SAN NICANDRO: “SOL’ U’ FESSA RUMAN’ A LA CASA”

0
395
L'edificio occupato che da giorni è senza acqua e luce in via Santa Croce in Gerusalemme, Roma, in una immagine del 10 maggio 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

Continua una nuova serie di articoli che parlano sui modi di dire e degli aforismi locali per capire e analizzare la quo ed offrire una visione chiara, lucida e trasparente della condizione umana in cui ognuno di noi può legittimamente dedurre o trarre da ciascuno di essi le considerazioni che gli sembrano più ovvie in riferimento ai tempi, alle usanze, ai problemi, ai comportamenti e agli altalenanti rivolgimenti che la società sta attualmente vivendo. Gli articoli sono tratti dal libro “Voci di Capitanata” di Donato D’Amico.

Il detto di oggi è: “Sol’ u’ fessa ruman’ a la casa” cioè “Solo il fessacchiotto resta a casa sua””.

Il proverbio ammonisce che è assolutamente un‘utopia pensare di costruire il proprio futuro restando prigioniero del proprio passato, cioè, di schemi mentali superato di progetti vecchi e obsoleti. Ceri schemi nulla hanno più da condividere con la modernità del potere che la mente ha di inventare rapporti oratici di ordine sociale, politico, economico ed etici di tutt‘altro genere e di diversa natura di quelli del passato. Non solo, ma nulla hanno da condividere con lo sviluppo tecnologico dell‘età contemporanea.

Alla luce di queste riflessioni, appare fuori da ogni logica la posizione di colui (l‘uomo sciocco e scriteriato) che con superba ostinazione si arrocca al proprio passato e poi, magari, critica l‘amico o il conoscente che ha coraggiosamente osato ed è riuscito s costituirsi economicamente e socialmente. Chi si ferma non resta mai allo stesso punto. Chi si ferma torna involontariamente indietro perché il nuovo, avanzando, prolunga a dismisura la distanza intellettuale e sociale tra ciò che avremmo potuto o potremmo essere.

Sicchè è proprio vero che il fesso “resta a casa” vittima di un passato del quale non riesce a liberarsi. Allora noi diciamo: coraggio, è tempo di svecchiarsi. Il rinnovamento è anche sinonimo di “ringiovanimento” sociale e culturale, cioè  piedi al passo con il “nuovo“ che urge e incalza incessantemente, chiedendoci impegni, compiti e rendiconti sempre nuovi.