Foggia è abituata a confrontarsi dolorosamente con le classifiche dei quotidiani specializzati, che quasi sempre la collocano agli ultimi posti in molti parametri. Ma c’è una graduatoria che va in controtendenza, e che offre indicazioni particolarmente significative e positive anche per quanto riguarda le chance di sviluppo futuro del territorio. Parliamo della classifica della crescita del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) degli atenei statali italiani nel periodo 2022-2026, nella quale l’Università di Foggia conquista un sorprendente secondo posto nazionale, alle spalle soltanto dell’Università di Napoli Parthenope.
Il dato è tutt’altro che marginale. L’FFO, per i non addetti ai lavori, è il principale canale attraverso il quale lo Stato finanzia le università statali italiane. Sono le risorse destinate a sostenere le attività istituzionali degli atenei, dalla didattica alla ricerca, dal personale al funzionamento delle strutture. Non si tratta dunque semplicemente di una voce contabile: la capacità di ottenere e consolidare risorse pubbliche incide direttamente sulla possibilità di un’università di programmare il proprio futuro, investire, sviluppare nuovi servizi e rafforzare la propria attività di ricerca e formazione.
Ed è proprio sul terreno della crescita che l’Università di Foggia mostra una performance da record.
Nel 2022 l’FFO dell’ateneo era pari a 49,76 milioni di euro; nel 2026 raggiunge 62,73 milioni. In quattro anni, dunque, le risorse sono aumentate di quasi 13 milioni di euro, con una crescita complessiva del 26,1%. Un incremento che vale il secondo posto nella graduatoria nazionale, su 60 università statali considerate.
Altrettanto significativo è il dato relativo al CAGR, il tasso annuo composto di crescita. Tradotto in termini comprensibili, indica quale sarebbe stato il ritmo medio annuo di crescita se l’incremento registrato nel periodo fosse avvenuto a un tasso costante. Per l’Università di Foggia il CAGR è del 6%: significa che, nell’arco 2022-2026, l’FFO dell’ateneo è cresciuto a un ritmo medio annuo composto del 6%. È un indicatore utile perché consente di leggere la crescita non soltanto come differenza tra il valore iniziale e quello finale, ma come un processo progressivo e sostenuto nel tempo.
La tabella che vedete qui sotto è stata realizzata da Tommaso Campagna, dirigente dell’Ateneo foggiano e responsabile dell’Area Terza Missione, che ringrazio per averne consentito la pubblicazione. Campagna così spiega la metolodogia adottata e il risultato che ne emerge: «Ho dato in pasto all’AI tutte le tabelle ministeriali di attribuzione del Ffo dal 2022 fino alle ultime del decreto 982 del 29 luglio scorso. Gli ho detto di non tener conto di Trento perché Università che gode di particolari finanziamenti in virtù dello statuto speciale di autonomia. Volevo sapere quali fossero le Università cresciute di più negli ultimi cinque anni, in altri termini le Università migliori. E vedete qual è stato il risultato.»
La graduatoria restituisce un quadro a dir poco sorprendente. Al primo posto, come già detto, c’è l’Università di Napoli Parthenope, che passa da 46,5 a 58,9 milioni di euro, con una crescita del 26,7%. Subito dopo c’è Foggia, con il suo +26,1%. Seguono Padova (+23,9%), il Politecnico di Torino (+22,9%) e il Politecnico di Bari (+21,1%). Nella parte alta della classifica compaiono dunque atenei molto diversi per dimensioni, storia e capacità di attrazione, ma anche università di grande peso nel sistema nazionale.
Per l’Università di Foggia il risultato assume quindi un significato di particolare importanza. Una classifica da sola, non può ovviamente raccontare la qualità di un ateneo o determinarne il futuro, ma la crescita, per giunta costante, delle risorse disponibili costituisce una delle condizioni materiali attraverso cui quell’università può continuare a consolidarsi. Per Foggia e la Capitanata, alle prese da decenni con ritardi strutturali e con indicatori spesso poco lusinghieri, avere un’università capace di crescere più rapidamente della grande maggioranza degli atenei statali italiani rappresenta un elemento più che confortante che conferma le potenzialità dell’Ateneo come fattore propulsivo di una nuova stagione dello sviluppo territoriale.
Il dato dell’FFO, insomma, racconta una storia diversa da quella delle consuete classifiche sulla qualità della vita, sull’occupazione o sulla economia. È la storia di una realtà che, sotto il profilo delle risorse pubbliche assegnate e della loro crescita nel tempo, sta guadagnando terreno. E proprio per questo può essere letto anche come un indicatore delle possibilità di sviluppo futuro: un’università più solida significa infatti maggiore capacità di produrre ricerca, formare competenze, attrarre persone e risorse e costruire relazioni con il territorio. Per Foggia, è davvero una buona notizia.


