LE API FANNO OLIO, ECCO PERCHE’

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La coltivazione bio degli oliveti favorisce la sopravvivenza delle api che impollinano i fiori da cui nascono le olive (e l’olio buono). Un circolo virtuoso a cui potete partecipare anche voi con Monini e LifeGate, grazie al progetto Le api fanno l’olio. Da qualche anno a questa parte gli esperti mondiali ci stanno mettendo in guardia dalla possibilità che le api si estinguano (negli Stati Uniti è a rischio un’ape su quattro e in Europa un’ape su dieci) e sulle sue conseguenze. Quella della scomparsa delle api è diventata oggi una minaccia reale che va fronteggiata con urgenza e con soluzioni concrete. Una di queste è l’agricoltura biologica, un metodo di coltivazione che preserva la fertilità del suolo e la genuinità dei suoi frutti, la biodiversità, l’ambiente e il lavoro di tanti insetti utili, la loro sopravvivenza e la nostra. Che sono indissolubilmente legate, da sempre.

Ma come è collegata l’esistenza delle api a quella degli uomini? E perché le api sono a rischio? Secondo le stime della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, delle 100 specie di colture che forniscono il 90 per cento di prodotti alimentari in tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api. Dunque niente più api significa niente più coltivazioni in grado di perpetuarsi e niente cibo per noi. Il paradosso è che la sindrome dello spopolamento degli alveari, come viene definito questo fenomeno, è causato in primis dai cambiamenti climatici e dall’utilizzo massiccio in agricoltura di pesticidi chimici di sintesi come i neonicotinoidi (diffusi specialmente nella coltivazione di mais) che agiscono sul sistema nervoso di insetti e parassiti. Analizzando la situazione in Italia, nel 2017 le gelate di aprile e la prolungata siccità estiva hanno messo a dura prova la sopravvivenza delle impollinatrici. E la prova più evidente è che la produzione di miele è crollata vertiginosamente: il Conapi, Consorzio nazionale apicoltori, ha parlato del 30 per cento in meno di miele d’acacia sul 2016 e del 20 per cento in meno di millefiori.

Un ambiente agricolo in cui le api possono vivere e prosperare è invece quello delle coltivazioni biologiche che non fanno uso di pesticidi tutelando in questo modo l’ambiente, gli impollinatori, la nostra salute e la nostra sopravvivenza. Secondo i dati Aiab, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, nei campi bio ci sono sette volte più api e bombi, cinque volte più farfalle, sette volte più merli, cinciallegre e scriccioli. I fiori crescono in quantità tre, quattro volte maggiori. Oltre a consumare meno energia ed emettere meno gas serra, l’agricoltura biologica funziona da serbatoio di carbonio perché ogni ettaro così coltivato ne assorbe 2,3 tonnellate all’anno.

Biologici sono gli oliveti di Monini che si trovano in Puglia nel cuore del Gargano: qui le piante non darebbero frutti se non ci fosse l’impollinazione del vento, ma soprattutto quella delle api, che sono attratte dal polline dei fiori degli olivi perché vi trovano la loro maggiore fonte proteica. Con la coltivazione biologica delle piante, Monini ha creato condizioni favorevoli alle api: aria pulita, niente inquinamento e nessuna sostanza chimica di sintesi. E in cambio le api fanno sì che i fiori si trasformino in olive da cui ricavare un olio prezioso, certificato biologico dalla prima oliva all’ultima goccia nel frantoio. Non è un caso se Matteo Maccarone dell’azienda locale Apicoltura Carpinese di Carpino (Fg) da anni predilige proprio i territori confinanti con Monini per godere della fondamentale sinergia che si crea tra api e oliveti biologici.

Da questa collaborazione è nata un’idea: grazie alla partnership tra Monini e LifeGate, che con il progetto Bee my Future è da anni impegnata nella salvaguardia delle api, verrà applicata sull’apiario di Carpino un’innovazione unica in Italia, ovvero il primo sistema non invasivo di biomonitoraggio per verificare lo stato di salute delle api e, tramite esso, anche quello dell’ambiente circostante, a sottolineare l’interdipendenza tra l’uno e l’altro e la stretta correlazione con la nostra sopravvivenza. I dati saranno disponibili e consultabili da chiunque su lifegate.it grazie a uno spazio dedicato.

Un concorso che fa bene alle api (ma anche al gusto e alla salute). Anche voi potete partecipare alla campagna: dal 1 marzo al 30 giugno 2018 per ogni bottiglia di olio Bios Monini acquistata contribuirete all’adozione di 50 api. L’azienda, infatti, senza aggiungere nulla al prezzo abituale, per ogni acquisto contribuirà concretamente a mantenere 50 api del Gargano per un anno. Registrandosi sul sito www.monini.com si otterrà anche un attestato di adozione da condividere con orgoglio sui social. Inoltre, inserendo i vostri dati e quelli dello scontrino di acquisto sul sito monini.com, potrete partecipare al concorso “Le api fanno l’olio” per vincere una fornitura annuale di olio Bios e il miele da apicoltura biologica delle “vostre” api in un vasetto personalizzato con il nome, tutto esclusivamente made in Puglia.

Regolamento completo su www.monini.com. (lifegate.it)