Non con il tritolo.
Non con le armi.
Ma con il sospetto.
Con l’isolamento.
Con il veleno lento della manipolazione.
Giovanni Falcone visse anche questo.
Prima delle bombe di Capaci, ci furono gli sguardi storti.
Le mezze frasi.
Le insinuazioni.
Le stanze piene di silenzi.
Le accuse sussurrate da chi non aveva il suo coraggio.
Perché esiste una miseria umana antichissima:
quella di chi, non riuscendo a raggiungere la luce, tenta disperatamente di sporcarla.
Falcone dava fastidio non solo alla mafia.
Dava fastidio a tutti quelli che vivono di maschere.
A chi usa il potere come un’arma.
A chi manipola le persone, le parole, le immagini.
A chi costruisce consenso distruggendo reputazioni.
A chi sorride davanti e colpisce dietro.
E lui lo sapeva.
Ci fu perfino il dolore umiliante delle accuse pubbliche, delle parole piegate contro la verità.
In televisione, mentre Giovanni Falcone era lì, composto e lucidissimo, venne attaccato pubblicamente: nello studio del Maurizio Costanzo Show da Alfredo Galasso, e in collegamento da Palermo in una scena rimasta amarissima…
Parole rovesciate, sospetti, accuse.
Un clima in cui persino chi combatteva Cosa Nostra poteva essere trascinato nel fango del sospetto.
Ed è forse una delle forme più disgustose della manipolazione:
𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒃𝒂𝒕𝒕𝒆 𝒊𝒍 𝒎𝒂𝒍𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒃𝒆𝒓𝒔𝒂𝒈𝒍𝒊𝒐 𝒅𝒂 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒊𝒓𝒆.
𝑪𝒐𝒏𝒇𝒐𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒈𝒆𝒏𝒕𝒆. 𝑺𝒑𝒐𝒓𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒍’𝒂𝒓𝒊𝒂. 𝑪𝒓𝒆𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒐𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐.
Perché il fango non ha bisogno di avere ragione: gli basta riuscire a macchiare qualcosa di pulito.
Ma lui continuò.
Ed è qui che nasce la grandezza.
Perché chiunque riesce a restare buono quando viene amato.
Pochissimi riescono a restare puliti mentre vengono infangati.
Falcone continuò a lavorare senza trasformarsi nell’odio che combatteva.
Continuò senza vendicarsi.
Senza recitare.
Senza costruirsi un personaggio.
Tirò dritto.
Con quella solitudine silenziosa che appartiene agli uomini veri.
Quelli che la notte magari tremano, soffrono, si sentono abbandonati…
ma il mattino dopo si rialzano lo stesso.
“Si muore generalmente perché si è soli.”
Una frase terribile.
Forse una delle più vere mai pronunciate.
Perché la solitudine degli uomini integri non nasce dalla debolezza.
Nasce dal fatto che la coerenza mette paura.
Chi è limpido diventa uno specchio.
E non tutti sopportano di guardarsi davvero.
Falcone avrebbe potuto rallentare.
Scendere a compromessi.
Diventare più conveniente, più diplomatico, più innocuo.
Sarebbe sopravvissuto.
Ma avrebbe tradito sé stesso.
E allora no:
scelse la verità.
Anche sapendo il prezzo.
“Gli uomini passano, le idee restano.”
E infatti eccoci qui.
Dopo anni.
Dopo il sangue.
Dopo il fango.
Dopo la paura.
Loro sono rimasti nella cronaca.
Lui è entrato nella coscienza.
Perché chi vive di immagine invecchia presto.
Chi vive di Principi Fondamentali diventa eterno.
Onore eterno a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Perché certe persone non muoiono davvero.
Diventano coscienza.
Diventano esempio.
Diventano quella voce silenziosa che, nei giorni più bui, ci ricorda ancora da che parte stare…
(Futuro Intelligente)


