HOBOKEN, LA CITTA’ DI FRANK SINATRA CHE RODIANI E MOLFETTANI HANNO RESO UN PEZZO DI PUGLIA

0
83

Nella popolosa Hoboken, la più metropolitana e cosmopolita città del New Jersey, sita sulla sponda destra del fiume Hudson che la separa dall’isola di Manhattan, il 12 dicembre di 87 anni fa nasceva Frank Sinatra, l’italoamericano dagli occhi azzurri che avrebbe incantato, con la sua voce suadente e vellutata, gli innamorati di tutto il mondo.

Hoboken celebra ogni anno la sua nascita e gli ha dedicato un parco ed una viuzza, che s’affacciano sull’Hudson; meta di conoscenti e vicini di casa, che in ricordo del loro beniamino vi depongono i mazzi di fiori coltivati nei loro giardini. Ad Hoboken risiedono molte famiglie provenienti da tutte le regioni italiane ed anche i discendenti di molti immigrati pugliesi.

Anche Rodi Garganico pagò il suo tributo all’emigrazione verso le Americhe, concentrando le sue speranze di riscatto economico oltreoceano, proprio in questa area suburbana di New York. Molti rodiani abbandonarono le attività agrumarie che registravano in quegli anni una preoccupante involuzione dovuta alle frequenti gelate, e lasciarono l’Italia tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del secolo scorso. I primi arrivati si fecero raggiungere dai propri familiari, ma anche dagli amici e dai conoscenti. Hoboken diventò la seconda patria di questa gente di mare che si portava dentro il ricordo della Madonna della Libera, l’eco dei rintocchi serali della campana del santuario mariano.

Lo ha documentato lo storico Filippo Fiorentino, che nell’articolo I rodiani di Hoboken (pubblicato nel 2001 su «Frontiere», bollettino semestrale del Centro di documentazione sulla Storia e la Letteratura dell’Emigrazione della Capitanata) scriveva: «Da Hoboken nel New Jersey, alcuni anni fa, i coniugi Guglielmelli fecero giungere al Santuario della Libera di Rodi Garganico un labaro finemente ricamato, vessillo della Società Madonna della Libera Ladies Auxiliary, che porta riprodotto nella parte centrale la tradizionale sacra effigie. Significativo il gesto di affidare alla chiesa, che è memoria lontana della fede mariana mantenuta viva anche sulle sponde del fiume Hudson, il simbolo della devozione delle donne rodiane emigrate con le loro famiglie negli Stati Uniti d’America. Il 2 luglio di ogni anno, le strade di quella industriosa cittadina nordamericana erano percorse da un’insopprimibile volontà di testimoniare una fede popolare e antica. E, quasi a richiamare la tradizione che vuole le donne di Rodi portatrici del Sacro Quadro nel tratto terminale della processione, le “ausiliatrici” di Hoboken portavano con altrettanta emozione quel vessillo di raso, che ricongiunge ora nel Santuario le generazioni di ieri a quelle del presente, gli affetti dolenti d’oltreoceano al bisogno di affidamento cristiano della vita nei luoghi nativi».

Manifesto contributo rodiani residenti in America (fra cui Andrea e Michele Guglielmelli) per la festa della Madonna della Libera

A sostenere lo spirito di solidarietà tra emigrati, era attiva a Hoboken già nel 1911 la Promontorio Garganico Società di Mutuo Soccorso. Dal libretto-statuto si evince che la Società mirava a promuovere «l’istruzione, la moralità ed il benessere collettivo». Il sodalizio si proponeva tra l’altro di creare una cooperativa di consumo tra i soci. Il mutuo soccorso si ispirava a logiche sociali di tutela della manodopera italiana e, in occasione di malattie o di inabilità al lavoro dei soci, si concretizzava in sussidi pecuniari.

Attualmente lo scopo delle associazioni presenti ad Hoboken come quella dei «Molfettesi» (nel 1929 Gaetano Salvemini parlò di una colonia di 3000 immigrati) è di mantenere i soci legati alle loro radici. Anno dopo anno, il loro impegno per mantenere viva la loro identità è facilitato dai nuovi mezzi di comunicazione sociale. Gli italoamericani infatti seguono continuamente i telegiornali e tanti altri programmi della radiotelevisione italiana, che incentivano i rapporti con la cultura legata all’Italia. Particolare l’attenzione verso i giovani. Nati e integrati in una nazione come gli Stati Uniti d’America, è infatti difficile mantenerli uniti e interessarli alle attività dei più anziani. Ma quasi tutti parlano l’italiano, oltre al dialetto d’origine delle loro famiglie.

La processione della Madonna dei Martiri di Molfetta ad Hoboken

Nei club dei rodiani, dei molfettesi e delle altre comunità pugliesi tutto parla della Puglia: le stampe che riproducono le vie delle città d’origine delle varie comunità, le chiese, le foto storiche e quelle sugli eventi più significativi. È qui che oggi si svolgono gli incontri associativi, i ricevimenti, i banchetti e i picnic per le famiglie dei soci e dei paesani; ma è anche qui che ogni giorno, chi vuole bere un buon caffé italiano, va a trovarli, respirando aria di casa. Occasioni di aggregazione e di gioia comunitaria sono le feste dei santi patroni dei paesi d’origine. Ogni 25 e 26 luglio le varie comunità partecipano sempre più numerose alle feste di Sant’Anna e di San Giacomo e, in ottobre, al Dinnerfest, a cui sono invitati i membri dei club della Comunità montana del Vallo di Diano (SA) residenti nel New Jersey e a New York. Ma la festa più importante è senz’altro l’Hoboken Italian Festival, organizzato dal 9 al 12 Settembre di ogni anno dalla «Society Madonna dei Martiri» dell’omonima comunità originaria di Molfetta.

I nomi che si rincorrono a Ellis Island

Scorrendo le liste degli emigranti sbarcati ad Ellis Island, postate sul sito www.ellisisland.org, si leggono i nominativi di alcuni membri della famiglia Guglielmelli, partiti da Rodi Garganico per raggiungere Hoboken nel primo Novecento. L’11 Settembre 1906 il diciassettenne Michele Guglielmelli si imbarcò da Napoli sul «Manuel Calvo», un bastimento a vapore battente bandiera spagnola e impegnato per anni sulla rotta Barcellona-New York-Caraibi. La nave, costruita nel 1892 dalla ditta Armstrong, Mitchell & Company, a Newcastle, con il nome di «Lucania» per il Lloyd germanico aveva una stazza di 5.617 tonnellate; misurava 128 metri di lunghezza per 14 di larghezza e poteva raggiungere una velocità di servizio di 13,5 nodi. La sua capienza massima era di 1.116 passeggeri (84 posti di prima classe, 32 di seconda, 1.000 di terza classe).

Il 3 Settembre 1909, fu una ragazza, la diciassettenne Rosa Guglielmelli, ad imbarcarsi a Napoli sul «Calabria», un bastimento che sotto bandiera britannica fu impegnato per più di venti anni sulla linea Mediterraneo-New York e Glasgow-New York.

Un altro membro della famiglia Guglielmelli, il diciassettenne Michele, diretto a Hoboken, risulta iscritto e cancellato nella lista dei passeggeri del bastimento «The Berlin», salpato il 19 Novembre 1913 da Napoli (che sbarcò ad Ellis Island i rodiani Zicolella Giuseppe di anni 17, Sangillo Michele di anni 18, Sangillo Angelina di anni 24 e Miucci Maria Vincenza di anni 24). Non risulta il motivo per cui il ragazzo preferì imbarcarsi oltre un mese dopo, esattamente il 26 dicembre 1913, insieme ad altri due rodiani (Di Lella Matteo di anni 17 e Carbone Vittoria di anni 48, diretti a Rochester) sul «Franconia», una nave molto più grande (18.150 tonnellate, 190 metri di lunghezza per 21 di larghezza; velocità di servizio di 17 nodi; 2.850 passeggeri (300 in prima classe, 350 in seconda, 2.200 in terza), di proprietà della compagnia britannica Cunard, una delle principali del mondo.

Teresa Raunzino (bonculture.it)