Si intitola Povera musica il nuovo singolo del cantautore pugliese Nazario Tartaglione. Tratto dall’album CANZONI DELLE TRE CARTE, racconta la nostra terra tra luci ed ombre, in ponte tra locale e globale, come ci spiega lo stesso autore in questa intervista.
Povera musica è un brano intenso, che parla di vita ed attualità. Perchè questo titolo? – Il titolo si riferisce non solo alla musica e all’arte, ma in generale alla bellezza e all’umanità, condizioni sempre più messe in discussione dal nostro sistema sociale. La musica come simbolo di luce che resiste.
Dal punto di vista musicale, come definisce questa produzione? – E’ un brano etno-pop, a metà tra Lingua Madre e italiano. Le sonorità sono caratterizzate dalla chitarra arpeggiata e la voce che incontrano il pad, la ritmica e i riff. Le percussioni contribuiscono al carattere etnico. Ha colori mediterranei e un forte senso della storia e dell’attualità: elementi che si fondono nei suoni, nella melodia come nel testo. Il video aggiunge il messaggio fotografico, aprendo ad un’idea di globalizzazione culturale.
Quando nasce Povera musica? – Nasce qualche anno fa, osservando la vita e il mondo in cui siamo immersi, che mi appaiono dolenti e decadenti, appesantiti da troppe maschere e convenzioni: questa mancanza di autenticità crea insofferenza e violenza; come le ingiustizie.
Cosa possono fare gli artisti in un panorama così complesso? – Possono continuare a credere nei sentimenti, nella poesia, sfuggendo alle logiche commerciali, che alla fine servono il conflitto sociale. Inoltre, dovrebbero riprendere a stimolare il pensiero del pubblico, smettendo di accontentarlo, di intrattenerlo.
Nel video del brano è forte il messaggio spirituale, con chiese e immagini sacre. La nostra terra è ricca di questa espressione, siamo immersi in architetture e simboli sacri, che però restano fuori di noi – poi la mia è spesso una scrittura paesaggistica. Inoltre trovo che ci sia bisogno di riscoprire un legame spirituale con la vita, meno mediato da potere e tecnologia, per ritornare in contatto profondo con sé stessi.
L’antichità nel brano è molto tangibile. Il rapporto col tempo? – Trovo che la nostra civiltà abbia un forte bisogno del passato, di riscoprire pratiche e valori di chi ci ha preceduto: il contatto con la natura, la campagna, l’artigianato. Di riconsiderare il corpo come espressione primordiale e spirituale in mezzo al cemento e alle macchine. Il tempo sospeso delle chiese, come quello dei campi che toccano le città, può aiutarci in questo viaggio. Ma purtroppo siamo spinti in direzione ostinata e contraria. Mi piace ricordare questi versi: “Ed io canto i silenzi/ dei vicoli senza memoria. / Le chiese antiche coi campanili / alti sulla storia. / Canto le vie che sacre / portano fino al Gargano. / Il rosone, Adenolfo / il barocco immacolato.”
Povera musica è una canzone che propone una visione territoriale d’insieme – nel video immagini di più cittadine. E’ una scelta? – Si, è una scelta. Da tanti anni canto questo grande paesaggio culturale, con i miei album, le raccolte de Il Canzoniere di San Severo, Canzoni per Torremaggiore, svariate collaborazioni e i singoli Gargano mio e Foggia di notte, e trovo che soprattutto in un momento come questo, dove il mondo globalizzato ti entra in casa con guerre e catastrofi, continuare a vedere questa terra divisa non sia realistico. Siamo un luogo nel mondo, con un unico volto datoci dalla nostra cultura e dalla storia. Da cantautore mi piace infondere questo messaggio di identità aperta e in divenire.
Quali paesi sono omaggiati nel video? – Beh, senz’altro la mia cittadina, San Severo, col suo barocco e le chiese memorabili, così Foggia, Apricena, Torremaggiore – il Gargano è sullo sfondo. Per ognuna un’espressione, uno scorcio. Una terra, la Daunia, di profonda bellezza – non possiamo dimenticare le parole di Federico II in merito.
Quali le ferite? – Tante. Le conosciamo da sempre: mancanza di lavoro, disagio sociale, illegalità, emigrazione, iniquità, privilegi, solo per citarne alcune. E poi un’incapacità storica di fare squadra – l’individualismo ci danneggia e ci limita moltissimo.
Cosa vorrebbe rimanesse all’ascoltatore di questo brano? – Il coraggio di credere nella bellezza e nell’umanità, anche in una terra e in un momento storico difficili come questi.
Grazie – A lei.
E’ possibile ascoltare Povera musica on line, ai seguenti link


