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ISTITUTO ALBERGHIERO A SAN NICANDRO, NULLA DI FATTO

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“Il rocambolesco tentativo di portare, in fretta e furia, una sede staccata dell’alberghiero Michele Lecce di San Giovanni Rotondo a San Nicandro Garganico si è dimostrato una perdita di tempo e un’occasione mancata per il nostro territorio”. Così la dirigenza del Partito Democratico sannicandrese all’indomani della pubblicazione del Piano regionale di dimensionamento scolastico per l’a.s. 2016/2017, “nel quale San Nicandro non compare affatto – fanno sapere i democratici -non avendo la Provincia di Foggia preso in alcuna considerazione lo strafalcione sannicandrese.
Magra consolazione per noi dire che già a novembre avevamo avvertito, nel ritenere che la Giunta di San Nicandro, con il suo assessore alla pubblica istruzione Altieri, aveva adottato procedure del tutto fuori norma e irrituali, essendo peraltro materia di competenza dell’Amministrazione provinciale. Ancora una volta il nostro invito a rivedere la delibera di giunta n. 126/2015 e a ragionare sul tema con i giusti metodi è rimasto inascoltato.
Tuttavia – concludono da Pozzo Bove – non è mai troppo tardi per ravvedersi. E se proprio questi ‘valorosi’ volessero perseverare nella dis-amministrazione della nostra città, confermiamo la nostra proposta di convocare, entro la prossima primavera, un tavolo programmatico con le istituzioni scolastiche locali e l’Amministrazione provinciale, dal quale si concretizzi un documento politico di pianificazione dell’offerta formativa del nostro territorio, in una prospettiva più ampia e lungimirante possibile”.

Comunicato Stampa PD San Nicandro

IL SOGNO DI RENZO ARBORE: “RACCONTARE FOGGIA COME SE FOSSE MANHATTAN”

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L’intervista a Renzo Arbore è stata tra le cose più interessanti offerte dalla recente edizione 2015 di Raimen, la mostra-convegno con cui la Biblioteca Provinciale di Foggia, La magna Capitana, ha festeggiato i 60 anni della televisione in Italia, raccontando la storia del territorio provinciale attraverso i servizi ad esso dedicati dalle trasmissioni Rai. Non poteva esservi miglior testimonial per la riuscita iniziativa della istituzione culturale foggiana di Renzo Arbore, foggiano, e nello stesso tempo protagonista di una parte cospicua dei sessant’anni di vita della televisione. L’intervista ad Arbore era stata realizzata telefonicamente dall’ideatore e coordinatore di Raimen, Maurizio De Tullio, ed è stata proposta al pubblico nella versione sonora.

Lettere Meridiane l’ha trascritta e la propone ad amici e lettori, ringraziando il direttore della biblioteca, Franco Mercurio, e lo stesso De Tullio per averne concesso l’uso. È un documento parecchio interessante nel quale Arbore racconta se stesso, il suo rapporto con la televisione, e il suo rapporto con la città di Foggia. Buona lettura.

De Tullio: Abbiamo in linea il foggiano più famoso del mondo…

Arbore (ridendo): Ahahah, il foggiano più famoso del mondo è Umberto Giordano.

De Tullio: Allora il foggiano più famoso del mondo tra i viventi…

Arbore: Va bene, fra i viventi, allora, e speriamo che siano viventi a lungo.

De Tullio: Maestro Arbore, l’abbiamo invitata perché lei è di sicuro è uno dei rappresentanti più evidenti della creatività e dell’eccellenza foggiana, che in Rai, ha messo i piedi e le radici in senso buono, fin dalla metà degli anni Sessanta. In occasione di questo sessantesimo anniversario per cui la Biblioteca Provinciale di Foggia vuole ricordare i primi Sessant’anni di storia e di vita della televisione… Vuole raccontarci, il suo primo ricordo, il primo vagito di Renzo Arbore di quando mise piede in Rai, vincendo se non erro un concorso per conduttore?

Arbore: No, io ho fatto un concorso per maestro programmatore di musica leggera alla radio, cioè quelli che sceglievano i dischi alla radio. Poi il direttore della radio disse che in America spesso quelli che sceglievano i dischi erano anche presentatori dei dischi, e così diventai, il primo dj radiofonico, insieme a Boncompagni. Quindi abbiamo inventato questo mestiere radiofonico, lì abbiamo fatto naturalmente una gavetta straordinaria sia con programmi musicali, sia con programmi umoristici come Alto Gradimento, ma direi che ho cominciato conBand iera Gialla, primo rivoluzionario programma della radio che stava boccheggiando con l’avvento della televisione, sembrava destinata a morire. Poi ho fatto Per voi giovani e dopo è arrivatoAlto Gradimento che è il marchio più forte nella storia della radiofonia nazionale tutta, compresa le radio private, dopo I Quattro Moschettieri che ha rappresentato il più grande momento della radio negli anni trenta. Successivamente, un dirigente della televisione mi ha chiamato in Tv: si chiamava Mario Ducci e ho fatto Speciale per Voi. Era il 1969-70, poi un democristiano mi ha sostituito, perché è entrata la politica, ed è finito questo Speciale per voi che è stato un programma straordinario. Ancora oggi lo si vede, in bianco e nero. In questa trasmissione ho lanciato artisti straordinari come Battisti, Nada, l’Equipe 84, e tanti altri personaggi, tutta l’era beat.

Alla fine, per sintetizzare se no parlo troppo di me, ho fatto 15 format, perché è vero che tutti parlano e ricordano Quelli della Notte e Indietro Tutta, però, i 60 anni della Radio li ho celebrati nel 1984, e quest’anno sono stati ricordati su Rai Uno con 14 milioni di spettatori, poi ho fatto il programma Aspettando Sanremo con Lino Banfi e Michele Mirabella, poi ho fatto Telepatria International, quando di patria non si parlava più, poi ho fatto L’altra domenica, ho fatto  Doc, con Gege Telesforo e Monica Nannini – quattrocento puntate che giacciono negli archivi della Rai – fino all’ultima trasmissione, nel 2005, Meno siamo e meglio stiamo. E adesso mi sto divertendo molto con il web, RenzoArboreChannel.Tv, si può vedere anche adesso, lo stiamo aggiornando, è un canale con il quale mi sto divertendo ad andare avanti nella storia della televisione.

De Tullio: Questa è una novità… mi ero perso questa pagina di Renzo Arbore.

E questa è una pagina importante, perché io sono stato il primo ad affacciarmi al web, ed andare in streaming in tutto il mondo. L’ho fatto all’epoca solo per avere una priorità, poi non ci ho lavorato più. Adesso sto ricominciando a lavorarci. Facciamo delle trasmissioni anche con quelli di Repubblica, del Webnotte, anche da casa mia, perché io vado in onda regolarmente da casa mia dove ho attrezzato uno studio televisivo. Ho un pubblico che va dalle 50.000 alle 100.000 persone quando metto delle cose nuove, interessanti. Stiamo aggiornando il repertorio, vedremo dove andremo a finire, ma io sono convinti che  è proprio il web il futuro della televisione.

De Tullio: Tutto questi lungo elenco che ci ha fatto Arbore, lo dico adesso ai nostri amici presenti nell’Auditorium della Biblioteca, sta a significare una cosa importante. Arbore ha un pregio, una caratteristica che pochi hanno in Italia. Ogni volta che ha avuto un’idea per una trasmissione radiofonica, o televisiva, o un’idea cinematografica, questo tipo di idea è stata sempre di una assoluta originalità, ma molto raramente, se non mai, Arbore si è ripetuto nel fare una trasmissione. Sbaglio?

Arbore: Io ho fatto sempre una radio e una tv d’autore. E una volta che ho detto la mia, così come si fa nel cinema, ho finito lì, non mi sono ripetuto. Ho fatto Quelli della Notte, erano 45 puntate, ho avuto un successo straordinario, tanto da farne un marchio importantissimo nella storia della televisione, come Lascia o raddoppia. Sono proprio marchi, quelli veri, importanti, nella storia della televisione, sono stati Lascia o Raddoppia e Quelli della Notte, che ancora io perseguo quando faccio i miei concerti con l’Orchestra Italiana come adesso. Però questa roba, quando l’hai fatta, quando hai avuto successo, basta… È come un film. Io ho fatto due film con Benigni, due film che sono diventati cult. Una volta detta la mia con uno e l’altro, non ne ho fatti più… Anche se devo dire che avevo in testa un’altra idea, formidabile, che riguarda Foggia. Si chiamavaFoggiattan dove io paragonavo questa provincia che è Foggia, e che io ho vissuto in anni, belli per me alla Manhattan di Woody Allen. È una vecchia idea che mi ronzava nella testa, volevo dimostrare che in piccolo, tutte le città, anche quelle di provincia, sono in fondo una versione ristretta di una realtà dilatata come quella di New York. Anche a Foggia abbiamo come nella Manhattan di Woody Allen, il Palazzetto dello Sport, il Palazzetto dell’Arte, la Villa Comunale i Cavalli Stalloni, e personaggi come l’avaro, il tirchio, la bella ragazza giovane che ci faceva innamorare tutti. Insomma tutta una meraviglia di cose del passato, che prima o poi scriverò in un libro autobiografico, che sarà naturalmente importante anche per la nostra città.

De Tullio: Adesso devo chiederle di fare mente locale su una data. Lei si ricorda cosa faceva il 7 luglio del 1970?

Arbore: …Facevo Alto Gradimento…

De Tullio: Esatto, cominciava su Radio2, che all’epoca si chiama ancora “Secondo programma” quella mitica trasmissione radiofonica che è stata Alto Gradimento, però quello che forse molti nel nostro pubblico non sanno è che di quella famosa banda quattro, perché eravate quattro matti  – lei, Boncompagni, Bracardi e Marenco -, il cinquanta cento era foggiano, perché sia lei che Marenco siete di Foggia.

Arbore: È vero, Marengo è nato a Foggia, poi è andato a Bari, poi a Napoli, ma ce l’ha la cultura pugliese incorporata, che è quella dell’infanzia e dell’adolescenza. Il padre era colonnello, da ragazzo ha vissuto in Puglia, per poi trasferirsi a Napoli e poi ancora a Roma.

De Tullio: Lei sa che una volta Fellini disse di Marengo che era troppo intelligente per essere un vero attore?

Arbore: Certo, io ho assistito al provino che ha fatto Fellini a Marenco. Ce l’ho registrato e lo trasmetterò suRenzoArboreChannel.Tv. Non solo, Fellini mi chiamava per sapere come doveva trattare Marenco, e quando gli dissi che era difficilissimo, il giorno dopo mi telefonò e disse: non ce la faccio, non riesco perché Marenco è un cavallo pazzo, però è il più geniale comico di tutti i tempi. Quello che abbiamo fatto con Mario è assolutamente irripetibile, è totalmente irrazionale, non c’è paragone tra come sta avanti lui – il Marenco del passato perché adesso è un po’ in sonno – e gli altri umoristi. La sua comicità è una cosa del tutto all’avanguardia, è intelligentissima, non è parodistica, è totalmente un’altra cosa, surreale.

De Tullio: Avete in comune anche la passione per il design, lui come architetto, lei come produttore di una linea di mobili che sembra vada forte in Estremo Oriente…

Arbore: Marenco è un grande designer che ha inventato delle cose fondamentali, come il divano Marenco, che è stato uno dei più venditi al mondo, per essere poi copiato dagli altri. È un divano fatto soltanto da cuscini, rigidi, curiosi. Poi ha inventato molte altre cose. Io ho la passione del design, colleziono tutto ciò che è decò, design, e ho creato una linea di mobili che si chiama Miami Swing Renzo Arbore.

De Tullio: Arbore lei ha cominciato a lavorare in Rai quando c’era Bernabei, e poi ha lavorato con altri direttori…

Arbore:  Beh sì, ho visto passare almeno una ventina di direttori generali.

De Tullio: Però Bernabei ha avuto il pregio cdi puntare su una televisione di qualità. Ricordo che in quella stagione sono nati degli sceneggiati di straordinaria qualità. 

Arbore: Non mi piace lodare il passato perché mi sento proiettato nel futuro, però bisogna dire onestamente che prima che ci fosse la dittatura dell’auditel, la televisione era migliore, perché quelli che facevano televisione, si sforzavano di farla di buona fattura. È come in un ristorante, i prodotti erano migliori. Ci si metteva più cura, più attenzione. Forse la televisione di allora era più elitaria, meno popolare. Prendiamo i programmi di Antonello Falqui, non voglio parlare dei miei… ma programmi come Studio Uno con Mina e Lelio Luttazzi, quella roba lì era fatta con un criterio che era quello di cercare di fare vedere agli italiani che il bello esiste, che si può fare una bella televisione. Oppure cercare di far capire che la musica non è soltanto quella zum zum zum ma esistono anche Gershwin o Cole Porter. Insomma era fatta con un criterio vagamente artistico.

De Tullio: Arbore, non mi ha ancora chiesto niente di Foggia…

Arbore: La situazione attuale? La conosco poco, ma veramente i miei amici di Foggia, inutile citarli tutti perché se poi dimentico qualcuno potrebbe offendersi, mi ragguagliano settimanalmente su quello che succede. Foggia è una città sofferente. Non è un momento splendido per Foggia. Però devo dire che sento tutti lamentarsi, poi quando vengo la trovo in verità abbellita, pacifica. Però naturalmente è l’impressione di chi sta lontano e torna di tanto in tanto. Credo che bisognerebbe riprendere il problema del Gino Lisa, perché non può essere che non abbiamo un aeroporto civile dove far sbarcare tutti quelli che vanno a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, i turisti che vogliono scoprire la bellezza della Foresta Umbra o della provincia, perché la Capitanata è una delle province più belle d’Italia, Ci sono tanti problemi sulla piazza da molti anni…

Poi ci sono tanti foggiani che si stanno distinguendo approfittando del fatto che tutta la Puglia si è svegliata molto diventando una meta prediletta dagli italiani. Io sono pugliese, anche se parte della mia cultura è napoletana, io sono pugliese e quando vado in giro sento lodarne il cibo, la bellezza… Margherita di Savoia, il Gargano, Peschici tutte le cose della nostra cultura andrebbero valorizzate. Spero che soprattutto le giovani generazioni si decidano a riscoprirle ed a rivenderle, in senso buono.

De Tullio: Maestro Arbore, stiamo per chiudere, vuole fare un saluto ai suoi concittadini e poi alla Provincia?…

Arbore : Beh un saluto a tutta la provincia, che è vastissima e poi è fatta da tanti paesi che mi stanno nel cuore, da Pietra Montecorvino, alla quale io ho intitolato una cantante, fino a Mattinata, che mi ha dato una cittadinanza onoraria che non riesco più a trovare perché proprio quel giorno successe una tragedia internazionale… Naturalmente mi stanno portando tante provviste dalla nostra terra, che conservo nei miei frigoriferi: dai torcinelli, alla cartellate appena comprate che non ho ancora surgelato, e poi i men’l att’rrt  e tutti gli altri dolci di Natale, che mangerò con l’aiuto del vincotto che non ho mangiato il giorno dei morti perché nessuno mi ha preparato u gran cutt. Ma adesso cercherò di recuperare il tempo perduto e me lo farò preparare da amici foggiani che ho qui a Roma e così nessun morto si offenderà perché li onorerò mangiando u gran cutt.

De Tullio: La saluto porgendole anche il saluto di due personaggi che in questi giorni saranno con noi, Tony Santagata e Ferruccio Castronuovo…

Arbore: Con Tony Santagata, al secolo Antonio Morese, siamo andati a scuola insieme al Liceo Vincenzo Lanza a Foggia. Ferruccio è stato per un certo tempo il mio regista abbiamo fatto delle cose interessanti…

LA MAFIA FOGGIANA E’ LA PIU’ CATTIVA D’ITALIA

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Si ripropone l’articolo del quotidiano “La Stampa” di ieri 31 gennaio in cui si fotografa nettamente la questione della criminalità nazionale e come a Foggia la mafia è tra le più cattiva d’Italia.

I dati della polizia confermano: Foggia è tra le emergenze principali. Spaccio di droga e racket costituiscono le maggiori fonti di guadagno. Gli agguati. La Scientifica in località Molinella (tra Vieste e Peschici Gargano), dove lo scorso 30 è stato ammazzato un pregiudicato. A Vieste il 26 gennaio 2015 è stato ucciso il boss Angelo Notarangelo. La Società foggiana è capace di farti del male da vivo e da morto. Prima soffocandoti l’esistenza, poi uccidendoti e sfigurando il tuo cadavere con il colpo di grazia consegnato a un fucile a pallettoni. Non è sufficiente farti fuori è importante umiliarti. La Società foggiana non ha il giro d’affari di Cosa nostra, della ’ndrangheta e della camorra, ma tra tutte e quattro oggi è la mafia più cattiva. E per quanto si tratti di uno spaccato finito fuori dai radar della comunicazione tradizionale, sono le statistiche della polizia di Stato a imporre la fotografia di un mondo vicino al collasso, che precipita Foggia in testa alle classifiche delle emergenze criminali. Il punto è che nel foggiano si spara. E lo si fa ogni giorno. Da settembre a oggi, con picchi in novembre e dicembre, ci sono stati quattro omicidi e otto tentati omicidi. E dieci bombe sono esplose davanti ai negozi. Punizioni per chi non paga il pizzo. O anche avvertimenti per esercizi commerciali vicini: se non ti pieghi salti per aria anche tu.  «Quello che succede qui è inimmaginabile, eppure nessuno ne parla, come se nei duecento chilometri di strade tra Foggia e il Gargano esistessero solo Padre Pio, gli ulivi, la mozzarella buona e il mare azzurro», dice il questore Piernicola Silvis. In effetti non c’è nulla di religioso nella Società foggiana, nemmeno i rituali di affiliazione. Niente santini bruciati, niente sangue scambiato, niente che possa lasciare traccia. Solo un patto definitivo, spesso di tipo familiare, che neppure la morte è in grado di sciogliere. «Lo spaccio della droga e il racket sono le principali fonti di guadagno. Soprattutto il racket. Secondo i nostri calcoli l’80% dei commercianti foggiani paga il pizzo. Ma praticamente nessuno lo denuncia». Otto negozi su dieci. Cioè tutti. «Omertà, paura, disabitudine alla legalità. Tanto che con la procura stiamo cercando di trovare un modo per accusare di concorso esterno i commercianti che non denunciano il racket. Loro e gli imprenditori edili. Perché qui ogni volta che si apre un cantiere la richiesta di pizzo è automatica». Peccato che il concorso esterno sia pieno di fragilità legali in generale, figuriamoci in questo caso. Ma Silvis insiste. «Io sono foggiano e i miei concittadini li conosco bene. Sono testardi. E l’unico modo per convincerli a collaborare è essere decisi». Un tentativo di mettergli più paura della mafia. La mafia, però, di paura ne fa tanta.

Le richieste di denaro. Giovanna Parlante, titolare di una pizzeria in via Corso, riduce al minimo le parole perché le considera una trappola. Ma quelle che usa fanno male. E’ una donna solida, pratica, che pochi anni fa ha sconfitto un tumore al cervello. Un miracolo. Che con la Società foggiana non le è riuscito. La sua pizza al taglio era una meraviglia (lo è ancora). Centinaia di clienti. Ottimi prezzi e ottimi affari. Poi è arrivata la mafia. «Mi hanno imposto di comprare la mozzarella da loro». Lei lo ha fatto. Solo che la mozzarella faceva schifo. E la pizza peggio. Si è ribellata. E’ cominciato il calvario. Le hanno bruciato la macchina. E poi hanno cercato di entrarle in casa. Ha dovuto mettere le telecamere per proteggersi. Quindi ha chiamato la Fondazione antiracket di Tano Grasso. Lei dice: «Ho voglia di mollare tutto». Tano, che adesso è nel negozio di via Corso, risponde: «Non lo fare. Ti organizzo una pizzata con un sacco di gente. Prefetto, questore, autorità, chiunque. Fuori ci sarà la fila. La tua è una miniera d’oro». Ne ha fatte centinaia di operazioni di questo tipo. Normalmente funzionano. Anche per la criminalità è più facile sfruttare chi non si ribella, chi non chiede aiuto a carabinieri e polizia, chi rimane con le spalle al muro. «Insieme vinciamo», insiste Tano. Insieme vinciamo. Giovanna fatica a crederci.

La legalità del noi contrapposta alla legalità dell’io, per stare a un’espressione coniata dal sostituto procuratore Giuseppe Gatti della Dda di Bari. Un’idea che fatica a diventare progetto. Giovanna fissa il pavimento quasi volesse aggrapparsi a un punto invisibile per non svenire. Dov’è questo insieme? Da chi è formato? Quanto è forte? Per lei è difficile da capire. «In strada la gente mi insulta. Mi gridano “infamona”. Molti clienti non vengono più. E anche l’assistente del dentista, che prima era tutta sorrisi, ora neanche mi saluta». La mafia ha un dentro e un fuori. E’ questo che la caratterizza. Il dentro è la violenza eletta a sistema, il fuori è l’appoggio di pezzi di società che ti fanno il vuoto attorno. Intanto l’antiracket ha fatto avere a Giovanna una macchina nuova. «E’ vero, li ringrazio. Ma me la riempiono di sputi», dice lei con la voce che si fa sempre più lontana. «Non mollare», le dice Tano. «Non mollo», dice Giovanna, ma l’angoscia le esce a ondate. Ed è come se adesso il suo corpo non avesse né muscoli né sangue. Il figlio la prende tra le braccia. «Dai mamma». Ci si arriva in cima a questa salita? La Federazione antiracket a Foggia ha aperto appena un anno fa, grazie all’iniziativa di Cristina Cucci, che oggi ne è la presidente. «Siamo in 15. Ma spero che presto si associno altri 10 commercianti». Piccoli numeri in una città di 160 mila abitanti. Cristina, che ha 35 anni e un viso gentile, vagamente francese, si è rivolta ai carabinieri nel 2013. Aveva un negozio per organizzare eventi e matrimoni quando ha ricevuto una telefonata. «La voce di un uomo mi chiedeva duemila euro al mese. Io e mio marito abbiamo deciso di rivolgerci alle forze dell’ordine. Un maresciallo dei carabinieri mi ha dato assistenza. E’ stato bravo. Mi sono sentita protetta. In poco tempo hanno arrestato un ragazzo che non faceva parte della Società, ma io ho deciso che mi dovevo impegnare, per abbattere questo muro di omertà che sembra impenetrabile». Il suo negozio è ancora aperto. La legalità del noi? «La legalità del noi». Un concetto che fatica a trovare cittadinanza anche nel cuore delle istituzioni. Il comune di Foggia, per esempio, non si è costituito parte civile nel processo «Corona», nato dall’arresto (nel luglio del 2013) di 24 presunti mafiosi. Quando Tano Grasso ne ha chiesto ragione il sindaco – incidentalmente di centrodestra – lo ha attaccato frontalmente. Sostenendo che Grasso non si doveva permettere e che la mancata costituzione di parte civile era dipesa solo da un errore burocratico. Solo. Nemmeno le opposizioni hanno fiatato sulla questione. Dettagli, forse.

La mappa criminale. Schematicamente la mappa del crimine organizzato nel foggiano si può riassumere così: da un lato la mafia del Gargano, dall’altro quella di Foggia, San Severo e Cerignola. Antonio Basilicata, comandante provinciale dei carabinieri, spiega le differenze: «La criminalità garganica è a struttura familiare e fa riferimento alla ’ndrangheta. La mafia foggiana, che si estende anche a San Severo, è costituita da batterie che fanno capo a un vertice, poi c’è un consorzio di capi stile camorra napoletana. La criminalità cerignolana si occupa prevalentemente di rapine e traffico di droga». Ognuno ha il suo ruolo, ognuno il suo mercato. Cerignola, 55 mila abitanti, è una sorta di capitale europea della rapina in grande stile, con una predilezione per gli assalti ai caveau e ai furgoni blindati. Una specialità della casa esportata in tutta Italia, da Milano ad Ancona, ma anche fuori dai confini. Professionisti senza scrupoli, aggressivi e violenti. Il loro colpo più noto è quello del 25 giugno 2014. Un’azione militare non andata a buon fine. Arrivarono a Foggia e bloccarono diciannove strade che circondavano il caveau dell’istituto di vigilanza N. P. Service. Diedero alle fiamme diciannove camion creando un gigantesco cerchio di fuoco attorno all’obiettivo e paralizzando la città. Poi, con una ruspa, cercarono di abbattere l’edificio. Sbagliarono mira e non trovarono il caveau. Era mezzanotte, arrivò la polizia. Ci furono una sparatoria e una fuga, che si è conclusa solo due giorni fa, quando gli uomini della polizia hanno messo in galera i 12 componenti della banda. «Cerignola è come Corleone o Casal di Principe. Ma c’è qualcuno che lo sa?», si chiede Piernicola Silvis. «Ogni giorno sul nostro mattinale finisce almeno una rapina compiuta da loro».

Il caso Foggia. La Società foggiana domina in città e a San Severo grazie a una sorta di federazione divisa in tre batterie che fanno capo alle famiglie Moretti-Pellegrino, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Tolonese. E’ gente abituata a uccidere e a prendere ciò che vuole, impegnata in questi giorni in una nuova guerra territoriale, la settima, che ha come traguardo la saldatura tra la Società e la mafia garganica. Per raggiungere l’obiettivo è più facile spararsi che mettersi attorno a un tavolo. L’ultima vittima è stata, sette giorni fa, il 47enne Rocco Dedda, che gli inquirenti considerano vicino al clan Sinesi-Francavilla. Lo hanno aspettato nel giardino di casa. E lo hanno finito con quattro colpi tra il petto e l’addome. Erano le tre del pomeriggio. E’ una catena di morte senza fine. Perché l’omicidio chiama vendetta.

La mafia garganica. L’ultima parte del problema: il Gargano. Qui lo scontro è tra le famiglie Romito e li Bergolis. L’affare è quello del turismo. Perché su una delle coste più belle d’Europa arrivano ogni anno due milioni di turisti. Il taglieggiamento ai villaggi e agli alberghi è costante. Chi non paga si ritrova la piscina piena di nafta, i cani ammazzati davanti alle scale o i cancelli abbattuti a colpi di furgoncini che perdono casualmente il controllo. Eppure proprio nel Gargano l’antiracket ha prodotto i suoi frutti migliori. Ventisei commercianti si sono messi assieme e si sono costituiti parte civile in due processi successivi. In aula c’erano le vittime. Ma tra i banchi c’erano anche loro. «Un messaggio che i mafiosi capiscono bene», dice Vittoria Vescere, presidente del Fai di Vieste. «Più occupiamo spazio noi, meno ne resta per loro. E’ una scelta che dobbiamo ai nostri figli». Un pezzo di Gargano si ribella, Foggia ancora no. In dieci anni la procura non ha potuto contare su un solo pentito. A differenza di quello che è successo a Bari, dove negli ultimi due anni i pentiti sono stati 15. «La nostra storia non è la nostra legge», dicevano gli illuministi. Solo che Foggia non lo sa.

CONCORSO MUSICALE INDETTO DALL’ASSOCIAZIONE “PROSPETTIVE ARTISTICHE”

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L’Associazione Culturale “Prospettive Artistiche” ha indetto il 7° 7° Concorso nazionale per giovani musicisti

ERATAI che ha come scopo la diffusione della cultura musicale e la valorizzazione dei giovani più meritevoli. Il concorso si svolgerà dal 13 al 17 aprile 2017 a San Giovanni Rotondo presso l’Hotel Villa San Pietro ed è aperti a tutti i giovani musicisti di ambo i sessi italiani e stranieri residenti in Italia con permesso di soggiorno o frequentanti un istituto pubblico o privato italiano. Per qualsiasi informazioni collegarsi con il sito facebook dell’associazione per meglio consultare il regolamento, le sezioni e le categorie e i relativi premi oppure telefonare al n° 328/3595844

DOMANI LA CANN’LORA, LA ‘V’RNATA E’ SCIUTA FOR’

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Ecco un’altra festività ed un altro evento della nostra tradizione orale dopo quella dei “giorni della merla”. La Candelora ricorda il rito di purificazione che la Vergine Maria seguì dopo aver dato alla luce Gesù Cristo, in conformità con la legge mosaica.

La tradizione sannicandrese usa recitare la seguente filastrocca: “A la Cannelora la ‘vernata è sciuta for!”  Ha rspòst la vècchia arraiata: “N’iè luer e n’iè vrtà: svu sta cchiù scur, quann càln i mttur, svu sta chiù ‘ss’curat, quann la fìcura iè mmaturata! Ha ditt’ la vecchia arraijata quann ìscurisc la vucac ,e s vu iess chiju s’ cur’ quann scegn’n li mt’tur!!

Che significa tutto questo? Secondo alcuni, questo proverbio sta ad indicare che se il giorno della Candelora si avrà bel tempo, si dovranno aspettare parecchie settimane ancora perché l’inverno finisca e giunga la primavera. Se, invece, lo stesso giorno sarà brutto tempo, allora la bella stagione è ormai vicina.

Secondo altri, invece, la Candelora segna per lo più, la fine dell’inverno; ma se il 2 febbraio è cattivo tempo l’inverno durerà almeno un altro mese ancora.

LA PRO LOCO: “RIAPPROPRIAMOCI DEL NOSTRO CARNEVALE”

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Questo l’invito dell’Associazione Pro Loco di San Nicandro per l’evento carnevalesco di quest’anno. Infatti, invita tutta la cittadinanza a partecipare al “Concorso Maschere piu’…”. A giudizio insindacabile della Pro Loco, saranno premiate le seguenti maschere: Pastore e Pacchiana (adulti e bambini), Coppie (maschere più spiritose), Singoli (originalità), Ragazzi (per fasce di età:1-5 anni, 6-10 anni), Gruppi (creatività), Giovanissimi 60 anni ed oltre (perseveranza), Maschera libera. La premiazione avverrà a “Carnevaletto” presso la sede della Pro Loco. La manifestazione si avvale del patrocinio del Comune di San Nicandro con l’Assessorato alla Cultura di Valentino Altieri.

RUOLO, ORGANIZZAZIONE E OBIETTIVI DELL’AGROALIMENTARE PUGLIESE

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Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 della Regione Puglia, formalmente adottato dalla Commissione Europea il 24 novembre 2015, delinea le priorità per l’utilizzo di 1.637.880.991,74 di euro di finanziamento pubblico, dei quali 991 milioni di euro a valere sul bilancio UE e 647 milioni di euro di cofinanziamento nazionale (Stato e Regione) ed è in grado di generare investimenti per oltre 2,1 miliardi di euro. Il PSR della Puglia finanzierà azioni nell’ambito di tutte le sei priorità dello sviluppo rurale, con particolare attenzione alla preservazione, ripristino e valorizzazione degli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura, nonché al potenziamento della competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme della redditività delle aziende agricole. Per garantire, comunque, il rilancio del settore agricolo, assicurando un equo reddito ai nostri produttori, occorre necessariamente definire il ruolo, l’organizzazione e gli obiettivi dell’agroalimentare pugliese. Numerose le sfide con le quali dovrà cimentarsi l’agroalimentare pugliese dei prossimi anni: produttività, sostenibilità economica, ambientale e sociale, innovazione, reti e territori, ricambio generazionale, nuovi modelli di organizzazione economica dei produttori sia nella fase primaria che in quella di trasformazione dei prodotti agricoli, internazionalizzazione, utilizzazione delle bioenergie rinnovabili, diversificazione in attività non agricole e accesso al credito.

I prodotti della nostra agricoltura sono espressione di un patrimonio di conoscenze, di una cultura millenaria radicata nei territori, che appartiene a tutta la filiera produttiva; poi però essi devono trovare le “strade” del mondo per far conoscere e apprezzare il “Made in Puglia”. Per fare questo dobbiamo necessariamente modernizzare la nostra agricoltura e le nostre filiere. I mercati globali si presidiano con la competitività, passando anche attraverso l’innovazione che migliora i processi, i prodotti e, in ultima analisi, la redditività degli operatori. Per questo dobbiamo puntare sulle imprese, sia singole che associate, che abbiano una valenza economica, che siano in grado di stare sul mercato perché, solo incrementando la loro attività e quindi in prima battuta la produzione e la produttività, si potrà conseguire l’obiettivo di favorire uno sviluppo del settore che garantisca crescita ed occupazione a vantaggio di tutti e che allo stesso tempo sia sostenibile. In tale ottica non c’è contrapposizione tra filiere “corte” e “lunghe”: il vero tema dell’agricoltura pugliese riguarda l’organizzazione per imporsi sui mercati, quello interno e quello globale.
Occorre, quindi, fare sistema e creare stretti collegamenti fra ricerca scientifica, imprese, finanza e Istituzioni, così da assecondare più efficacemente l’innovazione, indispensabile per la valorizzazione e competitività dell’agroalimentare sui mercati internazionali. Difendere l’agricoltura vuol dire preservare una ricchezza formidabile che altre Regioni europee cercano di valorizzare e utilizzare per far crescere la propria economia e per il miglioramento della qualità della vita.

LA BANDA DEI “SEGUGI” ALL’ASSALTO DEL FORZIERE (VUOTO) DEL SINDACO…PAPERONE

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Carissimo Direttore, leggendo la nota del consigliere Giovanni Villani, attualmente in quota a Forza Italia, sulla disamina dei vari termini ritrovati nel  dizionario  in quota  ai “segugi”  e   tra “cani  da  caccia  e da  preda”,  mi sono ricordato della  storia  narrata da “Carl Barks”, dal  titolo “Paperino e la banda dei segugi”.  In Italia  questa storia  viene  pubblicata nel dicembre del  1996  e segnerà il debutto  per la prima  volta    della  più  nota   “Banda Bassotti ”,  divenuta oggetto di  pubblicazione  di un mio precedente  articolo  su vecchi   giornali  di  informazione  locale.  E che faceva, per l’appunto, riferimento proprio all’assalto  in atto  in quegli anni  sulla  cassaforte  del   Comune,  ormai  svuotata  dall’ assalto  della  banda  dei  “segugi “,  per distrazione   nei   controlli  del forziere costituente un  “ bene comune”  (e non dei pochi in Comune).  Nella trama: Paperone carica un enorme cannone, preparandosi a passare la notte di guardia, pronto a respingere col fuoco l’assalto dei ladri. Ma ben presto si rende conto di avere troppo sonno e ricorre ancora una volta al nipote Paperino per alternarsi a lui nella guardia; il nipote propone un ingegnoso sistema perché il cannone spari non appena qualcuno apre la porta interna al deposito. Paperone nel spalancare inavvertitamente la porta collegata al cannone, una violenta cannonata sfonda i muri del palazzo  e tutto il denaro cade in strada, diventando facile preda della banda dei “SEGUGI”. Ciò detto, non  voglio  con la presente entrare   direttamente   nella    disamina  del   “sistema del  fare “  anche   e soprattutto  i  “controlli”, oggi  per  allora,  nei rispettivi ruoli  di essere   maggioranza  e diventare  poi  forza di  opposizione  in Comune,  a  fasi alterne ed invertite,  ma nel  rispetto delle  regole del gioco. Anche perchè, solo  nel rispetto  tassativo di  queste, ci potrà  essere  una partecipazione  diretta e  democratica  dei cittadini  su scelte  “politiche”  soggettive, che possono essere più o meno condivise nella  intervenuta   formazione  di  una  nuova  ed improvvisata  maggioranza in Giunta,  fuori  dalle  cosiddette  “quote  rosa”.   Il ricorso  al Capo dello Stato,  da parte dei cosiddetti “7 paladini della giustizia”   in alternativa al TAR  Puglia  e   con il sostegno  giuridico della stessa Regione Puglia, la dice tutta su  improvvisate  coalizioni e sulla presenza di  correnti interne ai partiti, sia di centro sinistra che di  centro destra, tant’è  che  risulta  finora   ostacolata, dopo  la nomina dei componenti il consiglio di amministrazione,  di competenza comunale  e della curia vescovile,  la stessa nomina del Presidente l’ASP Zaccagnino,  in danno di una efficace   programmazione  aziendale   e  dell’erogazione dei servizi pubblici e  di interesse pubblico  intercomunale. D’altronde, si sa che i tempi della giustizia amministrativa, come quelli che riguardano quella civile  e penale  sono lunghi e tortuosi,   anche quando è la stessa politica  a farvi direttamente   ricorso,  per ottenere “ giustizia ”, fuori dell’ambito  Comunale. Ben altra cosa è  dire,  dopo  la   dichiarazione di dissesto finanziario del Comune , meditate gente, meditate ….ma non troppo !

AL “DE ROGATIS-FIORITTO” SI FA ORIENTAMENTO

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Ieri, sabato 30 gennaio, in occasione delle attività di orientamento realizzate dall’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “De Rogatis – Fioritto”, gli studenti delle classi quinte di tutti gli indirizzi hanno incontrato l’Aspirante Pasquale Tenace, ufficiale dell’Aeronautica Militare italiana ed ex allievo del Liceo scientifico dell’Istituto, che sta frequentando il quarto anno dell’Accademia. L’Aspirante Tenace ha accolto con favore l’invito del Dirigente scolastico, prof. Francesco Donataccio, e della prof.ssa Grana Lucia, docente referente per l’orientamento, ritornando nella scuola che lo ha visto crescere e formarsi, per incoraggiare e motivare i giovani studenti a perseguire con determinazione i propri obiettivi e a credere nei propri sogni, impegnandosi per realizzarli. Ha parlato della sua esperienza in Accademia, delle difficoltà incontrate durante l’addestramento militare e delle tante prove superate grazie alla forza di volontà e alla dedizione per il suo lavoro. Ha illustrato, inoltre, le prerogative dell’Accademia e delle modalità di svolgimento delle prove concorsuali, rispondendo con professionalità e competenza alle domande degli studenti, che hanno mostrato interesse e partecipazione. Quest’incontro ha dimostrato ai giovani allievi dell’Istituto quanto il senso di responsabilità e l’impegno possano condurre a risultati inaspettati. Ringraziamo il futuro Sottotenente Pasquale Tenace per i suoi preziosi consigli e gli porgiamo i nostri più sinceri auguri per una brillante carriera militare.

MACROREGIONE ADRIATICA, PIU’ INFRASTRUTTURE E SERVIZI IN CAPITANATA

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Di recente, nella vicina Pescara, è stato siglato il Patto della Macroregione Adriatica per l’interconnessione comunitaria con l’Est Adriatico. Il Patto è stato siglato anche dal Governatore della Puglia, Michele Emiliano, presente alla riunione. L’ obiettivo è quello di rendere più veloce e flessibile l’intero Corridoio Adriatico frontaliero da Nord a Sud, nelle relazioni trans-balcaniche nel mare “chiuso” dell’Adriatico e avvicinare le sponde. Confesercenti Foggia è preoccupata del silenzio sull’argomento delle forze politiche e sociali della Capitanata. Tante le premesse su cui si appuntano progetti fi sviluppo e interazione della Capitanata. «ll problema primario e prioritario del progetto – commenta Franco Granata, direttore provinciale della Confesercenti è quello della eliminazione delle strozzature che impediscono la velocizzazione del corridoio. La Provincia di Foggia ha un ruolo strategico nella realizzazione del Corridoio che deve difendere per assicurare una propria presenza strategica in un contesto regionale che non sempre è disponibile a equilibrare le esigenze di una Regione troppo lunga. Per rendere efficiente il corridoio Adriatico occorre superare marginalità volute o determinate da disattenzioni sia della Provincia di Foggia che della Regione Puglia».

Un obiettivo che permetterà alla provincia di Foggia dir recitare un ruolo importante in questo percorso. «La nostra Associazione – conclude Granata – si renderà promotrice di porre all’attenzione delle Associazioni di Categoria, che partecipano al partenariato con la Regione Puglia, e alle forze politiche Territoriali la candidatura della Capitanata quale cerniera strategica nord-orientale del Meridione. La nostra Provincia di fatto può svolgere funzioni di Raggiera lunga Interterritoriale e di nodo intersezionale mediano tra Dorsale Adriatica e Trasversale Tirreno-Adriatica se solo si valorizzasse il polo logistico integrato dell’Incoronata con il suo scalo ferroviario intermodale; il Porto alti Fondali di Manfredonia e la struttura aeroportaule del Gino Lisa nonché le numerose piste aree diffuse in Provincia di Foggia. Un obiettivo su cui gli assessori regionali Raffaele Piemontese e Leo Di Gioia non possono lasciarsi sfuggire».

TRIVELLE, TUTTO PRONTO PER LA MANIFESTAZIONE DI DOMANI A PALAZZO DOGANA

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Tutto pronto per la manifestazione anti trivelle di domenica, 31 gennaio, a Palazzo Dogana, sede storica della Provincia di Foggia (piazza XX Settembre, 20). Il primo incontro dell’Assemblea dei Sindaci, è previsto alle ore 10.00, a seguire alle ore 11.00 nel Tribunale della Dogana, si terrà la manifestazione vera e propria che coinvolge la società civile, tutta la popolazione interessata, le associazioni e le istituzioni. Il Vice Presidente della Provincia, Rosario Cusmai, in contatto costante con la rete No Triv e la Fondazione Vassallo – Sindaco Pescatore, incontrerà nelle prossime ore i rappresentanti delle altre associazioni (sportive, culturali, ambientaliste), per un confronto sull’argomento e per pianificare alcuni interventi. Durante l’incontro di domenica, sarà proiettato anche un video, quale testimonianza della ricchezza ambientale della Provincia di Foggia: “L’obiettivo di questa manifestazione è quello di difendere il mare: Adriatico, Jonio e l’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti dalla minaccia delle trivellazioni e non solo. Il problema non sono solo le trivellazioni, ma proprio queste ricerche del petrolio nei fondali marini, per dirla in termini semplici, si potrebbe non trivellare mai, ma l’azione degli air gun produrrebbe comunque di riflesso dei danni all’ecosistema marino. Le persone forse non sanno ancora che la minaccia è antecedente alle trivellazioni stesse. Per questo motivo, faremo una tavola rotonda sul tema nei giorni successivi alla manifestazione anti trivelle, alla quale le associazioni ambientaliste e gli esperti sono invitati a partecipare ed a fare delle proposte, il mio è un invito a confrontarsi con le istituzioni. Estendo l’invito a tutti a partecipare al confronto: le associazioni interessate, la società civile, gli studenti, le istituzioni, i consiglieri comunali, tutti i consiglieri della Puglia, della Basilicata e del Molise: mettetevi in contatto con noi e facciamo sentire la nostra voce, il nostro mare non si tocca!”.

Nella Proposta di Delibera del Consiglio provinciale, avente come ordine del giorno le “trivellazioni in Adriatico”, si legge: “In disparte ogni intento polemico, campanilistico, di mera difesa di posizione, in un contesto problematico ormai comunemente noto, il tutto è riassunto nella fondamentale affermazione “NO ALLE TRIVELLE – SI ALLA VITA”, sostenuta, evidentemente, da ben dieci regioni, da ben 200 Associazioni ambientaliste e dal coordinamento nazionale “NO TRIV”. E’ affermazione del DIRITTO alla vita delle popolazioni interessate, per le quali il mare è, appunto, fondamentale ambiente di vita; ed è un diritto fisiologico, proprio, che nessuno può contestare o limitare, nessuno, nemmeno i governanti. Milioni di parole, migliaia di pagine sono state pronunciate e scritte sull’argomento, ma la sostanza è una e semplice, e incontestabile: quale è il fondamento che giustifica le trivellazioni?, l’utile monetario delle aziende “trivellanti”?, e il ridotto davvero beneficio economico derivante dalle trivellazioni? Poiché è incontestabile che le trivelle a mare e gli effetti consequenziali provocano sicuri danni in termini di fauna marina e determinano pregiudizi inaccettabili per chi VIVE DI MARE E DI TURISMO, chi, a cominciare dalle istituzioni titolari del potere decisionale nella soggetta materia, può sostenerle e difendere senza affondare, nel mare inquinato, il DIRITTO di chi vive quotidianamente grazie al mare, ambiente naturale che NESSUNO può aggredire mortalmente? In particolare, chi, irresponsabilmente, può minare il mare pugliese, il mare del Gargano, delle ISOLE TREMITI e della intera Puglia? ancorché ciò è vero per tutto il chiuso mare ADRIATICO.

E’ possibile pensare che se le trivelle producono solo benefici economici e nessun danno ecologico e turistico le popolazioni interessate, i governanti locali, le varie associazioni, sarebbero tanto … irresponsabili da rinunciarvi? Nella risposta a tale domanda è la verità, una e semplice, di tutta la vicenda “TRIVELLE”. Per quanto precede e per quanto significativamente prospettato nei responsabili interventi registrati a parte, se ne approva l’ordine del giorno affinché tutti i soggetti comunque interessati ne prendano atto per quanto di competenza, con invito particolare al Governo Italiano perché eviti la morte del mare nostrum”.

L’appuntamento è per il 31 gennaio alle ore 11.00, a Foggia presso la sede storica della Provincia, Palazzo Dogana, piazza XX Settembre, n. 20. Tutte le associazioni e gli interessati che intendono partecipare all’evento, possono concordare gli interventi scrivendo alla mail: antitrivelle31gennaio@gmail.com

B.I.T. 2016 DI MILANO, IL TALLONE PER COLAZIONE DEI CONTADINI DELLO SPERONE

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Il grano è stato l’alimento indispensabile per le famiglie contadine, oltre ai legumi e alle patate. Ogni contadino lo conservava, in luogo asciutto, dentro un grande sacco di juta chiamato balla o balletta ( a seconda della dimensione), ventilato spesso durante l’anno. Di volta in volta si portava al mulino la quantità necessaria al fabbisogno famigliare per essere macinato e trasformato in farina, in cruschetta e in crusca.  Prima di fare il pane, la farina veniva ancora setacciata per fare meglio ossigenare e arricchire il glutine contenente un complesso elevato proteico.  Il lievito, invece, veniva custodito e conservato in luogo fresco dentro un pezzo di stoffa di lino. Si conservava una quantità superiore a quella da utilizzare per assicurarsi di averne anche per il vicino nel caso ne fosse rimasto sprovvisto o si fosse alterato.  L’acqua aveva un ruolo importante per facilitare la lievitazione. Doveva essere limpida, di cisterna o di fonte, e portata a temperatura dai 6 ai 9 gradi.  Anche il sale doveva essere proporzionato alla quantità dell’acqua e della farina.  L’impasto veniva schiacciato e arrotolato per consentire con poca acqua di assorbire la farina. Si portava alla giusta temperatura il forno a legna e, quando il calore si elevava, si provvedeva ad abbassarlo strofinando le pareti del forno con uno straccio bagnato d’acqua.  C’era un bel lavoro da fare e non tutti avevano nel caseggiato il forno.

Il pane del Gargano era rinomato per il peso di ogni pagnotta che superava 7 o 8 Kg e per il tempo di conservazione abbastanza lungo.  I contadini e i pastori che vivevano nelle lontane campagne facevano scorta per dieci o quindici giorni.  Il fornaio metteva più pagnotte nel forno, tanto che sulla parte di contatto tra esse non si formava la corteccia perché non esposta al calore. Ciò rendeva quella parte della pagnotta, detta “Tallone”, più soggetta a deterioramento e doveva essere mangiata o cucinata per prima. Il pane veniva conservato in luogo asciutto nel tascapane, appeso in alto al riparo dagli animali. Anche se diventava durissimo esso veniva comunque utilizzato. La crusca veniva impastata con acqua oppure con il siero (liquido derivato dal latte dopo aver estratto il formaggio e la ricotta. Era un ottimo mangime rinfrescante per le bestie compresi i cani).  Oggi la crusca, riscoperta per le sue qualità, viene valorizzata da dermatologi e da dietologi.  La cruschetta definita russuteddu veniva utilizzata per fare le pizze condite con sale, olio e origano. Oppure si ricavava un tipo di pane definito Parruzzeddu. Il pane del Gargano dell’antica civiltà contadina aveva i requisiti necessari per realizzare la pietanza denominata pancotto. Il pancotto era preparato di sera, utilizzando fette sottili di pane scottate con acqua bollente dove erano state cotte verdure raccolte nei prati e patate. Al mattino per colazione veniva utilizzata la crosta di pane più dura per preparare le pietanze definite tallone, talloncini, sperone, speroncino, schiattamugliera e tacchi di signorine a seconda la dimensione del pezzo di pane tagliato.  Per la preparazione erano necessari pochi ingredienti: acqua bollente, sale, aglio e pezzi di pane raffermo. Una volta che il pane era ben inzuppato si colava l’acqua e si condiva con l’olio di oliva.

Marì, alzati a governare le bestie, accendi il fuoco nel camino, metti a bollire l’acqua nella pentola, metti tanto aglio e prepara lo “schiattamugliera”.  Era la colazione del carrettiere per tenere sazio e caldo il suo stomaco, prima di affrontare il viaggio . Si presume che la definizione di schiattamugliera veniva attribuita al forte odore dell’aglio che la consorte avvertiva al momento del bacio prima della partenza del marito, (l’aglio oltre ad essere un ottimo disinfettante era considerato l’alimento che teneva lontano le negatività). Alzati e prepara lo “sperone” così ordinavano gli anziani al pastorello prima di recarsi nella mandria per mungere le bestie.  Era questo un piatto tipico del Promontorio da cui deriva anche lo speroncino o talloncino, se il taglio del pane era piccolo. Definito anche “il tacco delle signorine”, detto provocatorio, utilizzato dai cafoni durante la digestione che al completo risuonava così “ dopo aver mangiato questo speroncino saprei come saziare una bella signorina”. Domani tocca a te preparare il “tallone”…così, la sera prima, prendevano accordi i lavoratori nelle lontane campagne per preparare la colazione a turno. In quel tempo si mangiava per vivere e il pezzettino di pane rendeva l’uomo scattante e forte, sia di giorno che di notte. Oggi si vive per mangiare, si mangia male e in abbondanza per poi essere trasportato in ambulanza.  Un mio zio scampato per caso al disastro dell’ 8 Agosto 1956 della miniera di Marcinelle, dove perirono 262 minatori di cui 136 nostri emigranti, alcuni del Gargano, rientrò in Italia subito dopo il disastro con una licenza premio per aver partecipato agli aiuti.

Quel giorno era di riposo, dormiva nelle baracche poco distante dalla miniera come tutti gli altri operai, svegliato dal fumo e dall’aspro odore del carbone, si recò ad aiutare le forze dell’ordine giunte sul posto.

Rientrato al paese venne a trovarmi in campagna all’alba portandomi alcune tavolette di cioccolato. Dalla gioia di averlo visto sano e salvo preparai un cestello di uova avvolti nella paglia e legai le zampe di un galletto di primo canto. Lui mi strinse forte a sé dicendomi: se proprio ti vuoi sdebitare delle cioccolate, preparami il tallone perché il pane del Belgio non è come il nostro del Gargano. Durante i preparativi gli chiesi: zio perchè sei andato a finire in Belgio? “ Per disperazione, ma adesso ti racconto, mi rispose. Un giorno, tornando a casa dopo un mese lontano dalla famiglia, presi una multa dagli addetti della dogana per due forme di formaggio che trovarono nel tascapane non dichiarate. L’importo della multa era pari alla mia paga di un mese. Lo stesso giorno mentre ero nel salone in attesa del mio turno per il taglio dei capelli origliai il discorso di due clienti: in Belgio lavorando otto ore si percepisce una paga pari al nostro mensile. Non esitai a preparare il passaporto e partire.  La politica è come questa caldaia sporca di fuliggine, continuò, chi si avvicina, prima o poi finisce di sporcarsi ed è sempre il nullatenente a finire nell’acqua bollente. I nostri pensanti hanno fatto un accordo con i governanti del Belgio. Tonnellate di carbone in cambio di emigranti. Così un minatore ha eliminato un disoccupato e ha fornito più calore agli illustri pensanti e al loro casato”.

Ha fatto colazione con le lacrime agli occhi. Il tallone di norma per dimensione era grande, caldo e scivoloso e scottava. Ma penso che parte di quelle lacrime fossero state causate dalla mancanza della pietanza definita tallone, colazione dei contadini dello Sperone.

CONTRO LA RASSEGNAZIONE DEL SUD

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In un suo editoriale Ernesto Galli della Loggia evidenziava l’indifferenza degli stessi meridionali rispetto alla drammatica condizione del Sud. È vero, molti meridionali hanno rinunciato ormai da tempo a pensare a come il Sud è e a come lo vorrebbero. Lo vivono ogni giorno, ma è come se non sapessero. La corruzione e il malaffare hanno prodotto i panorami terrificanti, gli ospedali malfunzionanti, la Salerno-Reggio Calabria ancora da completare, ma hanno soprattutto fatto piazza pulita di aspettative e ambizioni. Hanno impedito ai meridionali di essere orgogliosi della loro terra e di sognarne un futuro. Più che di indifferenza, si tratta di rassegnazione. Quella descritta da Carlo Levi con il famoso “Io pensavo a quante volte, ogni giorno, usavo sentire questa continua parola (…). Che cosa hai mangiato? Niente. Che cosa speri? Niente. Che cosa si può fare? Niente”. La sensazione di impotenza coinvolge anche molti intellettuali meridionali che nel denunciare le condizioni di arretratezza economica e sociale del Sud si scoprono nell’imbarazzo di non riuscire a individuare adeguate risposte. Chi vuole cambiare il Sud sa che fornirgli risorse non basta. Sa che sono del tutto inappropriati i paragoni con la Germania che nel suo Mezzogiorno (la ex Ddr) ha investito il 5 per cento del Pil. Il Sud, nel corso degli anni, ha ricevuto soldi che però non hanno innestato nessun processo di crescita (si vedano, ad esempio De Blasio e Accetturo, 2012, Ciani e De Blasio, 2015 e il volume della Banca d’Italia “Mezzogiorno e Politiche Regionali”, 2009). Se il Sud avesse ricevuto più risorse le cose sarebbero andate diversamente? Difficile averne la certezza, è molto probabile però che non sarebbero comunque bastate. Il Sud ha sprecato denaro sia nazionale che europeo (ad esempio, per finanziare scadenti corsi di formazione o per creare imprese che non hanno funzionato neanche un giorno). È successo anche in altre parti d’Italia certo, ma maggiore è lo stato di bisogno, minore è l’ammissibilità degli sprechi. C’è qualche segnale che ci lascia sperare che quanto accaduto in passato non accadrà in futuro? Bisogna ammettere che la classe dirigente del Sud, la società che la esprime e che dovrebbe controllarla, non hanno dato grandi segni di cambiamento. E allora, nessuna politica per il Sud? Col tempo si è anche persa la speranza che lasciandolo da solo il Sud trovi il suo modo per avviarsi finalmente sulla strada dello sviluppo e del riscatto. Il federalismo fiscale doveva responsabilizzare le amministrazioni locali attraverso un più stretto controllo da parte dei cittadini e permettere una migliore selezione dei politici-amministratori. Invece, ha portato a un incremento della pressione fiscale e a poco altro. Non ha funzionato neanche l’approccio bottom-up che affidava a livelli decentrati di governo la funzione di individuare progetti e programmi. L’intenzione di valorizzare le competenze locali si è scontrata con la tendenza dei politici a cercare consenso e quindi a frammentare gli interventi, oltretutto molto spesso realizzati senza neanche aver definito in maniera chiara gli obiettivi da raggiungere (il più delle volte è impossibile fare una pur grossolana analisi dei costi e dei benefici delle politiche). Che fare dunque? Non ci sono ricette miracolose. È possibile però cercare di evitare di ripetere gli errori commessi in passato. Con il Masterplan per il Sud, presentato dal governo, in cui si demandano le scelte operative concrete ai quindici patti per il Sud si rischia la stessa frammentazione di interventi già vista. Il Sud rappresenta una risorsa cruciale per la crescita dell’intero paese ed è a livello nazionale che devono essere individuate le priorità e le strategie che lo aiutino a utilizzare a pieno le sue risorse, compreso un impegno a combattere la criminalità che con le sue attività nell’economia legale altera le regole di mercato. Dopodiché è necessario realizzare progetti strutturati in modo tale da poter essere opportunamente valutati. Le valutazioni sono di importanza vitale perché permettono di capire cosa funziona e cosa non funziona e gettano le basi per una efficiente spesa futura (nel documento del governo non se ne parla da nessuna parte).
Se si vuole intraprendere un’azione decisa a favore del Sud, le politiche nazionali devono tener conto delle differenze territoriali e garantire standard minimi uniformi nei servizi essenziali. Ad esempio, non si può sperare che bastino le ore di formazione organizzate con i fondi comunitari a compensare la peggiore qualità complessiva delle scuole nel Mezzogiorno. Bisogna pensare a come migliorare la qualità dell’istruzione nelle aree a forte disagio sociale ed economico, a come incentivare buoni docenti e buoni dirigenti a lavorare in quelle scuole. Lo stesso vale per le università. Ben vengano i sistemi di valutazione, ma non ci sarebbe nulla di scandaloso nel premiare di più chi fa bene al Sud: servirebbe solo a compensare le maggiori condizioni di disagio. Sistemi di questo tipo aiuterebbero il Sud a non continuare a impoverirsi di capitale umano. Il Sud continua a perdere le sue risorse migliori, i più talentuosi e quelli che sono più dissonanti al sistema. È importante, quindi, contribuire a creare le condizioni che permettano loro di restare e che anzi attraggano forze nuove (anche non meridionali) che possano infondere nuova linfa al tessuto sociale e produttivo. Lo si può fare creando meccanismi automatici che non richiedono l’intermediazione dei politici e dei dirigenti locali.

SANITA’, L’ELENCO DEGLI ESAMI E VISITE A PAGAMENTO

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È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale “Appropriatezza”, che specifica quali sono le prestazioni sanitarie per le quali sono in vigore i nuovi criteri. Dunque, è ufficiale la “stretta” sulle prescrizioni di una certa tipologia di visite mediche, di visite specialistiche ed esami “a rischio inappropriatezza”. L’elenco comprende 203 prestazioni sanitarie che, nel caso in cui fossero prescritte “al di fuori delle condizioni di erogabilità, saranno completamente a carico del paziente. Cure dentistiche, interventi su denti, gengive e alveoli, analisi di laboratorio (controlli del livello dei trigliceridi, del ferro, delle anemie) ma anche esami specialistici come Tac, PET, risonanze magnetiche, con e senza contrasto: sono solo alcune delle prestazioni sanitarie oggetto delle revisioni della spesa da parte del Governo. Una lista di 208 prestazioni mediche, ora gratuite, che sarà sottoposta ai sindacati dei medici e degli operatori di settore, prima del via libera dell’Istituto superiore della Sanità e del parere definitivo del Parlamento.  Come raccontato, con il beneplacito del ministero della Sanità, il mese scorso il Governo ha ottenuto il via libera, con la fiducia, al decreto “Misure finanziarie per gli enti territoriali”, meglio noto come decreto Enti Locali. Si trattava di un provvedimento che conteneva misure di vario genere, fra le quali hanno trovato spazio anche dei “tagli” al settore della Sanità. Sostanzialmente stiamo parlando delle norme introdotte durante l’esame in Commissione, che andavano a modificare l’articolo 9 del decreto, dando attuazione al patto per la Salute 2014 – 2016, già firmato da Regioni e ministero nel luglio scorso. Il livello complessivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale è stato ridotto di circa 7 miliardi complessivi, per la precisione 2,35 miliardi di euro l’anno, a partire dal 2015 e fino al 2017. Per recuperare le entrate tagliate dallo Stato centrale, le Regioni hanno così a disposizione una serie di strumenti, fra cui la possibilità di rinegoziare contratti per beni e forniture, bloccare le indennità per i dipendenti e mettere un tetto ai rimborsi per cliniche e strutture private (qui abbiamo spiegato nel dettaglio la norma). Ma soprattutto, è stata annunciata una “stretta” nei confronti degli esami, delle visite specialistiche e delle prestazioni mediche, quelle in generale ritenute “inappropriate”. Chiariamo subito che ciò non significa affatto che tutti gli esami diventeranno “a pagamento”, bensì che il Governo si doterà di strumenti per stabilire l’appropriatezza di esami, visite e controlli. A disciplinare nello specifico criteri ed esami dovrà essere un decreto ministeriale, che, come da comma 8 articolo 9 del decreto, dovrà determinare “i criteri di appropriatezza dei suddetti ricoveri, tenendo conto della correlazione clinica del ricovero con la tipologia di evento acuto, della distanza temporale tra il ricovero e l’evento acuto e, nei ricoveri non conseguenti ad evento acuto, della tipologia di casistica”. Insomma, non è corretto dire che “tutti questi esami diventeranno a pagamento”, ma bisognerebbe dire che si pagheranno quegli esami ritenuti “non necessari” (non rispondenti ai criteri impostati dal decreto, appunto). Una prima bozza del decreto è stata sottoposta ai sindacati di categoria, che ora dovranno fare le loro osservazioni, prima che la palla passi nuovamente al Consiglio superiore della Sanità. Ricordiamo infatti che saranno anche i medici a pagare nel caso in cui prescriveranno esami ritenuti “non necessari ed eccessivi”, con una decurtazione dallo stipendio. Per questo motivo i camici bianchi sono sul piede di guerra e minacciano scioperi, anche se il ministro ha spiegato: “Non stiamo facendo la caccia al medico. La sanzione scatta sulla parte accessoria dello stipendio dopo un contraddittorio, ma non parliamo di un singolo caso di errore, ma dopo una serie di casistiche che non sono dimostrabili”.

Quali saranno le prestazioni specialistiche che si pagheranno?

Le prestazioni mediche riguarderanno soprattutto l’odontoiatria, la radiologia diagnostica e molte prestazioni di laboratorio. In molti casi saranno tutelati i ragazzi al di sotto dei 14 anni e gli esami specialistici resteranno gratuiti in determinate condizioni, tra cui anche la “particolare vulnerabilità sociale e sanitaria del paziente”, l’età del paziente, le patologie pregresse e via discorrendo. Il documento va solo a definire esplicitamente i criteri da utilizzare per ogni tipo di prestazione chiarendo, naturalmente, i soggetti che beneficeranno della gratuità della prestazione (come i soggetti vulnerabili sia per motivi sociali che sanitari o i minori). Le Regioni avranno il compito di stabilire le soglie di Isee da considerare “vulnerabili”. Molti esami specialistici di diagnostica per immagini, come TAC e RMN degli arti e della colonna, non saranno completamente gratuiti e tutto questo, secondo il ministero, potrebbe addirittura ridurre i tempi di attesa. Per quanto riguarda, invece, gli esami di laboratorio, il provvedimento prende in considerazione esami a basso costo ma anche alcuni specialistici per determinate patologie, come l’analisi di polimorfismi. Comprese nella lista alcune riabilitazioni, visite dermatologiche (relative ad allergie) e specifici esami specialistici.

 

Estrazione e ricostruzione di denti

Estrazione di dente deciduo (gratuita fino a 14 anni)

Estrazione di dente permanente (gratuita fino a 14 anni)

Altra estrazione chirurgica dente (gratuita fino a 14 anni)

Ricostruzione dente con otturazione (gratuita fino a 14 anni solo in caso di evento traumatico)

Ricostruzione dente mediante otturazione a tre o più superfici

Ricostruzione dente mediante intarsio

Applicazione di corona

Applicazione di corona in lega aurea

Altra applicazione corona

Applicazione corona e perno

Altra applicazione corona e perno

Inserzione di ponte fisso

Inserzione di protesi rimovibile

Altra inserzione di protesi

Inserzione di protesi provvisoria

Altra riparazione dentaria

Impianto di dente (gratuita fino a 14 anni)

Impianto di protesi dentaria

Terapia canalare in monoradicolato

Terapia canalare in pluriradicolato

Apicectomia

Interventi su denti, gengive e alveoli

Gengivoplastica

Asportazione di tessuto della gengiva (gratuita fino a 14 anni)

Levigatura delle radici

Intervento chirurgico preprotesico

Asportazione di lesione dentaria della mandibola (gratuita fino a 14 anni)

Trattamento ortodontico con apparecchi mobili

Trattamento con apparecchi fissi

Trattamento con apparecchi funzionali

Riparazione di apparecchio ortodontico

Radiologia diagnostica

Tomografia computerizzata del rachide

Tomografia computerizzata con contrasto

Tomografia computerizzata dell’arto superiore (solo con patologia traumatica acuta)

Tomografia computerizzata dell’arto superiore senza e con contrasto (patologia o sospetto oncologico)

Tomografia computerizzata dell’arto inferiore (patologia traumatica)

Tomografia computerizzata dell’arto inferiore senza e con contrasto (patologia o sospetto oncologico)

Risonanza magnetica nucleare (RM) della colonna cervicale

Risonanza magnetica nucleare (RM) della colonna senza e con contrasto

Risonanza magnetica nucleare (RM) muscoloscheletrica

Risonanza magnetica nucleare (RM) muscoloscheletrica senza e con contrasto

Densitometria ossera

Prestazioni di laboratorio

Deossicortisolo

Acido 5 idrossi 3 indolacetico

Acido delta

Ala deidrasi

Alanina

Albumina

Aldolasi

Alfa amilasi

Alfa amilasi isoenzimi

Androstenediolo

Aspartato aminotrasferiasi

Calcio totale

Colesterolo HDL

Colesterolo LDL

Colesterolo totale

Creatinchinasi

Creatinina

Cromo

Enolasi

Ferro

Fosfatasi acida

Fosfatasi alcalina

Fosfatasi alcalina isoenzima osseo

Fosfato inorganico

Lattato

lipasi

Magnesio

Mioglobina

Potassio

Proteine

Sodio

Sudore

Trigliceridi

Urato Urea

Alfa 2

Anticorpi anti microsomi

Antigene carboidratico 125

Antigene carboidratico15.3

Antigene carboidratico 19.9

Antigene carcino embrionario

Antigeni HLA

beta tromboglobulina

cyfra

Eparina

Fenotipo RH

Glicoproteina

Gruppo sanguigno ABO e RH (D)

Ige specifiche allergologiche

Ige specifiche allergologiche screening qualitativo

Ige specifiche allergologiche

inibitore attivatore del plasminogeno

Tempo di protrombina

Tempo di tromboplastina

Test aggregazione piastrinica

Test resistenza proteina C

Tipizzazione genomica

Tipizzazione genomica HLA – A sequenziamento diretto

Tipizzazione genomica HLA – B

Tipizzazione genomica HLA – B sequenziamento diretto

Tipizzazione genomica HLA – C

Tipizzazione genomica HLA – C seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DP seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DP alta risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DQ seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DQ alta risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DQB1 bassa risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DQB1 alta risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DR seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DRB bassa risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DRB alta risoluzione

Tipizzazione sierologica HLA classe I

Tipizzazione sierologica HLA classe II

Trombossano B2

Viscosità ematica

Campylobacter antibiogramma

Campylobacter da coltura

Campylobacter esame colturale

Chlamydie ricerca diretta (EIA)

Chlamydie ricerca diretta (IF)

Chlamydie ricerca diretta (ibridazione)

Miceti anticorpi

Miceti lieviti

Salmonelle da coltura

Shigelle

Virus epatite B (HBV) Anticorpi Hbeag

Virus epatite B (HBV) Antigeni Hbeag

Analisi citogenetica per fragilità cromosomica

Analisi citogenetica per ricerca siti fragili

Analisi citogenetica per scambi di cromatidi

Analisi citogenetica per studio mosaicismo

Analisi citogenetica per studio riarrangiamenti

Analisi DNA e ibridazione con sonda

Analisi DNA per polimorfismo

Analisi mutazione del DNA con reazione polimerasica a catena

Analisi mutazione del DNA con ibridazione sonde non radiomarcate

Analisi mutazione del DNA con ibridazione sonde radiomarcate

Analisi mutazione del DNA con reverse dot blot

Analisi di polimorfismi

Analisi di segmenti di DNA

Cariotipo ad alta risoluzione

Cariotipo da metafasi di fibroblasti

Cariotipo da metafasi linfocitarie

Cariotipo da metafasi spontanee di villi corali

Cariotipo da metafasi di midollo osseo

Colorazione aggiuntiva in bande: Actinomicina D

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio C

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio G

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio G alta ris.

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio NOR

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio Q

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio R

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio T

Colorazione aggiuntiva in bande: distamicina A

Coltura di amniociti

Coltura di cellule o tessuti

Coltura di fibroblasti

Coltura di linee cellulari stabilizzate con virus

Coltura di linee linfocitarie stabilizzate con virus o interleuchina

Coltura di linfociti fetali

Coltura di linfociti periferici

Coltura di materiale abortivo

Coltura semisolida di cellule emopoietiche

Coltura di villi coriali a breve termine

Coltura di cilli coriali

Coltura per studio del cromosoma X

Conservazione campioni DNA RNA

Crioconservazione in azoto liquido di colture cellulari

Crioconservazione in azoto liquido di cellule e tessuti

Digestione DNA con enzimi

Estrazione DNA o RNA

Ibridazione con sonda molecolare

Ibridazione in SITU (Fish)

Ricerca Mutazione (DGGE)

Ricerca mutazione (SSCP)

Analisi DNA studio citometrico

Dermatologia allergologica

Orticarie fisiche

Inalanti

Test epicutanei a lettura ritardata

Test a lettura immediata

Tomoscintigrafia miocardica (PET)

Tomoscintigrafia Cerebrale (PET)

Radioterapia stereotassica

Irradiazione cutanea

Terapie e riabilitazioni

Esercizi respiratori per seduta collettiva

Esercizi respiratori per seduta individuale

Tomoscintigrafia globale

Irradiazione cutanea

Terapia del dolore da metastasi ossee

Altre procedure ed esami specialistici

Ablazione tartaro

Sigillatura solchi e fossette

Rimozione protesi dentarie

Immunizzazione allergia

Immunizzazione malattia autoimmune

Terapia luce ultravioletta

Splintaggio per gruppi di 4 denti

Trattamento applicazioni protesi semovibili

IL PROGRAMMA DELLA PRO LOCO PER L’ANNO 2016

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Rilancio alla grande dell’associazione Pro Loco che nell’ultima assemblea ha comunicato alle autorità competenti il programma annuale delle attività. Ambizioso ma, nello stesso tempo, perseguibile sempre che si sia coinvolgimento da parte della popolazione e contributi da parte degli enti preposti per legge. Questo il programma: Carnevale Sannicandrese, Festa della Donna, Festa dell’Agricoltura, Sagra dell’Asparago selvatico, Fiera d’ottobre 174^ edizione, Mercatini di Natale e Pista di ghiaccio, Progetto “Il dialetto tra globalizzazione e locali o”, Riscoperta e valorizzazione del cibo tipico e, infine, altre manifestazioni quali “Estemporanea di pittura” e l’Estate Sannicandrese 2016. Come si vede un corposo programma che senz’altro potrà avere un impatto positivo nella popolazione sempre se le condizioni economiche per attuarle siano messe a disposizione.

DIVERSI MA COMPLEMENTARI: LA FORZA DELL’ASSE ITALO-TEDESCO

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Quando un presidente del Consiglio italiano incontra un cancelliere tedesco, la percezione prevalente è quella di una relazione squilibrata e di interessi divergenti. Squilibrio perché la Germania è grande e solida, l’Italia più piccola e fragile; conflitto perché Berlino è formica attenta al lungo periodo, mentre Roma è cicala schiava dell’immediato. Ora, di verità negli stereotipi ce n’è sempre un po’, e del resto se nel XVIII secolo Goethe scriveva che “Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c’è vita e animazione [in Italia], ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé” vuol dire che sono comunque sopravvissuti al passare degli anni e a molti trattati europei. Però, le cifre dell’economia rivelano un panorama molto più complesso, una bilancia dove i pesi dei due paesi sono meglio distribuiti e, non a caso, gli interessi sono spesso gli stessi. Iniziando dalla presenza delle multinazionali dei due paesi nell’altro, le sorprese non mancano. In Germania operano più di 1.400 imprese italiane, che nel 2012 hanno generato oltre 61 miliardi di fatturato, con quasi 126mila dipendenti. Esistono invece quasi mille imprese a capitale tedesco in Italia: nel 2012 hanno generato quasi 74 miliardi di fatturato, con circa 142mila dipendenti. Insomma, ordini di grandezza simili. Oltretutto, nel manifatturiero le imprese a capitale italiano in Germania sono più numerose e nel 2012, per la prima volta, hanno registrato un fatturato superiore a quelle di capitale tedesco in Italia. Una tendenza destinata a consolidarsi con gli investimenti del nostro quarto capitalismo. Pensiamo ad esempio a Ima, una delle stelle del packaging bolognese, che nel 2014 ha acquistato cinque società, con 850 dipendenti e otto stabilimenti tra Germania, Francia, Spagna e India.
Anche il commercio bilaterale è abbastanza equilibrato. Se per l’Italia, la Germania è il principale partner sia per l’import (15,4 per cento del totale nei primi nove mesi del 2015) sia per l’export (12,5 per cento), anche noi siamo molto importanti per loro: il quinto fornitore (ricordando che il primo è l’Olanda da cui transita molta dell’energia importata) e il settimo acquirente del made in Germany. L’Italia è, a parte Usa e Cina che sono ovviamente economie molto più grandi, di gran lunga il partner principale della Germania tra quelli con cui non condivide un confine. Il saldo gennaio-ottobre 2015 è deficitario per l’Italia (4.630 miliardi, 10,8 per cento dell’export), ma il divario era più ampio nel 2012 (12,9 per cento).

Queste cifre riflettono un fenomeno molto semplice: l’interdipendenza tra economie sempre più simili e che hanno sempre più bisogno di scambiarsi a vicenda prodotti che sono simultaneamente analoghi e diversi tra loro. È il commercio intra-industriale, spesso intra-societario, che domina tra Germania e Italia, non più una relazione di sudditanza in cui noi vendiamo magliette e agrumi e acquistiamo macchinari complessi e medicinali. Insomma, quando si analizza la globalizzazione, non c’è sempre bisogno di pensare allo spiffero d’aria a Shanghai che provoca lo starnuto a Chicago, altrettanto concrete sono le conseguenze economiche a Treviso di ciò che accade a Mönchengladbach. Che a sua volta dipende da ciò che accade nel resto del mondo: se i cinesi smettono di comprare auto tedesche di grossa cilindrata, per chi producono freni o pneumatici i nostri campioni nazionali?

Proprio per questo gli interessi di Roma e Berlino non sono tanto diversi, una volta scavallate le discussioni alla lunga stucchevoli dell’austerità sì, austerità no. Un esempio di grande attualità è la concessione alla Cina dello status di economia di mercato, che renderebbe più difficile per l’Europa provare che i concorrenti cinesi praticano il dumping. Gli italiani fanno resistenza rispetto agli entusiasmi di Bruxelles, favorevole a riconoscerlo; anche i tedeschi sono cauti e chiedono che Pechino liberalizzi prima gli appalti pubblici e aderisca alla disciplina Wto in materia. Pure sulle sfide della fabbrica del futuro – la convergenza tra digitale e manifatturiero che sta cambiando la faccia dell’industria mondiale – Berlino e Roma hanno un interesse comune a farne un cavallo di battaglia della politica economica continentale. Tutto si giocherà sugli standard tecnologici, con altri paesi UE meno solerti nella promozione del manifatturiero europeo. Va detto peraltro che sull’obbligatorietà delle etichette made in EU per i prodotti non alimentari venduti nel mercato comunitario, i tedeschi non sono ancora convinti che il tema sia fondamentale per garantire la sicurezza dei consumatori, come sostengono invece gli italiani. Ci sono insomma vari dossier fondamentali per rafforzare la competitività delle nostre economie che meritano l’attenzione di Angela Merkel e Matteo Renzi. Sarebbe un segno importante dedicarvici tempo e neuroni, anche perché gli imprenditori dimostrano sorprendente timidezza nel coltivare i rapporti bilaterali. Nell’economia globale, per costruire alleanze economiche, finanziarie e politiche è fondamentale contare, con la presenza di amministratori stranieri nelle grandi società quotate. Entrambi i paesi si contraddistinguono per il modesto livello di internazionalizzazione dei consigli di amministrazione, ancor più a livello bilaterale. Nel 2013 c’erano appena nove tedeschi nei principali cda italiani e undici italiani in quelli tedeschi, oltretutto in calo dal 2006, quando erano rispettivamente venti e quattordici. Un esempio di Verschrottung (rottamazione) di cui si poteva fare a meno.

UN CONTRIBUTO PER IL NOSTRO TERRITORIO

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Caro Direttore, anche quest’anno ho ricevuto l’invito dagli organizzatori della Borsa Internazionale del Turismo che avrà luogo presso la Fiera di Milano. Nelle conferenze c’è sempre la presenza di un Amministratore della Regione Puglia e come negli anni passati, quando mi è stato consentito, sono intervenuto per esprimere di valorizzare qualche prodotto del Gargano o per suggerire di risolvere qualche problematica esistente, per esempio la carenza delle linee informative che interessavano le masserie didattiche e gli stabili che ospitano i turisti stranieri.  Ho portato a conoscenza, fuori programma, di un nostro prodotto agroalimentare “peperate” tanto apprezzato dal Presidente e dall’ Assessore della regione Puglia e dallo staff degli organizzatori del BIT.

Anche per quest’anno gradirei portare a conoscenza se mi è data la possibilità di intervenire ai dibattiti, di qualche prodotto agroalimentare o qualche iniziativa sportiva, folkloristica e turistica del Tuo Paese; se ritieni opportuno informarmi delle cose necessarie che lo farò di certo. Il vero sostegno al nostro territorio lo apporta la Tua Redazione per l’impegno dei suoi componenti che diramano le informazioni on-line e che sono di grande supporto al turismo locale. Con affetto

ESAME DI STATO 2016. MATURITA’: LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA

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Vediamo nel dettaglio su quali materie verteranno le seconde prove dell’Esame di Stato 2016 negli altri istituti superiori:

  • Liceo classico: greco;
  • Liceo scientifico: matematica;
  • Liceo scientifico scienze applicate: matematica;
  • Liceo linguistico: lingua straniera 1;
  • Liceo delle scienze umane: scienze umane;
  • Liceo scienze umane, opzione economico sociale: diritto ed economia politica;
  • Liceo musicale: teoria analisi e composizione;
  • Liceo coreutico: tecniche della danza;
  • Istituto tecnico Amministrazione Finanza e Marketing: economia aziendale
  • Istituto tecnico turistico: Discipline turistiche e aziendali;
  • Istituto tecnico meccanica meccatronica energia: meccanica macchine ed energia
  • Istituto tecnico trasporti e logistica: struttura, costruzione, sistemi e impianti del mezzo;
  • Alberghiero: Scienza e cultura dell’alimentazione;
  • Indirizzo Servizi commerciali: tecniche professionali dei servizi commerciali;
  • Istituto professionale Produzioni industriali ed artigianali: Tecnica di produzione e di organizzazione.

Esame di Stato: i commissari esterni della Maturità 2016

Nel dettaglio, le materie esterne per l’Esame di Maturità 2016 per i Licei sono:

  • Liceo Classico: Lingua e cultura straniera, Lingua e letteratura italiana, Scienze naturali;
  • Liceo Scientifico: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Scienze naturali;
  • Liceo Linguistico; Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera 3: Scienze Naturali;
  • Liceo delle Scienze umane: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Scienze naturali;
  • Liceo Musicale – Sezione Musicale: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Tecnologie musicali;
  • Liceo Coreutico: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Fisica;
  • Liceo Arti figurative – Arte della scultura: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Matematica;
  • Liceo Arti figurative – Arte del grafico pittorico: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Matematica;
  • Liceo Arti figurative – Arte del plastico pittorico: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Matematica;
  • Liceo Arti figurative – Audiovisivo multimediale: Lingua e letteratura Italiana, Lingua e cultura straniera, Matematica;

Questi invece i commissari esterni scelti per gli istituti tecnici:

  • Itaf – Amministrazione finanza e marketing: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Economia politica;
  • Itaf – Amministrazione finanza e marketing – Relazioni internazionali per il marketing: Lingua e letteratura Italiana, Seconda lingua comunitaria, Economia aziendale e geo-politica;
  • Itaf – Amministrazione finanza e marketing – Sistemi informativi aziendali: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Economia aziendale;
  • ITMM – meccanica, meccatronica ed energia – meccanica e meccatronica: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Sistemi e automazione;
  • Istituto tecnico per il turismo: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Diritto e legislazione turistica;
  • Istituto tecnico Agraria, Agroalimentare, Agroindustria – Gestione dell’ambiente e del territorio: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Produzioni vegetali;
  • Istituto tecnico costruzioni, ambiente e territorio: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Topografia;
  • Istituto tecnico costruzioni, ambiente e territorio – Articolazione geotecnico: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Tecnologie gestione del territorio e ambiente;
  • Istituto tecnico industriale Informatico: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Informatica;
  • Istituto tecnico industriale “Elettrotecnica”: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Sistemi automatici;
  • Istituto tecnico industriale “Automazione”: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Elettrotecnica ed elettronica;
  • Istituto tecnico industriale Elettronica: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Sistemi automatici;
  • Istituto tecnico industriale Telecomunicazioni: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Telecomunicazioni;

Infine, il MIUR ha reso note le materie esterne degli Istituti Professionali:

  • Istituto professionale Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Valorizz. attivi. produttive legisl. di settore;
  • Istituto Servizi sociosanitari: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Psicologia generale ed applicata;
  • Istituto professionale per i servizi enogastronomici – Enogastronomia: Lingua e letteratura Italiana, Lingua inglese, Diritto tecn. ammin.ve della struttura ricettiva.

I GIORNI DELLA MERLA 2016, PRIMAVERA ANTICIPATA?

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Quando tempo fa non c’erano le previsioni meteo, ci si affidava ai proverbi o modi di dire che scandivano il passare del tempo. La tradizione, infatti, vuole che il 29-30-31 di Gennaio, vengano ricordati come i “giorni della Merla”, ad indicare uno tra i periodi più freddi dell’inverno, anche se quest’anno sembra una timida primavera anticipata. Ma da dove trae origine questa credenza, entrata oramai a far parte della vita di tutti noi? Molte sono le versione che spiegano l’origine di questa leggenda, alcuni simili altre assi diverse, ma che vedono in tutte un unico protagonista: una Merla. Noi ve ne raccontiamo la più conosciuta che nasce in tempi assai lontani, quando Gennaio non aveva ancora 31 giorni ma solo 28. Si narra che Gennaio fosse particolarmente scherzoso e un po’ invidioso, in particolar modo con una Merla, molto ammirata per il suo grande becco giallo e per le penne bianchissime.  Per questo Gennaio si divertiva a tormentarla; ogni volta infatti che ella usciva in cerca di cibo egli scatenava bufera di neve e vento. Stufa di tutto questo un giorno la Merla andò da Gennaio e gli chiese:” Amico mio potresti durare un po’ di meno?”. Ma Gennaio, orgoglioso come era rispose: “E no, carissima proprio non posso. Il calendario è quello che è, e a me sono toccati 28 giorni.” A questa risposta la Merla decise di farsi furba e l’anno seguente fece una bella scorta di cibo che infilò nel suo nido così che rimase per tutti i 28 giorni al riparo senza bisogno di uscire. Trascorsi i 28 giorni, la Merla uscì e cominciò a prendere in giro Gennaio: “Eh caro mio, quest’anno sono stata proprio bene, sempre al calduccio, e tu non hai potuto farmi congelare il becco nemmeno un giorno.” Detto ciò Gennaio se la prese così tanto che andò dal fratello Febbraio, che vantava ben 31 giorni, e gli chiese in prestito 3 giorni.  Il fratello dubbioso domandò: “Cosa vuoi farne?“ e Gennaio rispose: “Ho da vendicarmi di una Merla impertinente. Stai a vedere”. E così Gennaio tornò sulla terra e scatenò una tremenda bufera di neve che durò per tutti i 3 giorni. La povera Merla, che era andata in giro a far provviste, per il forte vento non riuscì nemmeno a tornare al suo nido. Trovato il comignolo di un camino, vi si rifugiò in cerca di un po’ di tepore. Trascorsi quei freddissimi 3 giorni uscì dal comignolo sana e salva ma le sue candide penne erano diventate tutte nere a causa del fumo e della fuliggine. Da allora Gennaio ha sempre 31 giorni e i merli hanno sempre le piume nere.

Questa la leggenda e, tornando alle previsioni meteo che allora non esistevano, subito dopo il 29, il 30 e il 31 gennaio di ogni anno, ecco la Candelora con “A la Cann’lora, la v’rnata è sciuta for’”, quest’altro modo di dire che pian piano il freddo ci abbandonerà per far posto alla primavera.

LA SELVAGGINA DEL SEGUGIO

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La nota del Sindaco non affronta volutamente la questione del ricorso al Presidente della Repubblica presentato da 7 Consiglieri Comunali per il rispetto del 40% dei due sessi nella Giunta Comunale di San Nicandro Garganico. Il Sindaco ha preso in esame altre problematiche che possiamo discutere in qualsiasi dibattito pubblico, ma, se vuole risposte alquanto precise può chiedere, “con la dovuta correttezza e lealtà”, al suo nuovo Vice Sindaco poiché ha ricoperto lo stesso incarico anche negli anni 2006 – 2009 (noi forzisti siamo sempre pronti al confronto, pur senza colpa!!!). La nota fa ben capire che questo Sindaco non vuole vedere i consiglieri di minoranza e il noto segugio negli uffici pubblici (forse perché ci sono atti non propriamente legittimi da tenere il più possibile nascosti???). Senza aggiungere altre considerazioni in merito a quei contenuti fuorvianti e confusionari, anche perché il Sindaco p.t. sta facendo tutto da sé, è opportuno fare queste chiarificazioni: il segugio è un cane da caccia usato per la selvaggina di pelo, dal cinghiale alla volpe, alla lepre e al coniglio. E’ dotato di notevole temperamento, provvisto di ottimo fiuto e capace di seguire la selvaggina dall’alba al tramonto (fig.: investigatore di particolari abilità nell’individuare il colpevole di un delitto); la volpe è un mammifero agilissimo e vivace che conduce generalmente una vita notturna. E’ considerato dalla legge venatoria un animale nocivo, quindi è permesso perseguitarla (fig.: persona astuta che utilizza mezzi ingannevoli e falsi); la lepre è un mammifero velocissimo, pauroso e sospettoso. Vive dappertutto e mette in pericolo sia i raccolti sia la vegetazione spontanea, varia il colore del pelo al variare della stagione; il coniglio è un mammifero che vive in gruppi e può arrecare notevoli danni alle coltivazioni ed ai boschi (fig.: persona timida, senza coraggio, vile); il cinghiale è un mammifero selvatico massiccio, vive in branchi nelle boscaglie e causa spesso notevoli danni alle colture. Sbuca all’improvviso dalla macchia lanciato a corsa velocissima ed è anche pericoloso sia per gli uomini sia per i segugi. Chiaramente io preferirei essere il noto segugio e chiedo al Sindaco di scegliere (anche per scherzo…) una delle quattro selvaggine di pelo analizzate in breve. (Cfr. Enciclopedia Larousse Rizzoli).

Meditate, cari concittadini, meditate.

Consigliere comunale Villani Giovanni

Comunicato stampa