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L’articolo che segue non è altro che una mail firmata dal un lettore di Civico93 su fatti che accadono. Si è voluto parlare ai lettori in forma di racconto per meglio chiarirne il significato.

“Vi racconto una storia che è una delle tante che si raccontano in Italia ma anche nella nostra San Nicandro. Non si tratta di essere razzisti ma si vuole raccogliere lo sfogo di tanta gente che soffre perché non ce la fa a tirare a campare.

Vi voglio parlare del “bonus bebè” che viene dato alle famiglie in cui nasce un bambino. Tutto ok se non fosse per il fatto di abusi “legali” che si perpetrano ai danni delle casse dello Stato.

La vicenda riguarda extracomunitari dell’unione europea o, meglio, di donne che vengono in Italia per ricongiungimento ai familiari e chiedono la residenza e il permesso di soggiorno. Molte di queste donne partoriscono qualche mese dopo e, dopo la nascita del bambino, chiedono al comune dove hanno la residenza il codice fiscale del neonato per poi fare richiesta del “bonus bebè” all’Inps e ricevere mensilmente il relativo contributo di 160 euro. La cosa più stravagante è che sia la donna che il bambino ritornano nel proprio paese di origine dopo l’apertura di un conto corrente bancario in cui farsi accreditare il contributo dell’Inps. A questo punto l’iter è terminato perché la donna preleva quanto accreditato mensilmente dall’Inps mediante la sua carta di credito. Tutto questo per il periodo dei benefici della legge”.

Alla fine il lettore che ci ha inviato la mail chiede a Civico93 se è giunto o no?

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