ANGIOLA, F0GGIA: IL RIMPASTO DENTRO UNA MAGGIORANZA POLITICAMENTE IMPLOSA E SENZA NUMERI”

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Quello andato in scena a Foggia non è un rimpasto, ma l’ennesima certificazione di una maggioranza in crisi politica conclamata, ormai incapace di garantire perfino la propria presenza in aula.

Il dato più eloquente arriva dalla seduta consiliare: al primo appello è mancato il numero legale perché risultava assente l’intera maggioranza, ad eccezione del solo consigliere Frattulino. La seduta è stata quindi sospesa e rinviata di un’ora. Al rientro, però, la situazione si è ripetuta identica: ancora assenza del numero legale, determinata dalla mancata presenza di due consiglieri dei cosiddetti “decariani” e di due esponenti del Movimento 5 Stelle.

Non si tratta di un episodio isolato, ma della rappresentazione plastica di una maggioranza che non esiste più nei fatti, pur continuando formalmente a occupare le istituzioni.

In questo quadro, parlare di rimpasto è quasi un esercizio di auto-narrazione politica. Non c’è una linea di governo, non c’è una visione amministrativa, non c’è una direzione condivisa: c’è solo la rivendicazione di posizioni e incarichi tra gruppi frammentati, tenuti insieme da equilibri numerici instabili e convenienze contingenti.

Il Partito Democratico resta ancora una volta disatteso nelle proprie aspettative di rafforzamento, mentre il resto della maggioranza si muove come un mosaico scomposto: PSI in pressione costante, “decariani” determinanti e autonomi, gruppi civici che si attivano in base alle circostanze.

Ma il punto politicamente più grave resta un altro: l’assenza totale di qualsiasi valutazione di merito sull’azione amministrativa. Nessun bilancio sugli assessorati, nessuna assunzione di responsabilità, nessuna verifica dei risultati.

La verità è ormai evidente: questa maggioranza non governa, sopravvive.

Mi auguro che la Presidente del Consiglio si rechi immediatamente dal Prefetto, poiché il termine per l’approvazione del rendiconto risulta ormai ampiamente decorso.

È bene ricordare che il mancato rispetto dei termini per l’approvazione del rendiconto di gestione comporta effetti molto rilevanti e automatici sul piano amministrativo e finanziario. In primo luogo, si attiva la procedura di diffida da parte del Prefetto e, nei casi previsti dalla normativa, può arrivare fino allo scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell’art. 141 del TUEL, con contestuale nomina di un commissario straordinario.

Sul piano gestionale, fino all’approvazione del documento contabile è fatto divieto all’ente di procedere a nuove assunzioni, sia a tempo indeterminato che determinato o tramite forme flessibili di lavoro, con conseguente blocco operativo degli uffici.

Infine, fino all’approvazione del rendiconto, il Comune non può disporre liberamente delle quote vincolate o accantonate dell’avanzo di amministrazione, né delle risorse destinate agli investimenti, con un impatto diretto sulla capacità di programmazione e di spesa.

Il quadro è quindi duplice e preoccupante: una maggioranza politicamente paralizzata e un ente esposto a conseguenze amministrative e finanziarie significative.

Il rimpasto, in questo contesto, non cambia la sostanza: la fotografa soltanto.

Nunzio Angiola, consigliere comunale a Foggia, segretario provinciale del movimento Cambia.