VICO DEL GARGANO, CI VUOLE TANTA PAZIENZA

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In questi giorni avrebbe compiuto 70 anni e, quasi certamente, avrebbe festeggiato in qualche angolo di San Menaio circondato, come sempre, da una moltitudine variopinta di amici. Sarebbe arrivato con la sua moto, con le sue matite, ma…                                                                                                                                                              

Oggi lo ricordano in tanti luoghi e città, decine di eventi, mostre, iniziative editoriali. Anche noi vogliamo ricordarlo per quel legame profondo della famiglia, genitori, amici, storie.                                                                             

Ho chiesto alla nostra Francesca Maiorano-Accademia di Belle Arti di Brera, matita preziosa, straordinaria fumettista- di tracciarmi un profilo di Pazienza con gli occhi e la mente di un’artista. Francesca ha scritto: Andrea uno di noi

“Fra poco meno di due settimane un grande artista – definito la rock star del fumetto italiano – avrebbe compiuto gli anni. Parliamo di Andrea Pazienza, che il 23 maggio di quest’anno avrebbe compiuto 70 anni. Sicuramente ne parleranno in tanti: è qualcosa che accade quando arrivano numeri importanti, le cosiddette “cifre tonde”. Ci sono già stati diversi eventi a riguardo: il Museo MAXXI dell’Aquila e quello di Roma hanno portato all’attenzione di noi spettatori due meravigliose mostre dedicate ad Andrea. La prima terminata il mese scorso all’Aquila con il titolo La matematica del segno, che sono riuscita a vedere e che mi ha anche commosso, la seconda a Roma con il titolo Non si muore mai. Due mostre diverse ma con un cardine: quello di mostrare non solo l’arte di questo fenomenale artista ma anche la sua persona. È questo che spesso dimentichiamo: la persona dietro a quel foglio, quella tela. Nelle scuole di più, quando si parla di storia dell’arte: si va talmente veloce che si impara solo che quel quadro è fatto da questo artista, in quel determinato movimento artistico o periodo. Non ci si chiede mai che persona fossero, forse perché quando un artista ci lascia tutto quello che rimane è l’opera. Questo forse succede di meno con gli artisti più contemporanei, perché ci sono molte più testimonianze e informazioni a cui si può subito risalire. E questo vale sicuramente per Andrea. Quanti libri sono stati scritti, quanti articoli, quante testimonianze che possiamo avere ancora oggi su di lui. Ho avuto l’opportunità di ascoltarne qualcuna, da chi è stato suo amico, da chi l’ha conosciuto, da chi ci ha parlato anche solo una volta o lo conosceva di vista. E tutto questo perché? Beh, pensiamoci, Andrea è nato a San Benedetto del Tronto, è cresciuto a San Severo, ha passato la sua adolescenza a Pescara, la sua giovinezza a Bologna, finché la sua corsa non è terminata a Montepulciano. Ma non è della sua tragica scomparsa di cui voglio parlare. Cos’è allora che unisce tutto questo? Non è forse ciò che noi vichesi possiamo vedere ogni giorno, se lo vogliamo? Non è forse quel profumo di salsedine che ti arriva al naso e ti entra nell’anima, facendoti rivivere nostalgicamente qualcosa? Quello che molti chiamano semplicemente “mare”, e che io invece chiamo casa: San Menaio.              

E già, questa piccola frazione ha visto crescere Andrea, l’ha visto correre in moto, buttarsi in mare, ridere e divertirsi con amici che tuttora lo ricordano con tanta tenerezza. E chissà quante altre cose, San Menaio, con il suo mare, la sua spiaggia, la sua pineta, conserva silenziosamente. Andrea è uno di noi alla fine. O quantomeno mi piace pensarlo. Sicuramente un artista che non ha eguali, di quelli che non nascono ad ogni generazione. Molti più esperti di me hanno realizzato analisi approfondite sul suo lavoro, sui suoi personaggi e le sue storie e, nonostante il mio studio e il mio interesse a riguardo, non mi sento un’esperta. Certamente seppur la sua vita è stata breve, la sua produzione artistica farebbe invidia a chiunque, anche a chi ha avuto il doppio dei suoi anni.                                                                                                                                 

Amo molto passeggiare su quella spiaggia e su quel lungomare a lui dedicato, e a volte mi chiedo se anche lui aveva dei momenti di sconforto; momenti in cui ti trovi davanti a un foglio bianco e non sai cosa disegnare, o giorni in cui ti viene tutto storto. Mi chiedo a cosa pensava quando era solo.                                       Non credo troverò mai risposta a queste domande, ma per quanto gli vogliamo attribuirgli l’aggettivo di “genio”, anche lui era umano come tutti noi. Io non avrò mai l’onore di conoscerlo, ma negli articoli e nei libri che ho letto – tra cui La femmina è meravigliosa: vita impaziente di Andrea Pazienza-, nelle testimonianze che ho ascoltato, nelle interviste che ho visto e in quei video che è possibile trovare online, riconosco non solo l’artista che vediamo con le sue opere, ma anche un semplice ragazzo a cui piaceva disegnare, con una straordinaria sensibilità e dolcezza, un sorriso luminoso e solare.                                                E tornando al titolo della mostra a Roma, Non si muore mai: è vero. Andrea Pazienza non morirà mai.             Resta e resterà nel cuore di chi lo ha amato e lo ama ancora, in quel ricordo indelebile del suo sorriso            che ci parla. E lui con la sua storia e le sue storie continueranno ad ispirare e a commuovere tantissime persone che lo leggeranno restandone affascinate e incantate.                                                                               

 Anch’io

sono un’artista. Certo non potrò mai essere come Andrea – nessuno potrà esserlo -, ma se riuscirò anche solo ad emozionare e ispirare una persona, come ha fatto lui, allora ne sarà valsa la pena.” Francesca in arte Red Cinnamoon

Michele Angelicchio