SHARETING, L’UTIMA MODA DEL NARCISISMO FORMATO FAMIGLIA

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Tre genitori su quattro inducono i bambini a sentirsi tanti piccoli Narcisi a colpi di selfie. E poi si lamentano se diventano dipendenti di Internet

L’ultima moda internettiana è un perfetto paradigma della doppiezza di genitori e nonni di fronte all’ingovernabile dominio della tecnologia. Si chiama sharenting (termine anglosassone che mette insieme le parole share, ovvero rendere partecipe, e parent, genitore) ed è la condivisione continua di foto, video e dettagli dei figli sui social da parte dei genitori dei nonni. I bambini vengono trattati come dei mini-modelli, e sono incentivati a curare ogni particolare delle loro foto che poi vengono postate. La posizione, l’inquadratura, il colore e la visibilità delle immagini, lo sfondo. Tutto deve quadrare, in un meccanismo dove conta soltanto l’importanza del sé e mai dell’altro, perfetta palestra del narcisismo. Ogni occasione è buona: una festa di compleanno, una prima comunione, una serata con gli amici, le vacanze in famiglia. E giù, arriva un diluvio di foto di figli e nipoti, messi in posa a qualsiasi età, anche a due anni

Psicologi, psicoterapeuti, educatori, sociologi. tutti si sfogano per raccomandare ai genitori di non scivolare nelle sabbie mobili dello sharentig. ma sono parole al vento: questa moda contagia tre genitori su quattro. Questa percentuale così alta di adulti indifferenti a un uso così distorto e compulsivo della tecnologia ci segnala la loro contraddizione di fondo. Da un lato attrezzano e coltivano, curando ogni dettaglio, la palestra del narcisismo in versione famiglia, dall’altro lato, però, sono pronti a lamentarsi con i figli e con i nipoti perché trascorrono troppo tempo incollati allo smartphone. Dove sta la coerenza in questa educazione parallela?  Che cosa resta dell’atavica saggezza del genitore chiamato a dare il buon esempio?

Eppure non c’è bisogno dell’esperto in psicologia infantile o dello strizzacervelli di turno per mettere in fila i veleni dello sharentig.

Privacy dei minori: i bambini non possono dare un consenso informato alla diffusione della propria immagine. In questo senso sono vittime di scelte che fanno solo i genitori, con la loro mania da selfie.

Impronta digitale: ciò che viene pubblicato può restare online a lungo e influenzare il futuro del minore.

Sicurezza: alcune informazioni o immagini possono essere usate in modo improprio. In pratica, un pezzetto molto intimo della vita di un bambino viene preso e divulgato senza che lui se ne accorga e possa dare il suo consenso ragionato e informato.

Identità e reputazione: il bambino potrebbe non gradire da adulto ciò che è stato condiviso su di lui.

I bambini vengono incentivati a crescere in una dimensione virtuale e non reale, mentre proprio alla loro età inizia a maturare la consapevolezza di quanto siano importanti le relazioni umane, quelle fisiche.

Narcisismo: crescendo come attori in fieri, i bambini accumulano dosi massicce di narcisismo, immaginando di essere il centro della vita propria e di altri.

Il fenomeno della sharenting è tanto più imbarazzante se si considera che, secondo una recente indagine di Demopolis, al primo posto delle preoccupazioni dei genitori per i loro figli c’è proprio la dipendenza da Internet, che spaventa l’84 per cento di padri e madri. Soltanto dopo vengono la violenza (71 per cento), il bullismo (66 per cento), l’uso di alcol e stupefacenti (58 per cento), il naufragio scolastico (53 per cento).

Eppure per contenere la mania collettiva basterebbe adottare qualche semplice contromisura: Farsi qualche domanda, prima di pubblicare qualsiasi immagine e post: il bambino potrebbe sentirsi a disagio in futuro? Sto condividendo per lui o per me? Questo contenuto espone dettagli personali inutili?

Un’altra regola utile è evitare contenuti: umilianti o molto emotivi; legati a salute, scuola, punizioni; che mostrano nudità o momenti intimi.

Ancora: limitare la diffusione. Così: Molti problemi derivano dalla diffusione incontrollata, usare account privati; condividere solo con cerchie ristrette; evitare repost pubblici; disattivare la geolocalizzazione.

È consigliabile non pubblicare: nome completo; scuola frequentata; indirizzi; routine quotidiane; uniforme scolastica o luoghi facilmente riconoscibili.

Vi sembrano cose difficili? O sono soltanto ragionevoli?

 (Antonio Galdo – non sprecare)