TRA STORIA&LEGGENDA: “VICO DEL GARGANO E IL…DITO DI SAN VALENTINO”

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A Vico il martire, patrono per contratto, protegge gli agrumi dalle calamità naturali. Ad imporre il “martire” alla popolazione fu il marchese Spinelli che, nell’occasione donò alla cittadinanza le reliquie e un mezzobusto ligneo raffigurante il santo latino. Fino a quell’anno il patrono era San Norberto di Xanten (fondatore dei canonici regolari di Prémontré ed evangelizzatore di slavi), festeggiato l’11 giugno. “E’ un caso singolare di preferenza di un santo invernale a un santo estivo in funzione dell’economia più redditizia del paese, ovvero la coltura degli agrumi” argomenta il professor Giovanni Battista Bronzini.

L’adozione in loco di San Valentino, infatti, discende da una motivazione squisitamente politica: il bisogno dei ceti emergenti di un maggior controllo sulla rinnovata situazione economica e sociale. Anche l’antropologia, però, fa la sua parte. San Norberto non riusciva a suscitare l’indispensabile devozione popolare nel momento del bisogno che esigeva l’appello propiziatorio al santo d’inverno, quando le gelate mettevano in forse il raccolto agrumario. Il sistema calendariale stabilito da Papa Gregorio XII nel 1582, rivela una trama attraverso la quale le classi dominanti regolavano le attività e le energie umane delle plebi.

La ricorrenza celebrativa vichese di San Valentino rientra a pieno titolo nel processo economico sotteso alla formazione dei patronati e al traffico di reliquie. Fenomeni che preannunciavano la grande guerra contadina: nel regno napoletano scosse gli ordinamenti feudali nel 1647-48 e finì repressa nel sangue. L’adozione pubblica – mediante strumento notarile (caso unico in Italia) – conta quattro secoli. A quel tempo in paese dimoravano poco meno di tremila anime e ben 60 ecclesiastici. Oggi i residenti sono circa 8 mila. La festa ha un arcaico sapore pagano e affonda le sue radici nelle culture agrarie indo-europee. I gesuiti plasmarono la festa pre-cristiana invernale di morte e rinascita dei campi: atteggiamento che induceva le moltitudini a cercare sicurezza e speranza nell’accettazione di un potere sovrannaturale.

Culto popolare – Economia, politica ed antropologia a braccetto: il movimento ascensionale per le vie del borgo -ricolmo di arance- è solcato da processioni laiche di confraternite che avanzano con il santo verso la “coppa” (collina) del Carmine. Qui viene impartita la benedizione religiosa ai sottostanti giardini d’agrumi e agli alberi d’alloro della “Vascianza (luoghi vicini al mare).

Il dito di san Valentino è un indice meteorologico: rivolto in basso indica rovinosi presagi per gli alberi dalle foglie lucenti. La processione del santo protettore -adornato nella chiesa madre di arance- ripete l’arcaico schema simbolico-rituale del primaverile matrimonio degli alberi che si ri-generano. Un tempo l’intermediario divino regolamentava perfino i contratti di vendita degli agrumi. Annotava un secolo fa lo storico vichese Giuseppe del Viscio: «se la valutazione si fa prima del 14 febbraio il proprietario è obbligato ad abbonare al negoziante il 10 per cento sulla quantità della frutta risultante dalla stima; se dopo quel giorno non si dà percentuale di sorta». (vicoinfoeventi)

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