KÀLENA, SCOPERTE PROBABILI NUOVE TRACCE DEL SUO PASSATO

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Qualche giorno fa, durante il Trekking sui Sentieri dei Trabucchi, osservando un’antica cava a Punta Lunga (Vieste) ho notato una lettera incisa, una K, o meglio un monogramma.

Subito mi è venuta in mente un’altra K, già nota, incisa sulla roccia nei pressi di Monte Pucci, a est di Peschici.
Ma cosa indicano queste lettere?

Si tratta di titoli di confine dei possedimenti dell’Abbazia di Kàlena di Peschici, tra le più antiche abbazie d’Italia.

Ruggero II, re di Sicilia e d’Italia40, durante la sua dodicesima indizione, acconsentendo alle richieste fattegli più volte dall’abate Giovanni e dai suoi confratelli del monastero di S.Maria di Càlena, il 18 luglio 1134 emana da Salerno un privilegio nel quale vengono evidenziati alcuni concetti base: Ruggero II prende sotto la sua sovrana protezione Càlena, ne elenca proprietà, beni, chiese, piccoli borghi e “castra” assoggettati al monastero, con introiti sul pescato, sulle carni ed i pedaggi da esigersi. Cita numerose località con toponimi oggi scomparsi (da Chiesa e religiosità popolare a Peschici, di T.M. Rauzino e L.B. Lenoci):

Nel territorio della città di Vieste la Chiesa di San Paolo con le sue pertinenze nel luogo che si chiama gosdanio.
Le chiese di San Giovanni de’ Ladroni, di San Salvatore, di San Marco, e Felice con le loro pertinenze.

Ed ecco la possibile evidenza che lo scoglio con il monogramma (cerchiato a destra) sia stato pertinenza della chiesa di San Paolo, oggi scomparsa.

Questa sarebbe la seconda scoperta fatta casualmente sulla storia di questo luogo a cui sono caro per l’attivismo culturale testimoniato dall’impegno della prof.ssa Rauzino, che da anni si batte per il recupero e il restauro di Kàlena.

Domenico Sergio Antonacci