L’IDROSCALO DI CAGNANO VARANO, PROPOSTA DI VALORIZZAZIONE

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Un atto politico lungimirante quello del sindaco di Cagnano Varano Claudio Costanzucci che ha chiesto di entrare in possesso dell’area dell’idroscalo a San Nicola Imbuti al fine di una valorizzazione di quel territorio. Quella zona è stata da sempre attenzionata da agenzie per villaggi turistici ed anche per gare sportive nel lago. Nella speranza che l’iniziativa del sindaco possa concludersi positivamente, ecco cosa scrive il sito Adcosilasciti.com.

“Quest’estate vado in Puglia”, un mood frequente negli ultimi anni che lascia presagire il lungo viaggio nell’assolato Tavoliere, spesso ancora più giù, oltre la Murgia…giù…giù..fino al Salento, sole mare e vento…taranta e discoteche.Ma si sa, “noi esploratori” siamo anticonformisti e quindi, nel viaggio immaginario verso lo stivale, poco dopo aver lasciato il Molise, ci addentriamo in quella strana, anomala e anonima montagna che vediamo ad est.  È il Gargano, a proposito di tacchi e stivali, lo sperone d’Italia.

Un lungo lago, poi il territorio inizia a deformarsi, si chiude e improvvisamente si apre uno scenario da spettacolo, un anfiteatro naturale sul Lago di Varano, il lago costiero più grande d’Italia, e forse anche il più sconosciuto. Proprio su questo lago si mossero i primi passi dell’aviazione militare italiana, prima ancora dell’istituzione della Regia Aeronautica. Era il 1915 e l’Italia era entrata in guerra. Tra le necessità quella di controllare le coste dalmate e quale luogo migliore del Gargano, lingua di terra addentrata nell’Adriatico, per un idroscalo militare, pur vicino alle Isole Tremiti e alla Pelagosa (allora ancora italiana)?

Ecco così che progettisti, militari “colonizzarono” quella porzione abbandonata di laguna, paludosa e mefitica ma strategica. 1000 anni prima i monaci benedettini costruirono nello stesso luogo una cella monastica, poi inglobata nell’idroscalo ma ancora prima longobardi e romani colsero la strategicità del luogo come via di comunicazione.

Un avvenimento di tale portata, in un Gargano ancora ottocentesco, fu un vero sconvolgimento. Frequenti i contatti con la popolazione locale, in particolare di Cagnano Varano, Carpino e Ischitella, allevatori e pescatori che ogni giorno vedevano librarsi magicamente nei cieli del Gargano questi rumorosi e giganti “apparecchi.”
A fasi alterne, con uno stop tra le due guerre, l’idroscalo si ingrandì dotandosi di servizi, finanche una chiesa. Ragioni di collegamento e approvvigionamento diedero impulso decisivo a interventi importanti come la costruzione delle foci mare-lago o ancora quello della tanto desiderata Ferrovia del Gargano, la prima linea totalmente elettrificata in Italia.

Infermeria, cucine, uffici, hangar, chiesa, alloggi, insomma, negli anni ’30 si trattava di una vera e propria nuova cittadella del Gargano con centinaia di militari e non sono pochi i racconti che parlano di grandiose feste notturne. Ma la storia dell’idroscalo è fatta anche di malaria e caduti, come Ivo Monti, aviere al quale verrà dedicato il complesso. Oggi alcune lapidi ricordano gli episodi nel cimitero di Cagnano Varano.
Finisce anche la seconda guerra e l’aviazione ha fatto passi da gigante, quella italiana no, l’idrovolante è ormai inadeguato per gli scopi militari, le portaerei sono il presente e il futuro.

Tra le carte degli archivi militari è spuntato di recente (grazie ad un workshop dell’Università Politecnica delle Marche) un progetto di trasformazione in chiave “guerra fredda”, poi accantonato. E così la base inizia a conoscere il tragico destino di abbandono e degrado.

Ricordo quella sensazione, quando da piccolo ci passavo tutti i giorni, tutte le estati, per andare a mare nella vicina località di Capojale e vedevo quegli edifici dal finestrino. Provavo una timida attrazione celata da timore reverenziale; poi, qualche anno dopo, bastò superare il ferro spinato per perdere ogni inibizione.

Atmosfera tetra e imperiale al tempo stesso, vandalizzata all’estremo, ancora zona militare ma interessata, in parte, dalla sdemanializzazione dei beni dello Stato.

Fichi e olivastri sono i nuovi abitanti, scrutano tutto dai tetti mentre le loro radici succhiano vita dagli edifici in pieno stile liberty. Come una vecchia signora resta elegante nei modi, seppur sofferente.
Facile trovarci vacche al pascolo, anche nella maestosa chiesa di Santa Barbara, o maestosi aironi (è un sito adatto al birdwatching autunno/inverno).

Una suggestione particolare la si prova arrivandoci in canoa, che l’esplorazione abbia inizio!

Domenico Seregio Antonacci

L’idroscalo militare sul Lago di Varano