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In questi giorni si parla tanto della opportunità o meno della cosiddetta “Via della Seta” sostenuta soprattutto da Di Maio, un pò meno da Salvini, più prudente.
Sostanzialmente Pechino è pronta a mobilitare almeno 1000 miliardi di dollari nella Belt e Road Infrastructure più nota come la Via della Seta, che ha l’obiettivo di unire attorno alla Cina l’intera Asia e collegarla con l’Europa attraverso strade, ponti, ferrovie, gasdotti e oleodotti e una via logistica sulle vie dell’acqua con porti ed infrastrutture collegate negli oceani Pacifico e Indiano e nel Mediterraneo, sulle rotte delle sue merci e dei suoi interessi politici. Pechino entra con i suoi capitali nelle grandi opere europee. Il punto di arrivo più significativo in Europa al momento è in Germania, a Duisburg, dove arrivano circa 30 treni cinesi la settimana carichi di container, trasportando prodotti che vengono venduti in tutta Europa.
Senza sarcasmo, fa un pò sorridere Di Maio quando dice che si auspica la spesa di un paio di miliardi di euro nel commercio grazie al bancomat che gli italiani riceveranno dal reddito di cittadinanza, mentre il fatturato dei prodotti cinesi in Italia nel 2018 ammonta a circa 30 miliardi di euro!! Il Governo discute sulle opere pubbliche di cui eventualmente bloccarne i lavori e il gruppo di stato cinese Cosco controlla il 40% del porto di Vado Ligure, terminale per container ed è interessato anche alla costruzione di un nuovo molo al porto di Trieste. Così come i lavori iniziati in Serbia per la ferrovia, i porti in Lettonia e di Valencia e Bilbao.
Intendiamoci. Che le proposte cinesi possano essere opportunità di business è fuori discussione, ma di sicuro cambierà la geopolitica. Condivido, cioè, la tesi che il Progetto di Pechino sulla Via della Seta non è solo commerciale, anche perchè a nessuna azienda europea, al momento, è concesso di investire in una azienda di stato cinese ed è per questo che Pechino non tratta con l’UE ma direttamente con ogni singolo capitale o Paese. Non è un caso che nella primavera del 2017, in una lettera, 27 ambasciatori europei a Pechino hanno sottolineato che “la via della seta va contro il programma europeo perchè favorisce le grandi imprese cinesi “. Era assente solamente l’ambasciatore ungherese.
Non è che il Governo sta combattendo gli immigrati sbagliati?
Una notte, un programma televisivo sky intitolava “l’isola che non c’è” poichè d’improvviso nel mezzo dell’oceano spunta un’isola. Si pensava fosse vulcanica data la sua repentina crescita o di chi sa quale altra causa naturale. Alla fine si scopre che si trattava, anzi si tratta, di un’isola artificiale, di proprietà di Pechino, che attualmente rappresenta il porto aereo – navale militare più grande del mondo.(foto:quotidianonet)(mail firmata)
un cittadino

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