Visto il precipizio in cui è caduto il Foggia e la generale amarezza che i tifosi stanno vivendo, proviamo a risollevare il morale volgendo lo sguardo al passato. Memorie Meridiane, la rubrica del nostro blog che regala ad amici e lettori gadget digitali di memoria e identità, si occupa oggi di un’autentica rarità: una delle prime – molto probabilmente la prima in assoluto – immagini della squadra del Foggia.
Risale al 1930 e la si deve alla D.E.A., casa editrice milanese di cui ci siamo già occupati per i dischetti dedicati ai giocatori rossoneri. In quel caso si trattava di riproduzioni dei singoli atleti; qui siamo invece di fronte alla rappresentazione dell’intera squadra, sulle due facciate della Giostra dei Foot-Ballers.
Si tratta di placche metalliche di circa 5 x 4,5 cm, stampate su entrambe le facciate, con gli undici giocatori titolari disposti a fiore – sei per facciata – e un dodicesimo petalo dedicato allo stemma della compagine, a mo’ di giostra, a suggerire l’idea di un carosello.
Vi si vede la formazione rossonera della stagione 1930-31, guidata in panchina dall’ungherese Béla Károly e da Luigi Turtur alla presidenza. Siamo nella preistoria del collezionismo sportivo italiano e si respira l’aria del calcio dei tempi eroici. Basta osservare come venivano definiti i ruoli dei giocatori e il sistema di gioco, il cosiddetto «metodo», con tre difensori, due mediani, due mezzali (le semiali) e tre attaccanti (3-2-2-3).
Ed ecco l’undici. In difesa, tra i pali Baldi (acquistato proprio quell’anno dalla Reggiana per sostituire il leggendario Sarti III); Cerini, terzino destro; Carbonelli, terzino sinistro; Bedogni, centrosostegno. A centrocampo Rossetti, mediano destro, e Mussi, mediano sinistro; Montanari, semiala destra, e Marchetti, semiala sinistra. In attacco Silcic, ala destra; Marchionneschi, centravanti; Pavanello, ala sinistra.
Il «centrosostegno» era il perno del «metodo»: in fase difensiva svolgeva funzioni da stopper, recuperata palla diventava il primo regista del gioco.
La Giostra dei Foot-Ballers che riguarda i Satanelli è particolarmente importante perché dimostra come già allora il Foggia avesse una rilevanza nazionale. La formazione rossonera militava in Prima Divisione (l’attuale Serie C), ma solo poche squadre di questa categoria trovavano spazio nella collezione pubblicata dalla D.E.A.
Il Foggia disputò quell’anno un buon campionato, chiudendo al secondo posto con 35 punti, alle spalle del Perugia (38), e con il miglior attacco del torneo (74 reti: viene da piangere, pensando alla sterilità dell’ultima fallimentare stagione). Si segnalò per alcune sonanti vittorie, tra cui gli 8-0 inflitti all’Arezzo e al Gladiator di Santa Maria Capua Vetere, e fu ammesso alla fase finale (gli attuali play-off).
Figurò bene anche in questa fase, molto combattuta, arrendendosi solo al Giovanni Grion di Pola: 7 punti per gli istriani, promossi in B, contro i 6 dei rossoneri, che si tolsero comunque lo sfizio di battere il Grion in casa per 6-1, chiudendo anche la fase finale con il miglior attacco.
Calcio d’altri tempi, capace di regalare ai tifosi emozioni e spettacolo. E forse è il caso, di fronte all’amarissimo presente, di ripartire proprio dalla memoria, dalla storia. Loro sì, non retrocedono mai.
Geppe Inserra


