Sembra una storia d’altri tempi, ambientata tra corti, castelli e salotti, e invece succede ai giorni nostri che una giovane soprano si innamori di un compositore dell’Ottocento, dei suoi versi e delle sue note romantiche, fino a farne un progetto di studio, con un dottorato di ricerca all’estero.
Lui si chiama Domenico Corigliano, nato nel 1771 in Puglia, a Rignano Garganico, provincia di Foggia, ed affermatosi nei salotti napoletani dell’800, fino al débuts parigino del 1817.
Molisana di nascita, romana d’adozione, Flavia Colagioia ha capito di voler diventare una cantante lirica fin dall’adolescenza, senza mai rinunciare al rapporto con la sua terra, anche se ormai lontana dal Sud. Da allora ha dedicato tutta la sia vita a quest‘arte, portando la forza e i colori delle radici sui più importanti palcoscenici nazionali e internazionali.
Centrale per la scoperta di Corigliano l’incontro col Maestro Salvatore Villani, musicista ed etnomusicologo che ricorda già l’artista garganico con DOMENICO CORIGLIANO (1771-1838) Cantatine, Ariette, Duetti: l’album propone alcune tra le sue più apprezzate composizioni. Realizzato da Salvatore Villani con il sostegno di Centro Studi Tradizioni Pugliesi e della Regione Puglia.
Ma conosciamo meglio Flavia Colagioia nell’intervista che segue
Buongiorno e grazie della sua disponibilità
“Lieta dell’invito”.
Lei è un‘‘artista che ha solcato palchi nazionali ed internazionali, cosa la lega a Domenico Corigliano, uno dei nostri compositori storici?
“In questa figura ho trovato due elementi fondamentali: la musica vocale da camera, dialogo intimo tra chi canta e chi ascolta, in cui Corigliano dà il meglio di sé, e il mio legame col Sud – scoprire che un artista pugliese, vicino al mio Molise, si forma a Napoli e si afferma nei salotti ed istituzioni partenopee dell’800, fino ad approdare a Parigi, per me non può che essere motivo di orgoglio.
Mentore di questo legame ideale, il Maestro Salvatore Villani, da anni attivo nel riproporre e valorizzare la figura di Corigliano col suo Centro Studi Tradizioni Pugliesi, con eventi e pubblicazioni. Proprio a Rignano Garganico ho cantato dei brani inediti di Corigliano, tratti da antichi manoscritti su cui sto lavorando.
Una passione che dà vita ad un dottorato di ricerca con una tesi su Domenico Corigliano, presso l’Università Politecnica di Valencia, con la supervisione del Prof. Stefano Scarani, che ha raccolto da subito con entusiasmo il mio progetto, e successivamente in cotutela con l’Università degli Studi di Udine, con il Prof. Roberto Calabretto. Sullo sfondo, una responsabilità scientifica verso un repertorio dimenticato”.
Corigliano è riconosciuto come autore prolifico. Quale parte del repertorio è oggetto del suo studio?
“In particolare la sua produzione vocale da camera. Ho scelto dieci brani rappresentativi, tra cui ariette, arie, cantatine, romanze, monologhi – lui ha realizzato un corpus enorme, circa 722 composizioni – e da manoscritto li sto portando in spartiti utilizzabili da cantanti e pianisti, in modo da favorire spettacoli e farlo conoscere anche in Spagna.
Vicino a Donizetti, Mayr, Mercadante, Aiblinger, Rossini, Metastasio, che ruolo ha avuto nella scena musicale del tempo?
“Lui ha scritto principalmente musica vocale da camera a tema romantico, molti i testi di Metastasio. Composizione destinate ai salotti e alle nobildonne. Spesso ha riportato anche le grandi opere liriche in riduzioni adatte ad un pubblico più ampio. Quindi senz’altro un ruolo di musicista, mediatore culturale, innovatore e divulgatore, riconosciuto tanto da essere citato in prestigiose riviste estere e giungere a ricoprire diverse cariche pubbliche, come membro della Real Deputazione dei Teatri e degli Spettacoli e socio onorario dell’Unione Filarmonica di Bergamo. È stato inoltre corrispondente all’Accademia Filarmonica di Palermo e, nel 1827, Governatore del Conservatorio San Pietro a Majella. Da ricordare che siede nella Commissione d’Esame che valutò Bellini per l’ammissione al conservatorio.
Sua anche una cantata, d’impianto più simile ad un’opera: L’isola disabitata. Un repertorio ancora molto sconosciuto: tanti i bellissimi manoscritti e spartiti da riportare in luce.
Va aggiunto che pur assente nei libri di storia della musica italiana, è presente in tutte le enciclopedie musicali e sulla Treccani, occupando una posizione molto significativa nel passaggio dalla tradizione settecentesca alle nuove sensibilità dell’800” conclude Flavia Colagioia.
Una personalità, Domenico Corigliano, che porta i segni delle sue origini meridionali, tra il Gargano e Napoli (speciale il suo rapporto con la cittadina dauna di Lucera ), padre di un repertorio ricco di valore, ma tutto da svelare, insieme a lui caduto nell’oblio. Composizioni che anticipano la romanza da salotto, contribuendo a formare il gusto del suo tempo. Un artista che pur orfano di una scuola a suo nome, vede negli ultimi tempi, per interessamento del Conservatorio di Rodi Garganico, la nascita di una Orchestra di Fiati “Domenico
Corigliano”, guidata da Gianmichele D’Errico, e che grazie al lavoro di ricerca sul suo profilo e sulle opere, sta lentamente rientrando nella scena vocale italiana a cavallo tra ‘700 e ‘800.
Un sentito ringraziamento al soprano Flavia Colagioia, a cui vanno i complimenti per l’attività di ricerca e valorizzazione svolta, con gli auguri per i migliori esiti.


