Il Gargano non è stato solo raccontato: è entrato, con la sua anima più autentica, nel cuore delle istituzioni. In Senato non si è parlato soltanto di tradizioni popolari, ma si è dato spazio a una memoria viva, fatta di volti, di storie, di suoni che ancora oggi continuano a battere.
Protagonista assoluta, la tarantella del Gargano: non una semplice danza, ma un linguaggio profondo, capace di unire generazioni, di raccontare emozioni e di custodire un senso di appartenenza che non si è mai spezzato.
Il Gargano è stato protagonista e lo è stato con dignità, con verità, con la forza di chi non ha mai smesso di credere nelle proprie radici. Al centro di tutto, ancora una volta, le donne garganiche.
Donne che per anni non hanno avuto un palco, ma hanno avuto una voce. Donne che hanno cantato nelle case, nelle piazze, nei cortili. Donne che hanno trasmesso cultura senza libri, ma attraverso gesti, sguardi, ritmo.
Le mulieres garganiche non sono solo custodi del passato. Sono il battito presente di una tradizione che continua a vivere. A loro va un ringraziamento profondo, autentico, sentito. Perché senza di loro oggi non ci sarebbe nulla da raccontare.
Un grazie sincero va a tutti i garganici presenti, che con la loro partecipazione hanno portato in Senato non solo una presenza, ma un’identità. Una comunità che si riconosce, che si stringe, che continua a esistere attraverso ciò che tramanda.
Un momento particolarmente intenso è stato quello offerto da Alessandro e Costanza Di Leo. Con le loro parole, semplici ma potenti, hanno ricordato a tutti quanto sia fondamentale raccontare per non scomparire. La loro testimonianza ha dato voce a una verità profonda: le tradizioni non vivono nei ricordi, ma nelle persone che scelgono ogni giorno di portarle avanti. Hanno mostrato cosa significa non limitarsi a conservare, ma vivere davvero una cultura. E in questo, sono diventati simbolo di un futuro possibile.
Durante l’incontro è stato ribadito il valore della legge n. 59 come primo passo verso il riconoscimento di queste tradizioni. Ma oggi è emersa con chiarezza una consapevolezza: non basta riconoscere, bisogna agire.
Servono spazi, occasioni, strumenti. Servono scuole di danza, di tamburello, di canto. Serve dare ai giovani la possibilità di sentire questa cultura come propria. Perché una tradizione non si eredita automaticamente. Si impara. Si vive. Si sceglie.
Ed è proprio qui che nasce la responsabilità più grande. Oggi più che mai esiste un rischio reale:
quello di perdere tutto questo.
Ogni canto non trasmesso, ogni passo dimenticato, ogni tamburello che smette di suonare
è un pezzo di identità che si spegne. E quando si perde una tradizione, non si perde solo il passato.
Si perde una parte di ciò che siamo.
Per questo l’incontro di oggi non è stato solo un momento istituzionale. È stato un richiamo. Un invito forte, umano, necessario: non lasciare che questa storia si interrompa.
Perché la tarantella del Gargano non è solo musica. È memoria che resiste. È comunità che si riconosce. È identità che continua a vivere.
E le donne del Gargano non sono solo testimoni del passato. Sono la chiave del futuro.
Oggi il Gargano è entrato in Senato. Domani deve continuare a vivere nei territori, nelle case, nei cuori.
Perché senza memoria non esiste futuro. E senza radici, nessuna comunità può restare in piedi.


