RACCONTO–VERITA’: DUE TRABUCCHI A TORRE MILETO

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Con questo articolo si vuole fornire alcune curiosità, anche storiche, sui due trabucchi di Torre Mileto. L’occasione ci viene data dalla lettura di un interessante lavoro di Nino Marinacci che verrà prossimamente dato alle stampe. Abbiamo sono estrapolati alcuni passi che riguardano le due strutture interessate e, naturalmente, la torre aragonese.

“Ci siamo stabiliti a Maletta in una delle case storiche del vecchio villaggio che fu dei pescatori schiavoni per trascorrere l’intera estate al mare”.

“Capimmo che eravamo in prossimità del mare quando vedemmo le grandi dune di sabbia dorata che lambivano la strada provinciale, gli ulivi a vela dai tronchi contorti, cespugli di stingi, di altra vegetazione della macchia mediterranea, il trabucco e la Torre Doganiera di Mileto che si stagliavano all’orizzonte, quasi fossero sospesi tra cielo e mare. Strada-vicinale che moriva alla Torre di Mileto”.

“l’agglomerato marinaro di proprietà del principe De Gregorio-Cattaneo abitato da noi, per l’occasione e dai trabucchisti tutto l’anno, mentre si parava di fronte la torre aragonese intitolata a “Tito Pandozj”, abitata dai militari finanzieri e da quelli della marina militare”

“Ciò che catturò subito la nostra curiosità affascinandoci e stregandoci fu quel “gigante di legno di arte vernacolare ed essenziale con cui si pescava da terra: il Trabucco! Veliero senza vele e saldamente ancorato alla bruna scogliera sul quale v’erano dei naviganti che, ad intervalli di tempo, tiravano su un’enorme rete al grido del suo nocchiero appollaiato sull’estremità dell’antenna: “jamm a giiiiiraaaaaa uuu’ moooon’k”!”

“la splendida “sagoma, austera, scheletrica, solitaria ed imponente del nostro trabucco” e di quella che fu dapprima una “Torre Cavallara Aragonese” e, in seguito divenuta, “Doganiera Torre di Mileto”.”

“Ad attirare la nostra attenzione non erano solo i paesaggi e le attività occasionali a cui eravamo dediti e, a volte, ci inventavamo ma, soprattutto, la “Torre Aragonese Militare di Mileto” che diventava, al tramonto, tutt’uno col suo trabucco di maestro! Torre sorta dalle pietre delle case dirute ed abbandonate del piccolo borgo di pescatori schiavoni dopo il saccheggio e la sua distruzione avvenuta nel XIII° sec. d. C.. Torre che fu edificata nel XVI° secolo d. C. per volontà del vice re del Regno di Napoli, don Pedro Alvarez di Toledo y Zuniga, come tante altre, lungo il periplo del Regno di Napoli, nei momenti in cui la guerra fra cristiani e mussulmani era al vertice della ferocia, le coste divenute infide e, sempre più, preda di incursioni saracene. Fu “Torre Cavallara Aragonese d’avvistamento” di estrema importanza che dominava l’orizzonte da levante (fino alla lontana Peschici) a ponente (fino al distante Molise) e avendo punto di riferimento nel mare a tramontana, le Isole Trèmiti, a sud l’occultata Torre di Maletta e la mole del massiccio del Monte d’Elio. Torre Cavallara fornita di armi, cannoni, sistemi d’allarme e di una piccola guarnigione di soldati a cavallo, che pattugliavano tutta la costa tra le Torri Sentinelle di Calarossa e di quella di Scampamorte comunicando con le Isole Tremiti con bracieri e specchi.”

“Nel frattempo, non moriva però la plurisecolare “tradizione trabucchista nell’area della Torre di Mileto”, in quanto un altro trabucco era appena rinato ma non più di maestro e neanche nello stesso punto di dov’era prima. Il nuovo trabucco rinacque sulla scogliera prospiciente l’attuale terrazza dell’attuale “Bar del Villaggio del Principe” e fu impostato come “trabucco di levante”, adiacente allo scoglio noto come la “Chianca du pre’ut = Scoglio del prete” in quanto, nel frattempo erano cambiate le correnti marine e i flussi dei banchi dei pesci che dal “Pantano di Lesina” sotto costa transitavano durante le loro cicliche migrazioni verso la “Testa del Gargano”. Tale “trabucco di levante”, al contrario del suo predecessore ligneo (che era posto con i suoi pali di sostegno anche in mare), era saldamente ancorato ed incastrato nella scogliera senza che i suoi legni toccassero assolutamente il mare. Il “trabucco di levante” fu ricostruito agli inizi degli anni ’60, pochi anni prima che l’altro “trabucco di maestro” rovinasse in mare per sempre.

Quindi, anche se per un breve lasso di tempo, la “nostra scogliera di Mileto ebbe ben due trabucchi”! Un trabucco di maestro posto alla sinistra della torre e l’altro di levante posto alla destra della stessa. Esso fu ricostruito dal “maestro d’ascia e trabucchista di lungo corso, Mast’ Elia u’ Mar’neis (nonno dell’altro Elia Ranieri di cui oggi è rimasto il nome per il suo trabucco ancora funzionante sulla scogliera di Baia di Manaccora ed adibito a ristorantino), proveniente da Peschici con la sua ciurma, su commissione di Carlo Russo di S. Severo, detto “Carluccji Bakk’tton”, la cui moglie era peschiciana… “Ergo…Carluccj Bakk’tton non poteva non esaudire il sogno estivo-marinaro della moglie peschiciana”, quindi, avuta la concessione per ricostruire un trabucco in località Torre Mileto, lo fece ricostruire su consigli ed indicazioni sagge dell’esperto Mast’ Elia!”

“Carluccij, anche se concessionario del nuovo trabucco, in effetti, lo usava solo sporadicamente, invece, da “buon sanseverese”, prediligeva altre attività di terra, in quanto egli era un esperto “fornaio – panificatore” ed aveva creato in loco il “primo rudimentale posto di ristoro a sfondo pseudo-turistico dell’intero comprensorio tra Maletta e Torre Mileto”. Infatti, egli era diventato vero ed unico punto di riferimento di ristorazione spicciola per le sue pizze e il pane che vendeva d’asporto, oltre che se c’era qualche “solingo viandante occasionale” che ivi passasse, poteva degustare in loco, “all’onna du meer” , si vantava Carluccji, pizze condite con cipolla, pomodori, patate, ricotta, carrube (vainedd) e bere del vino rosso.”

“Dopo pochi anni, andato via Carluccij Bakk’tton, anche il destino del Trabucco di Levante sembrò segnato in quanto cadde in uno stato d’abbandono e l’unico che ogni tanto lo frequentava esercitando rari momenti di pesca di passo fu “Simonin u’ p’scator”. Poco dopo andò via dalla Torre di Mileto anche la “brigata della G. d. F.” spostandosi nella nuova caserma di Capojale