Ci sono giorni in cui San Nicandro Garganico si sveglia più silenziosa. Giorni in cui le strade sembrano sospese, le voci si abbassano, gli sguardi si incrociano con un’unica domanda che nessuno riesce davvero a formulare. La morte di un giovane in un incidente stradale è uno di quei fatti che non restano confinati nella cronaca: diventano un dolore collettivo, un vuoto che attraversa famiglie, amici, scuole, associazioni.
In una comunità come la nostra, dove i legami sono stretti e le vite si intrecciano, una tragedia del genere non colpisce “qualcuno”: colpisce San Nicandro. E ogni volta ci ritroviamo a chiederci perché. Perché un’altra vita spezzata, perché un’altra famiglia precipitata nell’angoscia, perché un’altra promessa del futuro che si interrompe troppo presto.
Le cause possono essere tante e, a volte, basta un secondo, un dettaglio, una fatalità. Ma il risultato è sempre lo stesso: un dolore che non trova spiegazioni e che lascia dietro di sé un silenzio difficile da sopportare.
Non possiamo cambiare ciò che è accaduto. Possiamo però decidere che quel dolore non resti muto. Possiamo trasformarlo in un impegno collettivo, in un patto morale tra generazioni, affinché nessuna famiglia debba più affrontare un vuoto così grande.
San Nicandro oggi piange. Ma San Nicandro deve anche ripartire da qui, con la volontà di proteggere ciò che ha di più prezioso: i suoi giovani, la sua comunità, la sua vita.
Il Direttore


