NOTIZIE DALL’ITALIA. RINVIATO IL CONSIGLIO DEI MINISTRI SUL REDDITO DI CITTADINANZA. COSA PUO’ SUCCEDERE?

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Chi l’ha visto il decreto sul reddito di cittadinanza? Programmato inizialmente per il consiglio dei Ministri del 10 gennaio (che c’è stato, ma con all’ordine del giorno altri temi), poi ipotizzato per il giorno successivo, infine slittato di una settimana. Almeno. La motivazione ufficiale l’ha data il presidente del Consiglio Conte definendolo non una promessa elettorale ma il manifesto di questo governo: «Le ragioni del differimento del reddito di cittadinanza stanno nel fatto che vogliamo fare le cose per bene».

Conte ha citato la Ragioneria di Stato, dicendo che sta esaminando i provvedimenti simbolo del governo gialloverde, reddito di cittadinanza e Quota 100. Lo slittamento del consiglio dei Ministri potrebbe però mettere a rischio la partenza delle due misure dal 1 aprile, visto che il decreto deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni.

Il testo definitivo dei due decreti attuativi doveva essere trasmesso dall’ufficio legislativo alla presidenza del Consiglio dei Ministri entro il 7 gennaio

La tensione all’interno dell’Esecutivo, culminata con il caso dei migranti a bordo delle navi Ong tedesche davanti a Malta, non ha però agevolato lo sprint finale: pochi giorni fa Salvini, dopo avere visto l’ultima bozza del testo, aveva chiesto spiegazioni all’alleato di governo sul fondo per i disabili: «Nel reddito di cittadinanza mi aspetto che ci siano i sostegni ai disabili e alle famiglie numerose, che vanno premiate». Concetto ribadito più volte.

Serve un sistema integrato (espressione usata proprio dal premier Conte) per fare partire il reddito di cittadinanza e condividere i dati degli utenti: l’Inps dovrà trasmettere ad esempio le informazioni sulle persone disoccupate ai centri per l’impiego e le agenzie del lavoro accreditate. Secondo le ultime indiscrezioni (in attesa del testo definitivo) i nuclei familiari con persone disoccupate a seguito di dimissioni volontarie, sarebbero escluse per 12 mesi dal reddito di cittadinanza. Poi bisogna gestire il passaggio dal reddito di inclusione (introdotto dal governo Renzi e confermato dal governo Conte con un finanziamento almeno per la prima parte del 2019) al reddito di cittadinanza e ovviamente fare stampare le tessere per potere prelevare i contanti. E per questo, servirà una gara d’appalto o un affidamento diretto a Poste Italiane (come ipotizzato dal vice-premier Di Maio). (Open – Francesca Martelli)

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