo l’amore per questa “montagna dimenticata”. Catene montuose i cui crinali sono “imbiancati di pecore dal vello d’oro” e dalla lana pregiata. Pecore che si confondono con l’erba secca e lucente che in essi vegeta. Siamo stati a visitare chiese rupestri ed in rocche e castelli abbandonati e diruti nei quali sembra si ascoltano ancora le voci di fantasmi infelici che ti raccontano le loro storie con la voce del vento. Rocche sentinelle che sono site in punti strategici di questo acròcoro a vigilare gli orizzonti che una volta furono insicuri e pregni di insidie, oltre che tenute di caccia che ospitarono il “biondo svevo Federico”. Dopo sosta nella mia S. Nicandro G. siamo scesi dal dirupo della Murgia di Narda Cece, traversando il canale Vallone, rigorosamente arido ed asciutto. Ci siamo immessi sulla vecchia via romana, detta di “Civitate” passando per la diruta e sconsacrata chiesa rupestre della Madonna di Peticchio fino a raggiungere la via degli uliveti millenari verso le piane di Chiaromonte e Pichella, scendendo verso il lago attraverso sentieri cosparsi di siepi enormi e colorati di fichi d’india. Siamo arrivati nella posta di sosta di Peppino Vitale, sita, dentro il lacus pantano di Lesina. Abbiamo attraversato il lago di Lesina con le imbarcazioni di sandali antichi ma guidati da giovani pescatori come Matteo, Peppino e il giovanissimo Michele. Giovani che sfidano giornalmente la vita per “non mollare” ne il pantano, ne il Gargano e durante il tragitto lacuale, su dei sandali, abbiamo ammirato voli di garzette, aironi, gabbianelle che sostavano pigramente sui pali delle paranze, cormorani, sempre in agguato, per predare i pesci migliori, nere folaghe che addestravano la nuova cova alla pesca e poi, voli di aironi bianchi e cenerini e delle gru…Infine, siamo approdati nel canale dello Schiapparo e dopo ancora un lungo camminare siamo arrivati alla meta  sulla spiaggia di sabbia fine e dorata del mare nostrum di Torre Mileto dove ci siamo immersi nelle sue acque limpide, chiare e tiepide rinfrescandoci le stanche membra mentre le Isole Tremiti, ancelle ammaliatrici, ci guardavano da lontano. Cinque giorni: 100 chilometri…e tutti soddisfatti, stanchi e contenti. GRAZIE GARGANO!!

ECCO PERCHE’ LO ABBIAMO FATTO!! PERCHE’ IL PROMONTORIO DEL GARGANO NON PUO’ E NON DEVE ESSERE PIU’ SOLO LA CENERENTOLA BELLA E ABBANDONATA, OLTRE CHE UNA TERRA DIMENTICATA. Del Gargano si deve parlare più spesso, come si parla di altri siti della nostra bella Puglia. Del nostro Gargano non si può parlare più solo per episodi di faide malavitose, incendi selvaggi, speculazione edilizia, sporcizia ed incuria di un territorio bellissimo e benedetto da Dio MA ABBANDONATO E DIMENTICATO DAGLI UOMINI E DA TUTTE LE ISTITUZIONI TECNICHE E POLITICHE DEMANDATE E DA UN ENTE PARCO NAZIONALE DEL GARGANO CHE NON C’E’ PIU’ SUL TERRITORIO DA ANNI !! MA CHE NESSUNO SCAGLI LA PRIMA PIETRA CONTRO NESSUNO, PERCHE’ IL TERRITORIO E’ ABBANDONATO ANCHE DA NOI GARGANICI CHE DOVREMMO ESSERE I PRIMI SUOI CUSTODI, INVECE, NON AMIAMO ABBASTANZA QUESTA MONTAGNA SACRA, DEL SOLE, DELLA FEDE, DEL VENTO E DEL SILENZIO…ECCO PERCHE’ LO ABBIAMO FATTO, NELLA SPERANZA CHE CI SIA UNA SENSIBILIZZAZIONE VERA ED UN GRIDO D’ALLARME FORTE E DI AIUTO VERSO QUESTO NOSTRO PROMONTORIO DOVE IL SOLE NASCE NEL MARE E NEL MARE VI TRAMONTA. TERRITORIO IMBALSAMATO NELLE AREE INTERNE DOVE TUTTO E’ RIMASTO COME L’UOMO LO ABBANDONO’, PERCHE’ NON POTEVA PIU’ SOPRAVVIVERE. MONTAGNA DOVE LA NATURA E L’ARIA SONO ANCORA INCONTAMINATE…IL SOLE DA COLORI DIVERSI E PIU’ LUMINOSI CHE ALTROVE E L’ANNO PROSSIMO LO RIFAREMO, SEMPRE DA COSTA A COSTA, CON ITINERARI DIVERSI ANCORA DA SCEGLIERE-

Nino Marinacci

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