MANOVRA, LA CONSULTA RESPINGE IL RICORSO DEL PD

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La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile “il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, sollevato da 37 senatori” del Partito Democratico durante l’approvazione della manovra al Senato.

Il ricorso era stato presentato il 28 dicembre, durante i giorni di discussione della legge di Bilancio caratterizzati da un dibattito in aula pieno di rinvii e proteste. “Avevamo fatto una proposta, rispettosa dei tempi, per conoscere il maxiemendamento, ma c’è stata la volontà precisa di impedire al Parlamento di conoscere cosa si stesse votando”, aveva detto il capogruppo del Pd Andrea Marcucci.

La Consulta ha però stabilito che la contrazione dei lavori in aula “è stata “determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali”. Pur riconoscendo un’anomalia nella compressione della discussione parlamentare, non ha riscontrato nelle violazioni denunciate dai senatori Pd “quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento”.

Anche il presidente della Repubblica Mattarella, nel discorso di fine anno in diretta televisiva, aveva sottolineato la necessità di un’attenta verifica dei contenuti della manovra, vista “la grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali”. La sentenza della Corte Costituzionale aggiunge però un elemento per il futuro: per le prossime leggi, modalità di decisione e approvazione “che comportino forti e gravi compressioni dei tempi di discussione dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità”. (open)

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